Mezquita Al-Azahar patio 04.JPG

Ero lì che pensavo che “Basta ripetersi!”, “Basta scrivere all’infinito del perché qui sono – giustamente – incazzati!”, “Mi do al privato!, “Alla piscina!”, “Carpe diem!”, “Tanto è tutto così ovvio!” quand’ecco che leggo Beppe e – giuro – passo la nottata a fare incubi.
Letteralmente.
Ho fatto gli incubi.
Ho pensato che la fine del mondo fosse più vicina, deve essere questo.
Mica scherzo, sono serissima.

Provo ad abbozzare una risposta un po’ più ragionata del gemito con cui gli ho risposto ieri sera, per quanto sia un po’ che non scrivo e che non ci voglio pensare, a ‘ste cose, e quindi faccio fatica a rispolverare sensazioni che tendo a rimuovere per il bene del mio fegato.

“Esiste un Islam moderato?”
Non lo so: più che altro, non ho mai capito la domanda, e con me buona parte del cosiddetto Islam, temo. Moderato rispetto a cosa?
Io vedo un mondo la cui principale preoccupazione consiste nel mettere assieme il pranzo con la cena e nel desiderare felicità tutto sommato piccole. L’impiegato medio arabo è un esemplare umano infinitamente più moderato del suo corrispettivo lombardo: il lombardo ha un mucchio di soluzioni interventiste in tasca, per risolvere i mali del mondo. L’egiziano alza le spalle e pensa a fare sposare i figli, magari conciliando tre lavori nella stessa giornata.
Ad andargli a chiedere: “Ma tu sei moderato??” vi prenderebbe per pazzi, probabilmente.
Ad andargli a chiedere: “Ma tu sei capace di autodeterminarti?” si sentirebbe preso per il culo. Ma che vuol dire?
E ad aggiungere: “E perché non abolite la pena di morte?” vi risponderebbe: “Eh???”

Il discorso della super-etica che fa Beppe potrebbe pure essere condivisibile, se non portasse con sé una sorta di colonialismo dei valori che mi fa paura più di mille deliri neocon, per la pericolosa buona fede di cui è impregnato.
Qui non hanno bisogno di essere educati. Lo sono già.
Hanno tutti i valori che gli servono, compresi parecchi che servirebbero anche a noi.
Qui si rispettano gli anziani, si amano i bambini, si detestano crimini e ingiustizie, si ha il senso della comunità e della famiglia, si cerca di essere persone perbene dalla mattina alla sera.
Se c’è una cosa che caratterizza il mondo islamico è proprio il fatto di avere, pur tra le sue mille contraddizioni, dei valori forti. Altro che noi.

Però questa è una società conservatrice. Va’ in giro a chiedere alla gente cosa pensa della pena di morte: ti diranno che sono favorevoli. Che, anzi, le loro leggi sono troppo lassiste. Che, anzi, qui è un casino di illegalità e ci vorrebbe più ordine. E che non se ne può più, di questo libertinaggio arabo, di questa rilassatezza della morale.
Sono conservatori.
Sono bacchettoni.
Poi sono pure carnali e festaioli e pansessuali e scopano quanto noi o forse di più, ma la loro società santa e perbene la vogliono proprio così: santa e perbene.
C’è problema?
E i ladri gli stanno sulle balle e gli assassini di più, e l’equilibrio sociale è comunitario e se sei un criminale ritengono che tu debba essere condannato a morte. A schiacciante maggioranza. Fa’ un referendum, e vedi cosa ne esce. Beccaria non abita qui, ammesso e non concesso che abiti da noi.
E allora, scusa?

No.
Devono avere i valori che diciamo noi.
Devono guardarci ammirati e correre a prendere esempio, e precipitarsi ad adottare i democratici valori di chi? Di quei campioni della tripla morale che sostengono l’Israele dei bambini palestinesi torturati in galera, delle esecuzioni mirate e non, delle donne che partoriscono ai posti di blocco sotto il fucile puntato di qualche sadico soldatino 18enne. Dei buoni.
O della coalizione che ha invaso, saccheggiato e distrutto l’Iraq.
Devono adottarne i valori. Devono migliorare, ché così come sono son fatti male, son sbagliati.
Si devono moderare.
Capisco.

Noi confondiamo noi stessi con l’umanità e il nostro cortile con il mondo.
I nostri valori sono universali, i nostri discorsi abbracciano mezzo pianeta, le nostre analisi danno del tu all’assoluto. E un miliardo di persone vengono infilate a calci nelle nostre categorie di pensiero, e se non c’entrano pazienza, prima o poi ce le faremo entrare.
Il contadino di Assuan deve essere educato a pensare come il ragioniere di Paderno Dugnano. O, meglio, come il ragioniere di Paderno Dugnano dice di pensare, ché se poi vai a vedere non è mica detto, che sia davvero contrario alla pena di morte, che abbia davvero i valori col bollino del Politicamente Corretto.

Arancia Meccanica: entriamo nel letto degli arabi, nel guardaroba delle donne, nella gestione delle loro risorse, nella distribuzione del loro territorio, adesso nei loro valori, che devono essere così e non cosà.
Proviamo con l’elettroshock di massa? Magari funziona, chissà.

Che poi, intendiamoci: io sono contraria alla pena di morte. E ritengo che noi dovremmo difendere i valori che dichiariamo, magari con la coscienza del fatto che sono valori, appunto, spesso più dichiarati che effettivi.
Ma è un problema nostro.
Qui le priorità sono altre, i malesseri sociali sono diversi.
Le urgenze sono completamente di altro tipo, e gravi, e pressanti.
Come si fa a non vederle?

Non esiste una cultura della morte che porta la gente a mettere bombe solo perché è musulmana.
E’ una cazzata anche solo pensarlo.
Esiste un mucchio di gente incazzata, invece.
Per la Palestina.
Per l’Iraq.
Per l’Iraq.
Per la Palestina.
Per la Palestina e per l’Iraq.
Ma perché non si capisce?
Come lo devono dire, come bisogna dirlo?
In che lingua?
Iraq.
Palestina.
Lo giuro su Dio.

Risolviamo questo (noi che siamo buoni, noi che ci abbiamo i valori, noi che ci abbiamo l’etica, la super-etica, la mega-etica e, per giunta, pure la pancia piena) e poi parliamo.
Altrimenti – ma non si capisce? – siamo noi a non essere degli interlocutori.
E’ da noi, che non c’è nessuno con cui dialogare.
Siamo noi a spingere la gente a una disperazione tale da farla morire, da spingerla ad ammazzare.
Cultura della morte? No: eserciti meno efficienti, mancanza di armi che possano fare paura altrimenti.
E’ semplice, sai?

Poi, certo, il mondo è pieno di cattivi maestri, e anche qui abbondano.
E’ pieno di Toni Negri islamici, confermo.
Ma se non abbandoniamo una volta per tutte l’idea – razzista – che ciò che porta un giovane musulmano ad armarsi sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella sua identità, piuttosto che la colossale e cosmica ingiustizia di cui il suo mondo è vittima, finiremo male.
Tutti.

E, Beppe, con quello che si vede qui, ciò che uno straniero-europeo-occidentale si chiede, normalmente, è: “Ma come mai da noi, in Europa, ne scoppiano così poche, di bombe? Come mai? Ma guarda che è strano!”
Perché è strano.
A ruoli invertiti, noi saremmo infinitamente più sanguinari.

Forse è perché la stragrande maggioranza dei musulmani continua a considerare la propria religione come una religione di pace.
Forse è perché la gente aspira a vivere tranquilla, sai, anche se è musulmana.
Forse è perché state perdendo il senso della prospettiva, laggiù in Italia, e credete di essere vittime di una guerra che da voi non c’è, e non ci sarebbe nemmeno se ci fosse una bomba, un attentato, o tre, o dieci.
La guerra è un’altra cosa, ed è qua.

Se “i musulmani” foste voi, sai, io credo che impazzireste.