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Noi inquilini di piazza Affan siamo un po’ scossi per la scoperta della tresca adulterina tra il fido Bastawi, prestante portiere dello stabile, e l’altrettanto prestante nonché coniugatissima Hoda, donna delle pulizie della mia dirimpettaia Carmen la quale, come nel più classico dei copioni, è rientrata in anticipo dalle ferie.

Rientra in anticipo, prova ad aprire con le sue chiavi, non riesce e pensa: “Oh. La fida Hoda ha lasciato la chiave nella serratura.” E suona.
E poi suona ancora.
E risuona.
E 15 minuti dopo Hoda si decide ad aprirle, finalmente, ed ha il velo un po’ di traverso ed anche il suo benvenuto pare un po’ sottotono e, insomma, Carmen si chiede: “Ma che succede qua?” e comincia ad aggirarsi sospettosa per la casa e, infine, lo trova.
Sul terrazzino.
Bastawi.
“E tu che ci fai qui?”
“Oh, ero venuto a riparare… uhm… lo stenditoio.”
Già.

E poi si è innescata tutta un’inimicizia a catena, nel senso che Carmen ha tolto le chiavi – e il lavoro – a Hoda.
Bastawi, privato delle fidanzata, ha tolto il saluto a Carmen.
Jadiga, moglie di Bastawi, deve aver tolto il saluto a Bastawi, appunto, ché ha visto uscire Hoda licenziata e Bastawi scornato e non deve esserne stata contenta.
Insomma, è tutto un togliersi il saluto e la nostra palazzina ha un motivo di allegria in meno, ché in effetti Hoda pareva sempre gioiosa e adesso ci è chiaro il perché.
Del resto, Bastawi è di Assuan e quelli di Assuan, è noto, hanno lo sguardo vellutato, l’accento dolce e fan sfegatati in tutto l’Egitto, e resistergli deve essere uno spreco e un peccato.
Mi spiace, dai.

La tresca adulterina è comunque una collaudata istituzione, al Cairo come ovunque nel mondo.
Ciò che distingue il Cairo, credo, è la comodità di potere andare in giro indossando il niqab, ovvero la palandrana nera che ti copre per intero e lascia a stento una feritoia per gli occhi.
Mi dicono che è gettonatissima tra gli amanti – maschi – che raggiungono le amanti – femmine – presso il domicilio coniugale di queste ultime.
Si infilano nel niqab e imboccano decisi le scale, mentre l’ignaro portiere pensa: “Oh, sarà una parente della brava signora del terzo piano.”
Sì, già.
E ammesso che il portiere non sia Bastawi, ovviamente, che come dicevo è troppo occupato a intrecciare le sue, di tresche, per preoccuparsi di quelle delle condomine.

La vita condominiale, per il resto, scorre serena.
Ho disinfestato la poltrona su cui gravava il sospetto di essere incappata nelle pulci e, dopo averla cosparsa di insetticida, l’ho portata sul tetto a prendere aria.
Sul tetto ci ho trovato Ibrahim il falegname, che ultimamente fa dei lavori al primo piano.
C’era anche un materasso, sul tetto, e accanto al materasso c’era un secchio con della pipì. La Poirot che è in me ne deduce che Ibrahim stia trovando superfluo rincasare, con tutto il lavoro che ha qui, e poi con questo caldo il nostro tetto è parecchio più invitante di qualsiasi camera da letto. Parecchio, proprio.
Un materasso, le stelle e pure un pratico pitale: me lo vedo, Ibrahim che sospira godurioso nel freschetto della notte di Luglio, con la faccia tonda e il baffo bianco che scintilla sotto la luna.

Anche qui in casa si sta benone, comunque: al webmaster, per dire, i miei animali domestici sono sempre piaciuti.
Un tempo si dedicava ad apprezzare le mie due gatte nere nonché la mia bestiola bionda con passaporto spagnolo, quella che ormai non è più domestica e se ne è andata in Spagna.
Ora va matto per i miei gechi invece, e li distingue dalla coda.
Quello nella foto è il più socievole o, forse, è semplicemente appesantito dalla notevole panza.
Anche se, devo dire, io non li sto trovando granché efficienti, ultimamente, e sennò non avrei disinfestato la sedia.
“Egiziani! Terroni! Scansafatiche!” pensavo rivolgendomi ai gechi, mentre spruzzavo l’insetticida.
“Eh già, perché tu invece sei di Düsseldorf!” mi ha risposto la coscienza, o forse i gechi stessi.
Che, per inciso, squittiscono. Era da tanto che volevo dirlo e me ne dimenticavo sempre. Colgo l’occasione, dunque: i gechi squittiscono o, comunque, schioccano qualcosa e ne esce un rumore come “Clock!”.
Sappiatelo.

La vita scorre tranquilla, dunque.
La serata è paciosa, i gechi pascolano, il webmaster è steso sul divano e, mentre bada a mantenersi sulla traiettoria dell’aria condizionata, contempla affascinato uno spettacolo di danze tipiche dell’Arabia Saudita alla tv. Il frigo è pieno di manghi che frullerò domattina con lo yogurt.
Io, a differenza di Ibrahim, sono priva di baffi bianchi che possano scintillare nella notte, però un sospiro godurioso ce l’ho in serbo pure io, stasera.
Sono contenta.