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Guardavo il TG di RaiNews24, l’altro giorno, e c’era un servizio sulla Siria neanche malaccio, con mio stupore.
Il corrispondente era lì che parlava di paese parecchio laico, di presidente moderno e così via e la giornalista, col tono delle grandi speranze: “Ma adesso che finalmente una donna ha guidato la preghiera islamica a New York, dici che prima o poi vedremo accadere la stessa cosa in Medio Oriente?”
E il corrispondente, un po’ stranito, a ribadire che non è che le donne se la passino poi tanto male, in Siria, e che studiano e lavorano e via dicendo. Però alla giornalista piaceva assai, ‘sta storia della donna a capo della preghiera. Fosse stato per lei, avrebbe fatto il TG solo per quello.

Io pensavo che, a guardare la TV, una potrebbe pensare che il sacerdozio femminile sia ormai prassi consolidata, in Italia e nel mondo cattolico, e che le nostre chiese siano piene di donne che dicono messa. Conquista raggiunta dopo chissà quali lotte, magari.
Questo penserei, nel vedere la faccia contenta della giornalista di RaiNews24, se fossi appena sbarcata da Marte e mi volessi fare un’idea dell’Italia guardando i TG.

Memo per smemorati: no, le donne cattoliche non dicono messa, non confessano e non impartiscono sacramenti. No, le donne ebree non possono pregare con gli uomini al Muro del Pianto, hanno una saletta (pure piccola) riservata. E, no, se rinasco musulmana mi rifiuterò sempre, e pure con la massima energia, di pregare con una platea maschile alle mie spalle.