
E’ successa una brutta cosa a un mio alunno.
Succede spesso, nella scuola in cui insegno, che capitino brutte cose ai ragazzi. Certe volte mi chiedo se non finisca con l’indurirti il cuore, questo mestiere mio. E però devi difenderti, devi avere barriere, devi concentrarti sul capitolo del libro da spiegare, non puoi morire.
Ho il mal di testa fisso, non ricordo nemmeno più da quando.
Spettatrice di dolori, errori, superficialità, e certi piccoli e grandi desideri di gioia che fanno vittime, che creano dolore su dolore, ed è che siamo tutti pure un po’ struggenti, noi adulti, nel nostro irrimediabile essere, alla fine, degli speranzosi carnefici; e nemmeno tanto inconsapevoli da poterci dire innocenti.
Dice la collega che non ce la fa più, a insegnare.
“Non è sano. Un essere umano non può passare tutte le mattine della sua vita a confrontarsi, per ore, con la propria impotenza.”
Sono stanca anche io.
Non si arriva da nessuna parte, se non al fine mese.
E allora alleggerisci, ti si sfilacciano obiettivi e combattività e ti ritrovi a non sapere più cosa dare ma, questo sì, scopri che sai benissimo cosa prenderti: i sorrisi. Gli scherzi. Le battute delle ragazze che ti vedono in corridoio col cellulare sempre in mano e fanno la faccia severa per sgridare la prof innamorata. La voglia di ridere a fior di pelle, comunque e perché sì. Me la berrei, e pazienza se manca tutto il resto.
“Ragazzi, tirate fuori dei volontari ché vi devo interrogare. E non voglio storie, ché sono le 8 del mattino e ho pure sonno!”
“Oh, ma prof! Dorma, non indugi! La vegliamo noi, chini il capo sulla cattedra, non respireremo nemmeno. Si fidi, schiacci un pisolino!”
“Non provateci. De’ Lazzaronis, vieni fuori”
“Argh. Lei però sonnecchi almeno un po’, prof. Non mi ascolti con troppa attenzione.”
E le allunghi la mentina rituale e ti prepari ad ascoltare frasi tipo: “Madrid è in Europa e confina con…”
Un tempo mi ci disperavo, su queste cose.
Ormai, più che altro, ti aumenta la voglia di dormire. Appunto.
Esercizi di seduzione in corridoio.
“Prof, noi l’abbiamo scoperta: lei ride!”
“E’ un abbaglio, vi confondete, non potevo essere io.”
“Sì, invece: lei un attimo fa rideva!”
“E’ stato un terribile errore. Una debolezza momentanea. Non succederà più.”
“Non è vero, prof, le sta già risuccedendo: le trema l’angolo della bocca, le scappa da ridere! La prof ride, l’abbiamo beccata!”
Ed io mi ci rotolo, dal ridere, con la coscienza che mi rimorde un po’ perché, dicevo, prendere è tanto più facile che dare e non c’è nulla che mi serva più di queste risate che arrivano all’improvviso, niente che mi riporti più a me stessa, in questo scombinatissimo anno, dello starmene là con le mani in tasca a giocare un po’, a gigioneggiare e a dimenticarmi che esistono gli adulti, da qualche parte, assieme alla loro strutturale necessità di fare del male.
L’incontenibile ragazzino arabo che abbiamo sospeso per due settimane, alto un metro e una latta e sempre col berretto in testa, ché gli hanno rapato i capelli e si vergogna.
Era fuori dalla scuola, all’intervallo, con le grate del cancello che lo separavano dai compagni, come un carcerato all’incontrario, e ha preso le mani di una compagna e gliele ha baciate, tra le grate, e, in quel momento, sono arrivata io con la mia bici.
E che gli dovevo dire, che gli dici.
“Ezzayak, ya Mohi?”
E lui sorride di sorpresa, anche se è stato beccato in timido, flagrante baciamano: “Alhamdulillah”.
Già.
Ed io mi allontano, con tutte le domande che non gli faccio: “Ma davvero stai bene? Cosa farai, se non vieni a scuola? Cosa farai se ti bocciamo? Che fai, che futuro hai, quali possibilità hai, che si può fare per te?”
Mi porto via un mucchio di impotenze, oggettive e soggettive, del mondo e mie, e gli lascio là l’unica vicinanza che sono capace di esprimergli: “Ezzayak”, come stai.
Come stiamo.
Fa freddo, in questa parte del mondo.
Tutti questi desideri piccoli in cui ci si perde e si annega e non rimangono energie per avere un desiderio grande.
Una meta.
Poco dolore fuori, troppo dentro e perdi la capacità di guardare.
E al freddo ti ci abitui, come ti abitui a questo silenzio riempito di chiacchiere. Finisce che non ci provi nemmeno più, a scaldarti.
Pensavo a questo ragazzo a cui è successa una cosa tanto spaventosa che non riesco a pensarci, e nemmeno a non pensarci, e pensavo che è terribile essere ragazzi e avere il proprio destino in mani altrui. La propria possibilità di essere felici alla mercè di tanta distrazione. E tutta quella voglia di ridere che ancora non ti è passata, il bisogno di fare del male che ancora non ti è venuto.
E’ pericolosissimo, essere ragazzi.
Rimanerlo, poi, non ne parliamo.

E io raddoppio: se non scrivi sei una donna senza palle e senza pudore.
Falla finita.
Ora.
:)
Un giorno,sembra l’inizio di una favola,Lia disse che se il Circolo diventava per lei un “lavoro”,un’incombenza da assolvere per forza,l’avrebbe chiuso o lasciato a sè stesso.
Questo è un blog ancora più impegnativo di un forum.
Non facciamole sentire che questo è per lei un dovere nemmeno nei nostri confronti.
l’oroscopo del giorno mi pare una bella idea :-)
Che si dice delle svissere? ;-)
Forum, salotto,cucina, non c’entra il sentirsi in dovere. Figurati se Lia si sente in dovere verso di noi ;) Lia sta semplicemente preparando un post di 300 pagine, HISTOIRE D’UN AMOUR GALEOTT, diamole tempo. dacia che ti dicevo? E’ lui!!!
Mirella, banalmente, se cerchi “marinaio verde” su google trovi questa poesiola. Non voglio gufare significa che non voglio portare sfortuna (cioè che il marinaio parta lasciando solo una piuma).
Però tu dimmi, è davvero l’avvocato???
Vedo che tutti auspicano il tuo rientro a gran voce. in cuor mio anch’io lo spero, anche se dobbiamo ancora………. aspettare ciao
graziano
AAA..Offresi, per post stile Lia, vacanza di una settimana per due persone a Tripoli, all inclusive.
Molestine
ho deciso che ogni tanto vengo di qua a scrivere.
L’altro giorno mi hanno dato un passaggio in macchina e al momento di scendere aprendo la portiera ho steso un tunisino che sfrecciava in motorino. Proprio tipo racchetta da tennis, SPAM!
Per fortuna non s’è rotto niente, non mi ha nemmeno insultato.
Il giorno dopo mi ha chiamato per dirmi che stava bene, che l’assicurazione lo pagava, che era tutto a posto. Quando gli ho risposto shukranallah pensavo si sciogliesse “grazie bella, grazie, Alhamdulillah”
Ciao Lia, ti penso con INVIDIA!
Lia caccia la password scriviamo noi per te un post. Comincio qua. C’era una volta una ragazza di nome Lia, che viveva in una grande città grigia ed aveva gli occhi tristi, e sempre un po’ arrossati. Il medico le aveva detto che erano rimasti attaccati alla retina tanti granelli invisibili di sabbia del deserto. Lia da qualche tempo infatti non faceva altro che stropicciarsi quegli occhi. Stropiccia oggi, e stropiccia domani, fu così che un giorno si decise a comprare gli occhiali antistropicciaocchi. Si racconta che per un inspiegabile errore il commesso (vestito da marinaio verde) le porse gli occhiali sbagliati, dal cassetto subito sotto, quello con l’etichetta occhiali che causano innamoramento agli occhi. Credo che Lia non scriva perchè al momento non riesce a vedere bene i tasti. Impacchi di camomilla, Lia, a te e a quello lì ;)
Ma non li hai i feed RSS? ….volevo i tuoi, ma non li trovo.
Ciao
Ehi Lia, che fine hai fatto? Milano o Egitto? Dai manca poco alla Liberazione (seeeeee speriamo tanto sperare non costa nulla, almeno per ora). Mica ti sei arressa alla putrida razza dei wittgenstein, di sinistra per israele e di giorgio rocca o come si chiama quell’altro deficiente? Dai, sei il nostro ultimo simbolo rimastoci…
Cara Lia
Un po’ mi preoccupavo, però il post divertito di Mirella in tua contumace mi rassicura, visto che vi conoscete anche offline…
Luca, il feed RSS dei post è http://www.ilcircolo.net/lia/index.rdf e c’è un chiclet “subscribe to bloglines” in fondo a destra.
eheh Mirella è bellissima quella storia! :D
An-nisa: donne musulmane e societ
Choose life
Choose life Non poterci fare nulla. E già! Come un mostro famelico l’occidente contemporaneo fagocita cose e persone, indifferentemente. Uno si chiamava "amico", uno si chiamava "amore", uno si chiama "cugino". Scel
Grazie Claude, non me ne ero accorto….
ciao
capisco il momento, gli occhi che si sono innamorati insieme a tutto il resto.
però, se puoi, ricordati domenica di andare a votare.
con il cuore in fermento, non sarà così pesante mettere una croce.
toc toc
c’è nessuno??
… comincio ad accusare … dev’essere l’astinenza ….. scrivi qualcosa … qualsiasi cosa……..
…si’, almeno qualcosa sulle elezioni in Israele? Pleeease? Siamo in ginocchio!
ciao Lia, se per te Mirella si è pure messa a inventare una piccola fiaba, lei che dice che di fiabe non se ne intende, allora sei proprio speciale :-)
Bonnes choses :-)
Ah, ma allora non è il feed di bloglines che mi s’è impallato! :-P
Lia torrrrna, ‘sto blogghe ‘spett’a tte!!!
P.S.
Ma proprio con un marinaio? Si sa come sono ‘sti qui… :D
Bye,
una lurker in crisi d’astinenza…
Agli studenti fa piacere vedere i prof innamorati. Solo che gli fa piacere anche rompere il cazzo. Sono bambini, dai :P