“Sono in Iraq dalla fine di gennaio, per testimoniare la situazione di questo popolo, che muore ogni giorno, migliaia di persone sono in prigione, bambini, vecchi, le donne sono violentate e la gente muore ovunque, per strada, non ha più niente da mangiare, non ha più elettricità, non ha acqua.” [Giuliana Sgrena, oggi]
Oggi si alza una barriera, oggi si mostra in tutto il suo splendore agghiacciante uno spartiacque: chiunque oggi non abbia i coglioni, il tempo, il coraggio, la decenza – perdio, sì, la decenza – di far passare l’appello di Giuliana Sgrena è un impostore. E ho voluto dirlo a te e dirlo qui: hanno ventiquattro ore di tempo, questi “comunicatori”, celebri o sconosciuti, per mostrarmi che hanno una coscienza: chi oggi tace, chi oggi non racconta la storia di Giuliana Sgrena, io lo metterò in archivio alla voce: idiota, nel senso più ellenico del termine. Voglio che tu lo sappia, Roquentin. Io e te discutiamo spesso della coerenza e dei molti, strani modi attraverso cui passa la rispettabilità degli altri, la loro credibilità. Io ti dico che ci sono momenti storici in cui la credibilità di chi scrive, o semplicemente di chi vive nel mondo, è rivelata, è pragmatica, ed è a senso unico: oggi è uno di quei momenti. L’appello di Giuliana Sgrena, o la stupidità accomodante: non c’è che questa scelta, oggi, e io la mia l’ho fatta. [Babsi a Roquentin]
C’è qualcosa che io possa aggiungere?
Forse sì: che ti invidio le energie e le energie sono, credo, legate alla prospettiva di futuro. Alla speranza, in ultima analisi.
Tu fai appello al senso morale di un mondo che non ne ha, di senso morale. A che serve fare passare l’appello di Giuliana Sgrena? Cosa ha di diverso da tanti appelli uguali, in cosa si differenzia la sua sofferenza da quella di ogni singola vittima di questa guerra?
Siamo un paese stupido che ritroverà la moralità smarrita solo e soltanto se si farà male, quanto più male è possibile. Se, “Dio non voglia” per dirla con Cardini, avrà ciò che merita.
Che si faccia male una giornalista del Manifesto è assolutamente ininfluente, credo che tu lo sappia.
E cosa si fa, allora? Esercizio di testimonianza, pubblica presa di distanza dallo schifo, schiaffeggiamento degli ignavi che, ahimè, sono parecchio più resistenti di mille te e mille me messe insieme?
Sembrano statici, quelli, ma ti consumano, una goccia dopo l’altra.
E’ da settimane che vorrei concentrarmi su una faccenda di bambini (bambini, bambini, bambini) prigionieri nelle carceri israeliane e non ci riesco.
Perchè è una faccenda che va affrontata con “i toni giusti”, quando il mio unico istinto è quello di spaccare qualche faccia. Quando è giusto, avere come unico istinto quello di spaccare facce.
Solo che non serve, questo mio istinto.
Quello che è ragionevole fare è scrivere tanti post carini, parlare del mio buffo dentista e della volta che mi hanno depilato a tradimento e, grazie a questo, avere qualche lettore in più rispetto ai tre che già la pensano come me, a cui il Medio Oriente interessa comunque e, di conseguenza, ciò che io potrei scrivere lo sanno già.
Scrivere per gli altri, dunque: per chi ci incappa, in questo blog, e ci si trattiene per spensieratezza. E fargliela scivolare tra un dentista e una depilazione, la faccia di una bambina torturata, di un vecchio in prigione, della gente che muore per strada.
Poco, non troppo. Altrimenti diventi un luogo di sofferenza e sparisci, ti ritrovi tu e quelli che ci starebbero male comunque, su queste cose, e diventi inoffensiva, entri nella categoria degli “estremisti” tout court o dei buonissimi da leggere a Natale e hai chiuso. Sei inoffensiva, appunto.
Capiscimi, io non ho strategie diaboliche: mi limito a constatare, a posteriori, che il mio blog ha funzionato per questo, fino ad ora. Perchè, quando ho iniziato, c’era la gente che cadeva dalle nuvole nell’apprendere che un arabo poteva farti ridere, poteva accoglierti, poteva essere tenero, buffo, struggente, orgoglioso, in gamba o pasticcione e, comunque, umano. I morti, i torturati, sono sempre gli altri. Ma se un arabo ride, mangia un panino e fa i compiti in classe, allora è uno di noi. E questo è quanto.
Poi, certo, muoiono anche, e sono aggrediti, invasi, torturati, umiliati e privati del futuro. E, ovviamente, io sono antisemita se ne parlo o, nel migliore dei casi, ho un brutto carattere perchè quando ne parlo mi ci incazzo pure. Hai un brutto carattere anche tu, per caso? Credo che sia un classico, per le donne. Qua fai la fine di Frances Farmer, se non ti stai accuorta.
Ma è un buon segno, la gente che si incazza, a saperla sopportare.
Vuole dire che le “minchiate del quotidiano” di cui parli e a cui qui ci si dedica in abbondanza hanno una loro carica offensiva.
Giuliana Sgrena, dicevamo.
Tre persone ci perderanno il sonno, quattro verranno prese dalla sindrome Moro come tanti topolini che reagiscono sempre allo stesso stimolo (“Non cediamo ai ricatti!” “Ma scusa, guarda che quelli che sono andati lì con le armi in pugno siamo noi.” “Non fa niente! Non cediamo lo stesso!”) e le tre rimanenti, diciamocelo, ci godranno anche un po’. La gente non sta granché bene con la testa, di questi tempi.
Sai cosa potrebbe influire un po’ sulla nostra opinione pubblica? Non la Sgrena. L’Iraq come era prima. Prima dell’embargo, dico. Prima che uccidessimo mezzo milione di bambini perché “ne valeva la pena”. L’Iraq con gli ospedali migliori del Medio Oriente, le università funzionanti, le donne al lavoro, i cristiani tranquillamente integrati e gli arabi dei paesi circostanti che andavano lì a cercare fortuna.
Il “prima” e il “dopo” a confronto, come si fa per pubblicizzare le diete. In questo caso, per pubblicizzare la nostra politica in Medio Oriente. Forse, con un po’ di informazione così, la gente comincerebbe a capirlo, come mai gli stiamo sul culo, a ‘sti iracheni. Magari qualcuno si illumina e comincia a spiegarselo, come mai gli viene voglia di spararci.
Ma poi non è vero, non servirebbe neanche questo.
Perchè, e qui sta la chiave della questione, il mondo arabo è fottuto, consentimi l’espressione che rende con maggiore esattezza il mio pensiero.
Non esiste che chi ha la forza e gli strumenti per annichilirti come meglio crede traendone vantaggi, rinunci a farlo per etica, per bontà. Non esiste proprio.
Gli arabi sono, da tempo, le nostre vittime predestinate perchè ci conviene, punto e basta. O, almeno, crediamo che ci convenga.
Noi, quindi, annichiliremo militarmente quelli forti e recalcitranti. Soffocheremo quelli recalcitranti ma deboli, rendendogli la vita talmente inumana da farli impazzire, così poi sparargli sembrerà quasi un’eutanasia.
Osserveremo la maggioranza di loro mentre, come tante farfalle impazzite, cercheranno “soluzioni politiche” sempre più improbabili e fallimentari (e sempre più manovrate dall’esterno) fino ad esaurirsi del tutto.
E poi, a farci da camerieri. I più buoni tra loro faranno gli Zio Tom del terzo millennio.
Io, con tutta la buona volontà, non vedo nessun futuro alternativo a questo.
Mi concedo, stando qui, l’impagabile lusso di non averli sotto agli occhi, i mostri del “Non cederemo ai ricatti!”. C’è chi aspira, nella vita, a mediocrissime limousine o, chessò, a comprarsi un aereo o un transatlantico. Considero il privilegio che mi sono cercata io ben più raffinato e prezioso e, nel disastro generale, mi godo egoisticamente la mia sconsolata fortuna.
Poi, siccome sono umana e la voglia di avere qualche speranza ce l’ho anch’io, faccio la mia parte e le segnalo anche qui, le parole di Giuliana Sgrena. Come se esistesse davvero un piccolo movimento di cui fare parte, come se veramente ci fosse qualcuno capace di cambiare qualcosa se solo ci si desse un po’ da fare.
E, siccome è giusto farlo, affronterò la questione di quei bambini sparpagliati, sotto forma di fogli, sul mio letto da due settimane.
Ma è un trascinarsi, sai?
Un trascinarsi imbevuto, tanto per alleggerirlo, di una certa solitudine esistenziale. Perché, e su questo non ho proprio dubbi, se ci fosse un padreterno ci fulminerebbe tutti.

Nulla ? inesorabile. Siamo tutti colpevoli, finch? taciamo, finch? ci asteniamo, finch? non votiamo.
Oggi quell’appello ci invita a prendere parola. Ed ? il momento di ribadire, forte e chiaro, che l’Italia ? in Iraq in violazione della nostra costituzione. Che l’Italia ? in Iraq da fuorilegge. Non ? il Male assoluto; ma ? il diritto, la legalit?,che va ripristinata.
La giornalista del manifesto morir?, come Baldoni. Non c’? speranza, per lei, e morir? perch? ? il Governo, che la vuole morta: politicamente – per quella piccola, miope cosuccia che ? ormai la politica italiana – ? l’opzione migliore.
Trascrivo quanto oggi ho scritto nel mio blog pubblicando l’appello di Giuliana Sgrena, convinta che qualche cosa si deve fare, ma cosa?
Forse occuparci dei bambini, come tu proponi, come lei faceva e nei limiti del possibile non unirci a chi ha oscurato la voce di Giuliana insieme a tante altre.
augusta
I quotidiani traboccano del testo dell?appello di Giuliana Sgrena e delle immagini che lei ha chiesto di far vedere.
Su Il Corriere della sera (on line evidentemente) sono anche accompagnate da un ampio commento.
Pubblico qui sotto l?appello di Giuliana come l?ho ripreso da La Stampa.
Non dimentico che in Italia nulla era apparso in passato di ci? che lei scriveva, delle immagini che inviava.
Allora era oscurata la sua voce, come tante altre voci, come oggi ? oscurata lei.
Il Corriere che ora le d? uno spazio importante aveva fatto delle parole di odio volgare scritte da un?altra donna un?operazione commerciale e insieme uno strumento di propaganda: un libello a prezzi stracciati.
Giuliana non aveva spazi ampi (se non, evidentemente, su Il Manifesto) per dirci ci? che vedeva e darci testimonianza della sua corretta professionalit?.
L?ascolto della sua voce ? possibile solo ora che la sua vita ? a rischio.
Ma nonostante tutto questo molti, troppi temo, nel suo messaggio vedono solo il suo dolore, la sua paura (e qualcuno si permette l?ignobile lusso di giustificarla. Perch? non dovrebbe averne?) e non sanno capire il senso profondo dell?appello: Giuliana lega la sua disperazione a quella di un popolo di cui si ? fatta testimone. augusta
Insomma Lia il mondo occidentale continuera’ comunque a tenere gli occhi chiusi, non so se volontariamente o meno, e gli arabi continueranno ad essere sempre loro i “violenti estremisti che si meritano quello che gli succede” anche grazie ai vari “media” che comunque vogliono che cosi’ sia………….
Leggi questa frase che prova benissimo quello che ho citato sopra, il sito e’ appunto americano:
“Foreigners and Israelis continually lecture Palestinians that they must use nonviolent means to gain their freedom from Israeli’s military occupation.”
Tratto da http://www.americantaskforce.org/
Ma come possono essere non violenti se tutte le ingiustizie subite hanno portato questo popolo alla pazzia, non che io sia in favore della violenza,per niente ma sono loro i veri “violenti terroristi o chi?
NO COMMENT
saggia come sempre, lia.
L'Indignato
D? qualcosa.
“Sono in Iraq dalla fine di gennaio, per testimoniare la situazione di questo popolo, che muore ogni giorno, migliaia di persone sono in prigione, bambini, vecchi, le donne sono violentate e la gente muore ovunque, per strada, non ha pi?…
Non so se pubblicher? nel mio blog l’appello di Giuliana, perch? mi sono dato la regola di non parlare d’attualit?/politica. Per? senza dubbio una riflessione su quello che stiamo facendo al mondo arabo tradendo i nostri stessi princ?pi, io credo che vada fatta. Ovviamente ci sar? chi mi ricorder? cosa il mondo arabo ha fatto a noi e che la guerra all’Iraq scaturisce dall’11 settembre e c’erano le armi e preferivi Saddam e sei filoterrorista perch? sei contro Bush e sei antisemita e bla bla blaaa. S?. Sono un patetico ed imbelle pacifista. Sai, Lia, ultimamente, a leggere i giornali e sentire i politici italiani (anche quelli di sinistra che non siano Bertinotti o Pecoraro Scanio), pare sia una cosa di cui vergognarsi. Un traditore della patria (la mia?) che se ne frega degli iraqeni perch? non gli manderebbe i soldati a tirare loro le caramelle dal carro armato.
S?s?. Credo che una riflessione vada fatta.
La penso come te ma spero ugualmente che ti sbagli. Comunque sia, testimoniare, protestare, manifestare, lottare, morire per la speranza di un mondo migliore rimane comunque un dovere. Morale. Secondo me.
Invece di scrivere vili calunnie su presunti bambini palestinesi in carceri Israeliane, ci dica cosa ne pensa dell’Autorit? Palestinese che condanna a MORTE tre presunti collaboratori:
Feb. 16, 2005 22:20 | Updated Feb. 17, 2005 8:04
Abbas okays ‘collaborator’ executions
By KHALED ABU TOAMEH
In the first decision of its kind since he succeeded Yasser Arafat, Palestinian Authority Chairman Mahmoud Abbas has ratified death sentences against three Palestinians found guilty of “collaboration” with Israel.
It is not clear when the three men, whose identities were not revealed, will be executed by firing squad.
However, senior PA officials told The Jerusalem Post that the three were Gaza Strip residents who had been convicted of “high treason” for tipping off Israeli security forces about the whereabouts of wanted gunmen.
Sakher Bsaisso, a senior Fatah official who also serves as PA governor of the northern Gaza Strip, confirmed on Wednesday that Abbas had authorized death sentences against three alleged “collaborators.”
Bsaisso said the three had been convicted of assisting Israel in the assassination of a number of Palestinian activists in the Gaza Strip over the past four years, but refused to elaborate.
He said Abbas also approved death sentences passed against scores of Palestinians found guilty of criminally motivated murders.
Bsaisso said Abbas’s decision to carry out the death sentences came after PA mufti Sheikh Ikrimah Sabri authorized the executions as required by law.
At least 51 Palestinians are on death row, including several suspected “collaborators.” Under pressure to crack down on an upsurge in crime and anarchy in PA-controlled areas, Abbas earlier this month instructed the mufti to quickly review the cases of the convicts so that the executions may be carried out as soon as possible.
Most of the death sentences were issued by the controversial “state security” courts in the Gaza Strip, which were dismantled two years ago after drawing sharp criticism from Palestinian human rights organizations and reformists.
Since then, the defendants have been put on trial before a special “court of criminal assize,” which has also been issuing death sentences.
Bsaisso disclosed that Abbas had ordered the security forces to rearrest several convicted criminals who were released from prison for unknown reasons.
According to the Jerusalem-based Palestinian Human Rights Monitoring Group, 59 Palestinians have been sentenced to death by various PA courts since 1995. The first executions took place in August 1998, when two convicted murderers were brought before a firing squad in Gaza City.
Since the beginning of the intifada in September 2000, another nine Palestinians have been sentenced to death for “collaborating” with Israel, including a human rights activist from Rafah. Many others have received sentences ranging from three to 20 years in prison.
According to Amnesty International, some of the defendants were sentenced to death by firing squad after an unfair trial.
“The trials, before the State Security Court in Gaza, took place in a single sitting in the evening, during which they did have some access to lawyers. Amnesty International has previously condemned trials by the State Security Court as being grossly unfair. Trials are often summary, taking place before military judges, and there is no right of appeal,” the group said in a statement.
“People convicted of ‘collaboration’ with Israel face extremely harsh treatment. Two were executed in January 2001. Amnesty International delegates were told that the Palestinian Authority had promised the European Union not to carry out any further executions. However, according to reports, at least 28 alleged collaborators have been killed by armed Palestinians in 2002.”
Delle “vili calunnie” di cui parli Lia ha pi? volte citato le fonti.
E poi, sinceramente, le risposte in stile “anche loro sono cattivi” non sono un modo di argomentare, bens? un diffuso modo di evitarlo.
Quale ? l’istinto umano prevalente? La sottomissione al potente e la violenza verso chi sta sotto. Questa ? l’ottica nella quale si dovrebbero osservare gli avvenimenti geopolitici.
A meno di non vivere in una grotta le persone lo capiscono tutto questo ma, per omaggio al padrone , ripetono felici le tesi della propaganda. Era cosi prima, adesso e lo sar? in futuro. Sotto qualsiasi padrone.
Paolo's Weblog.
Ecco, per esempio
Leggetevi questo post di Lia , ? un po’ lungo ma merita.
ho un brutto carattere.
solo una cosa, lia: io ti leggo perche’ ho bisogno di ridere quando penso al medio oriente e agli enormi problemi che deve affrontare. continuo ad allargare la conoscenza dei fatti, ma la cosa piu’ importante di cui ho bisogno di ricordarmi e’ che solo “una risata li seppellira’”. certe cose vanno rese impensabili. lo dicono anche i linguisti…
F: leggiamo e scriviamo per gli stessi motivi, mi sa. :)
ilpaesechenonc'e'
Senza Parole.
Senza Parole.
Sono arrivato al momento giusto, visto che si parla di seppellire con una risata… Chiss?, io non perdo la speranza. Intanto oggi andr?, formato famiglia, alla manifestazione per Giuliana, per tutti gli ostaggi, per il popolo irakeno, per me.
Bellissimo l’appello di Babsi. Poi, nell’attesa dei tuoni e fulmini celesti, sono con te per la – questione di quei bambini sparpagliati -.
Mauro
Manifesta anche per me, Mauro.
E vediamo che si riesce a combinare. :)