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Il vertice di Sharm El-Sheikh tra Sharon e Abbas è stato acclamato dai media occidentali come l’inizio di una nuova era.
Siamo al culmine dell’ondata di ottimismo che è stata generata dalla morte di Arafat. Negli ultimi quattro anni, la leadership israeliana ha indicato Arafat come principale ostacolo per la pace. Facendo propria la prospettiva israeliana, il mondo dei media crede che la sua morte possa dare nuovo impulso al processo di pace. A ciò, nel mondo dei media, si affianca l’idea che Israele sia finalmente guidato da un uomo di pace, Sharon, che avrà avuto qualche problema in passato, così va la storia, ma che ha cambiato pelle e ora sta guidando Israele attraverso dolorose concessioni.

Qui c’è il lungo, puntiglioso e documentatissimo articolo di Tanya Reinhart, estratto da un capitolo che va ad aggiornare il suo libro Israel/Palestine: How to End the War of 1948.

Quello che sta succedendo, in realtà, è che “quando arriverà la prossima esplosione, gli israeliani verranno convinti che, di nuovo, loro le hanno tentate tutte ma i palestinesi hanno fallito“.

Guardate: qui non si tratta di mere opinioni né di non volere la pace perchè ideologicamente innamorati di chissà cosa.
Qui si tratta di avvisare, più che altro: ci stanno prendendo in giro.
Si lavora per la pace molto di più smascherando questi meccanismi che cascandoci dentro. E, da questo punto di vista, Tanya Reinhart è una delle non numerosissime figure pubbliche di cui Israele può andare, al momento, profondamente fiero.

Curiosità: la Reinhart è una linguista, come Chomsky, e si occupa del linguaggio dei media, come Said. In quest’epoca di manipolazione del linguaggio e della realtà, la vera resistenza umana la faranno – sono in grado di farla – i linguisti?