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Conversazioni telefoniche cairote: “Ehi, come stai, c’è stata una bomba davanti all’Hilton!” “Ah, non mi ha preso, io sono allo Sheraton.”
E mi sono ridistesa a prendere il sole riflettendo sul fatto che non ho più un soldo ma, dalle mie conversazioni, non si direbbe.

Poi mi hanno richiamato perché avevano sparato a un pullman di stranieri alla Cittadella e, a quel punto, mi sono guardata attorno e ho constatato che ero totalmente circondata da turisti, lì in piscina.
Quatta, ho preso le mie carabattole e mi sono tolta da lì.
Me ne sono andata nel bagno turco: ho pensato che se davvero erano in corso attacchi contro stranieri in tutto il Cairo, infilarsi nell’hammam era la cosa più intelligente da fare.

Poi no, invece: è stata una cosa in famiglia, con un signore che si è fatto esplodere in pieno centro e sua sorella e sua cognata (o qualcosa di simile, adesso non ricordo) che sono invece scese da un taxi verso Al Azhar, completamente velate entrambe, hanno tirato fuori i fucili e si sono messe a sparare.
Bel flash, deve essere stato, vedersele sbucare.

Intanto, era da stamattina che non rispondevo alle chiamate del poeta trentenne: che palle, no?
E mi arriva un perentorio sms: “Chiamami immediatamente!”
Penso: “Oh povero, avrà saputo dell’italiana ferita e vorrà sapere come sto.”
Invece no. “Che ha il tuo telefono che non prendi le chiamate?? Prendiamo appuntamento e usciamo!!”
“Quando?” chiedo io.
“Ieri!!!” ruggisce lui.

Oh. Ma vuoi vedere che sotto il poeta si nasconde un brutalone?

“Andiamo al cinema, all’Hilton.”
“Ma è appena scoppiata una bomba…”
“No, adesso è tutto a posto, sono appena stato là. Ti passo a prendere alle 9.”
“Oh.”

Questo blog, quindi, quando non compra collanine dove scoppia una bomba, va al cinema dove ne scoppia un’altra.
E’, come dicevo, un periodo un po’ così.