Da Iranians for Peace, preziosi suggerimenti per una liberazione efficiente ed efficace.
Grazie a Mirumir, sempre sulla notizia.
(P.S. Da residente al Cairo, non posso non notare che devono avere il nostro stesso fornitore di armi chimiche, laggiù.)

A proposito di Iran e di donne che sanno raccontare, segnalo lo splendido Persepolis di M.Satrapi.
http://www.randomhouse.com/pantheon/graphicnovels/persepolis.html
Si tratta della storia autobiografica di un’iraniana che vive il periodo della cacciata dello scia e dell’avvento della teocrazia. Il tutto condito dalle esperienze personali e dal confronto tra Europa ed Iran.
Essendo una storia a fumetti e’ anche adatto per chi di solito evita argomenti “pesanti”.
Io l’ho letto nella versione originale (francese), ed ora e’ stato tradotto anche in inglese e italiano.
Sono Hamida,sono musulmana e vivo felicemente a Tehran, spero che agli Americani non “venga in mente” di “liberarmi/ci” nello stesso modo descritto dall’articolo che vi giro! Khoda hafez.
Fallujah: finalmente la verit?
19 febbraio 2005
Il Dott. Salam Ismael lo scorso mese ha portato aiuti a Fallujah.
Questa ? la storia di come gli Stati Uniti hanno assassinato una citt?
ALL’INIZIO fu l’odore che mi colp?, un odore difficile da descrivere
e che non dimenticher? mai. Era l’odore della morte. Centinaia di
cadaveri che si stavano decomponendo nelle case, nei giardini e nelle
strade di Fallujah. I corpi marcivano dove erano caduti, corpi di
uomini, donne e bambini, molti per met? mangiati dai cani randagi.
Una ondata di odio aveva spazzato via due terzi della citt?,
distruggendo case e moschee, scuole ed ospedali. Era la tremenda e
spaventosa potenza dell’assalto militare degli USA.
I racconti che sentii nei due giorni successivi vivranno in me per
sempre. Voi potete pensare di sapere ci? che ? accaduto a Fallujah.
Ma la realt? ? peggiore di quanto forse potreste avere immaginato.
A Saqlawiya, uno degli improvvisati campi profughi che circondano
Fallujah, abbiamo trovato una vecchia di 17 anni. “Sono Hudda Fawzi
Salam Issawi del distretto di Jolan a Fallujah”, mi disse, “Cinque di
noi, compreso un vecchio vicino di 55 anni, quando ? cominciato
l’assedio sono rimasti intrappolati insieme nella nostra casa a
Fallujah.
“Il 9 novembre i marines americani sono arrivati alla nostra casa.
Mio padre ed il vicino andarono alla porta per incontrarli. Non
eravamo combattenti. Pensavamo di non avere nulla da temere. Sono
corsa in cucina per mettere il velo, dal momento che dovevano entrare
in casa degli uomini e sarebbe stato inopportuno farmi vedere a testa
scoperta.
“Questo mi ha salvato la vita. Appena mio padre ed il vicino si
avvicinarono alla porta gli americani aprirono il fuoco su di loro.
Morirono all’istante.
“Io e mio fratello di 13 anni ci nascondemmo in cucina, dietro al
frigorifero. I soldati entrarono nella casa e presero mia sorella
maggiore. La picchiarono. E quindi le spararono. Ma non videro me.
Appena se ne erano andati, ma non prima di avere distrutto i nostri
mobili ed avere rubato il denaro dalla tasca di mio padre”.
Hudda mi raccont? di come ha confortato la sorella morente leggendo
versi del Corano. Dopo quattro ore la sorella mor?. Per tre giorni
Hudda e suo fratello sono rimasti con i loro partenti assassinati. Ma
avevano sete e da mangiare avevano soltanto pochi datteri. Temevano
che i soldati sarebbero ritornati e decisero di provare a scappare
dalla citt?. Ma vennero individuati da un cecchino USA.
Hudda venne colpita ad una gamba, suo fratello correva ma fu colpito
alla schiena e mor? all’istante. “Mi preparai a morire”, mi
disse. “Ma fui trovata da una soldatessa americana che mi port?
all’ospedale”. Alla fine si ricongiunse ai membri sopravvissuti della
sua famiglia.
Trovai anche altri sopravvissuti di un’altra famiglia del distretto
di Jolan. Mi dissero che alla fine della seconda settimana di assedio
le truppe USA percorsero Jolan. La Guardia Nazionale irachena
utilizzava altoparlanti per chiedere alla gente di uscire dalle case
portando bandiere bianche, portando con se tutti i loro effetti
personali. Venne loro ordinato di raccogliersi fuori vicino alla
moschea di Jamah al-Furkan, nel centro della citt?.
Il 12 novembre Eyad Naji Latif ed otto membri della sua famiglia, uno
di loro un bambino di sei mesi, raccolsero i loro effetti personali e
camminarono in una unica fila, secondo le istruzioni, verso la
moschea.
Quando raggiunsero la strada principale all’esterno della moschea
udirono un grido, ma non riuscirono a capire cosa veniva gridato.
Eyad mi ha detto che poteva essere stato “ora” in inglese. Poi
iniziarono gli spari.
I soldati USA apparvero dai tetti delle case circostanti ed aprirono
il fuoco. Il padre di Eyad venne colpito al cuore e sua madre al
petto.
Morirono all’istante. Anche due dei fratelli di Eyad furono colpiti,
uno al petto ed uno al collo. Due delle donne vennero colpite, una ad
una mano e l’altra ad una gamba.
Quindi i cecchini uccisero la moglie di uno dei fratelli di Eyad.
Quando cadde, suo figlio di cinque anni corse da lei e rimase sopra
il suo corpo. Uccisero anche lui.
I sopravvissuti fecero ai soldati dei disperati appelli perch?
cessassero il fuoco.
Ma Eyad mi disse che ogni volta che uno di loro tentava di alzare una
bandiera bianca veniva colpito. Dopo diverse ore prov? di alzare il
braccio con la bandiera. Ma lo colpirono al braccio. Infine prov? ad
alzare la mano. Cos? lo colpirono alla mano.
I cinque sopravvissuti, compreso il bambino di sei mesi, stettero
distesi sulla strada per sette ore. Poi quattro di loro strisciarono
fino alla casa pi? vicina per trovare riparo.
Il mattino successivo anche il fratello che era stato colpito al
collo riusc? a strisciare verso la salvezza. Rimasero tutti nella
casa per otto giorni, sopravvivendo di radici e di una tazza d’acqua
che avevano risparmiato per il bambino.
L’ottavo giorno furono scoperti da alcuni membri della Guardia
Nazionale irachena e portati in ospedale a Fallujah. Essi sentirono
che gli americani arrestavano tutti gli uomini giovani, cos? la
famiglia fugg? dall’ospedale e ottenne finalmente delle cure in una
citt? vicina.
Essi non sanno in dettagli cosa accadde alle altre famiglie che erano
andate verso la moschea come ordinato. Ma mi dissero che la strada
era bagnata di sangue.
Ero arrivato a Fallujah in gennaio come parte di un convoglio di
aiuti umanitari finanziato da donazioni britanniche.
Il nostro piccolo convoglio di camion e pulmini portava 15 tonnellate
di farina, otto tonnellate di riso, medicinali e 900 capi di
vestiario per gli orfani. Sapevamo che migliaia di profughi erano
accampati in condizioni terribili in quattro campi alla periferia
della citt?.
L? sentimmo racconti di famiglie uccise nelle loro case, di feriti
trascinati in strada ed investiti con i carri armati, di un container
con dentro i corpi di 481 civili, di assassinio premeditato,
saccheggio ed atti di ferocia e crudelt? che superano ogni
immaginazione.
Per tale motivo decidemmo di entrare a Fallujah a investigare. Quando
entrammo in citt? quasi non riconoscevo il posto dove avevo lavorato
come medico nell’aprile del 2004, durante il primo assedio.
Trovammo persone che vagavano come fantasmi tra le rovine. Alcuni
cercavano i corpi dei parenti. Altri cercavano di recuperare dalle
case distrutte alcuni dei loro beni.
Qua e l?, piccoli gruppi di persone facevano la coda per carburante o
cibo. In una coda alcuni sopravvissuti lottavano per una coperta.
Ricordo di essere stato avvicinato da un’anziana donna, i suoi occhi
gonfi di lacrime. Mi afferr? per il braccio e mi raccont? di come la
sua casa era stata colpita da una bomba USA durante un’incursione
aerea. Il soffitt? crollo sul figlio di 19 anni, tagliandogli
entrambe le gambe.
Non pot? ottenere aiuto. Non poteva andare in strada perch? gli
americani avevano postato cecchini sui tetti ed uccidevano chiunque
si avventurasse fuori, anche di notte.
Fece del suo meglio per fermare l’emorragia, ma fu inutile. Rimase
con lui, il suo unico figlio, finch? questi mor?. Ci vollero quattro
ore perch? morisse.
Il principale ospedale di Fallujah fu preso dalle truppe USA nei
primi giorni dell’assedio. L’altra sola clinica, la Hey Nazzal, venne
colpita due volte dai missili USA. I suoi medicinali e l’attrezzatura
medica vennero tutti distrutti.
Non c’erano ambulanze, le due ambulanze che venivano ad aiutare i
feriti furono colpite e distrutte dalle truppe USA.
Abbiamo visitato case del distretto di Jolan, un’area povera di
lavoratori nella parte nord occidentale della citt? che era stata il
centro della resistenza durante l’assedio di aprile.
Sembrava che questo quartiere fosse stato scelto per la punizione
durante il secondo assedio. Ci spostavamo di casa in casa, scoprendo
famiglie morte nei loro letti, o abbattute in soggiorno o in cucina.
Tutte le case avevano i mobili fracassati ed i beni sparpagliati.
In alcuni posti trovammo corpi di combattenti, vestiti in nero e con
le cartucciere.
Ma, nella maggior parte delle case, i corpi erano di civili. Molti
erano in vestaglia, molte delle donne non avevano il velo, il che
significa che nella casa non vi erano altri uomini che quelli della
famiglia. Non vi era nessuna arma, nessun bossolo.
Ci divenne chiaro che eravamo testimoni delle conseguenze di un
massacro, il macello a sangue freddo di civili inermi ed indifesi.
Nessuno sa quanti sono morti. Ora le forze d’occupazione spianano i
quartieri con i bulldozer per coprire il loro crimine. Ci? che ?
accaduto a Fallujah ? stato un atto di barbarie. La verit? deve
essere raccontata al mondo intero.
Assieme a questo articolo si dovrebbero leggere i seguenti:
Eyewitness in Fallujah
http://www.socialistworker.co.uk/article.php4?article_id=5892
Sorrow and fury as the dead are buried in Fallujah
http://www.socialistworker.co.uk/article.php4?article_id=5885
Fallujah timeline
http://www.socialistworker.co.uk/article.php4?article_id=5886
To show the reality is also a form of resistance
http://www.socialistworker.co.uk/article.php4?article_id=5893
Fallujah: the truth at last
http://www.socialistworker.co.uk/article.php4?article_id=5891
Il video che accompagna questo rapporto si trova nel sito Information
Clearing House:
http://www.informationclearinghouse.info/article8076.htm
The Legacy of Fallujah, video features Dr Salam Ismael
Attualmente il governo britannico rifiuta al Dott. Salam Ismael il
reingresso in Gran Bretagna.
http://freebooter.da.ru/