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Questa mattina mi hanno svegliato, in successione, il terremoto e la BBC. Ma è che io ho il risveglio lento che richiede più di una tappa e comunque devo dire che, per essere una mite prof che passa l’estate tutta quieta nel suo salotto a fare traduzioni, le emozioni non mi mancano.
Il Cairo è città che intrattiene.

Il terremoto è ormai normale amministrazione, nella mia vita, e non mi spavento nemmeno più.
Ti accorgi che il tuo letto oscilla da destra verso sinistra e tutto ciò che ti serve di sapere è che non c’è un gigante dietro di te che lo spinge. Ti giri, controlli e poi ti dici: “Oh, è solo il terremoto.” E torni ad addormentarti con la vaga sensazione di essere cullata.

E poi mi ha risvegliato la BBC, dicevo, nelle sembianze di una gentilissima signorina egiziana che mi ha telefonato.
Gentilissima, sì, cosa che in genere mi irrita: qui, quando uno ti telefona, ti dice: “Sabaah il-xeer! (Buongiorno!)” e tace contento, aspettandosi che tu risponda: “Sabaah in-noor! (Buongiorno a te!)” e dopo, solo dopo, ti dice chi è e cosa vuole.
Noi italiane spigolose tendiamo ad irritarci per quest’abitudine e, refrattarie ai salamelecchi con gli sconosciuti che ti svegliano, esibiamo il “Min??? (Chi è???)” di default che, avendo tutte le caratteristiche di un ruggito, in genere accelera le pratiche di presentazione dell’interlocutore.
“Telefono dagli uffici della BBC del Cairo”, mi fa la signorina. E, passando all’inglese: “Lei deve essere straniera, vero?”
Chissà come lo ha indovinato.

“E cosa vuole da me?” le ho chiesto io.
“Lei è parente dell’ambasciatore egiziano sequestrato in Iraq?” mi ha risposto lei.
Io ho una vecchia passione per i dialoghi surreali, e questo lo era. “Ma che bel risveglio!”, ho pensato.

“Io? Ambasciatore in Iraq? Ma dove ha preso il mio numero?”
“Sull’elenco. Il suo numero corrisponde al signor Ali Hussein Tal dei Tali che è, appunto, parente dell’ambasciatore.”
“Deve essere il mio padrone di casa, mi spiace. Io ho semplicemente affittato l’appartamento. Sorry.”
“Oh, mi scusi tanto.”
“Niente. Ma l’ambasciatore è ancora vivo?”
“Uh. Sì, certo. Perché me lo chiede?”
“No, visto che cercate i parenti pensavo lo avessero ucciso nella notte.”
“No, è vivo per fortuna.”

Vedi com’è la vita? In Italia mi portavano il Corriere a casa, la mattina. Qui mi telefona direttamente la BBC per aggiornarmi sulle notizie.

Sta di fatto che ‘sta telefonata mi ha comunque trasmesso dell’inquietudine per la sorte dell’ambasciatore. Ho dato uno sguardo ad Al Jazeera, quindi, e ho appreso che trattasi di inquietudine fondata: il povero ambasciatore è stato malamente abbandonato alla sua sorte dal governo iracheno, leggo, e si ritrova tra i sequestratori che gli danno dell’apostata e il ministro degli Interni di lì che lo accusa di “avere rapporti coi terroristi” e se non gli dice “Ben ti sta!” poco ci manca.
Mah.
Certo che io me lo sono chiesto appena l’hanno sequestrato, con quale spirito avessero trasferito questo qua da Tel Aviv a Bagdad. Non sembrerebbe quel che si dice una promozione, ecco. Le vie della diplomazia sono bizzarre assai, e qui di più.

Certo che potrei domandarglielo direttamente alla mia padrona di casa, a questo punto, ché ora che ci penso devo giusto passare a pagarle l’affitto.
Il mondo è piccolo, santo cielo, e Il Cairo di più.