
Un mucchio di tempo fa segnalai il caso di queste due bambine di Nablus detenute in un carcere israeliano.
La cosa suscitò l’interesse di alcune lettrici di questo blog: dopo un po’ di ricerche, riuscimmo a sapere che fine avessero fatto.
L’altro giorno ho ricevuto quest’email:
Cara Lia,
sono lieta della tua riconquista della serenità a Il Cairo.
Te la sei guadagnata.
Un paio d’anni fa, se ben ricordo, ci siamo occupate assieme (avendo anche l’efficace solidarietà di Chiara) di due ragazzine palestinesi chiuse in una prigione israeliana.
E’ un argomento di cui mi sono occupata continuamente anche scrivendone nel mio diariealtro.splinder.com e ora dispongo di una fonte di informazione ampiamente documentata.
Me ne sono giovata per scrivere all’attuale ministro della Solidarietà Sociale (oltre al libro che gli cito la stessa organizzazione Defence for Children ha pubblicato un DVD di cui esiste anche un’edizione sottotitolata in italiano).
Di sotto ti riporto copia della lettera
Forse contiene notizie che ti interessano e forse questo sarebbe il momento di costruire un documento da firmare (ma io non sono in grado di gestire firme).
Comunque buona estate
augusta
All’On. Ministro
Paolo Ferrero
SUA SEDEOn. Ministro
sono una singola cittadina, non collegata ad alcuna realtà associativa e mi rivolgo a lei per un problema che mi sta a cuore. Ne sono incoraggiata dall’aver sentito, nel primo discorso del Presidente Prodi, un richiamo preciso alla questione israelo-palestinese, la cui drammaticità, se ve ne fosse stato bisogno, è dimostrata una volta di più da quanto sta accadendo.
Non voglio intervenire in merito alla questione generale, ben conoscendone la complessità ma intrattenerla solo su un problema specifico, che, a mio parere, si connette a quella solidarietà sociale che identifica il suo ministero.
Parlo dei minori palestinesi nelle carceri israeliane che attualmente superano le 380 unità.
Parecchi di loro hanno meno di 14 anni, in alcuni casi si tratta di neonati incarcerati con le madri.
Molti soffrono la cosiddetta “detenzione amministrativa” che esime la giustizia israeliana dal dare alcuna informazione a famiglie ed avvocati (dove sono incarcerati, imputazioni che giustifichino il loro stato di prigionia, se mai un bambino può essere imputato e incarcerato…)
L’Italia è firmataria della Convenzione di New York del 1989 – che nel nostro stato è legge
(LEGGE 27 maggio 1991 n. 176. – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 1991, n. 135) – e ne é firmatario anche lo stato di Israele.
I minori sono affidati a tutti noi, a prescindere dalla nazionalità, proprio da quella Convenzione.
Sono vissuta per parecchi mesi in Palestina, ho lavorato (come volontaria) all’International Center di Betlemme, conosco quindi anche direttamente la situazione di quella popolazione ed è quel dolore condiviso che mi spinge a chiederle di impegnarsi perché, in attesa di una pace che –almeno per il futuro – possa assicurare giustizia, ai minori sia risparmiato l’orrore del carcere quando non della tortura o almeno, se ci sono casi per cui la carcerazione risulti inevitabile, ciò avvenga con la trasparenza dovuta e nel rispetto di quelle modalità di vita che devono essere assicurate a minorenni.
Il mio richiamo alla legalità non è distacco: ho paura delle voci che si alzano urlando generalità contro questo o contro quello; spesso suscitano un effetto catartico fine a se stesso che, come tutti i buoni sentimenti, fa presto a rendersi silente.
Secondo me un impegno fondato su una domanda forte, determinata e instancabile di rispetto della legalità, che riconosce e tutela i diritti dei più deboli, potrebbe essere un passo importante (uno dei tanti passi possibili) in una politica di pace che è doveroso praticare anche se la speranza è difficile, ma, come dice un mio amico palestinese, meglio accendere una candela che maledire il buio.
Sperando in una sua risposta porgo cordiali saluti e auguri di buon lavoro.
Augusta De PieroNota:
Ho trovato molte interessanti informazioni nel sito web della sezione palestinese dell’onlus Defence for children (http://www.dci-pal.org) che, a proposito dei minori in carcere ha pubblicato un’ampia ricerca:
Catherine Cook, Adam Hanieh and Adah Kay – Stolen Youth – The Politics of Israel’s Detention of Palestinian Children. Pluto Press. London – Sterling, Virginia (345 Archway Road, London n.6 5AA and 22883 Quicksilver Drive, Sterling, VA 20166-2012, USA)
Ora: io non ho particolari capacità organizzative e questo blog è reduce da un periodo di stanca che, ovviamente, si riflette sul traffico e sul numero dei lettori che ci capitano.
Però mi piacerebbe che circolasse, questa lettera, e che il ministro la ricevesse da più parti.
La metto qua, per il momento: se qualcuno la volesse spedire a sua volta, fare circolare o, insomma, contribuire a renderla efficace, lasci un segno.
E un grazie ad Augusta.

Grazie.
Se qualcuno fosse interessato e vivesse da quelle parti, 20 luglio, alle ore 20, in via Valdirivo 30, Trieste (presso il comitato pace convivenza, organizza salaam ragazzi dell’olivo) presenterò il DVD prodotto da Defence for Children sui bambini palestinesi nelle carceri israeliane.
Lia, te l’ho detto? il 31 luglio ho il mio aereo per Tel Aviv…
Ciao, Etty. :)
Sapevo che partivi, ma non sapevo quando.
Ti terremo d’occhio il blog: racconta, e in bocca al lupo.
Un abbraccio.
lia, per dare visibilità a quanto sopra pubblico la lettera sul forum del sito http://www.insenegal.org
ciao Lia nel mio piccolo posso pubblicarlo nel mio forum…
grazie come sempre…
ciao
Lia, per quel che scrive la tua corrispondente Augusta: “… e forse questo sarebbe il momento di costruire un documento da firmare (ma io non sono in grado di gestire firme).”
Dille che potrebbe utilizzare http://www.petitiononline.com :
– specificando i dati che vanno inseriti perché un ministro italiano legga una petizione
– mettendo in guardia sui rischi per la privacy coinvolti dall’inserimento di questi dati
Però comunque i rischi sarebbero gli stessi con una lettera aperta che girasse per e-mail, con tutti che aggiungono la firma in calce.
Ciao
Claude
Grazie per il consiglio ma il mio problema ora non é la petizione. Non saprei come raccogliere le firme.
La mia lettera é arrivata alla segeteria del ministro via e-mail (ne ho avuto il riscontro automatico). Non mi ha (ancora?) risposto.
Farà qualche cosa? Non lo so.
Quello che volevo indicare (anche a chi legge e fa girare la mia lettera – grazie) era la strada di un intervento praticabile, dovuto .. se efficace non so.
Sono stanca di generiche deplorazioni contro … chiuque sia questo “contro” … che servono solo a far sì che ci si senta dalla parte nobile e giusta.
I vari movimenti, se vogliono (e l’esempio che ho proposto non é l’unico possibile) possono unirsi anche per fare qualche cosa “pro” che non si riduca ad una pur importante solidarietà materiale.
Un esempio? I Palestinesi hanno certamente bisogno di ambulanze ma a che servono se, quando gli sono state donate, non possono passare i check point?
E questo é un problema politico.
Impossibile intervenire a casa d’altri?
Non é vero: anche qui esemplifico.
Esiste una legge che prevede, come dice il titolo, cooperazione fra il governo di Israele e quello italiano in materia militare.
E’ la legge 17 maggio 2005, n. 94: “Ratifica ed esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, fatto a Parigi il 16 giugno 2003” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno 2005).
E’ stata votata ai tempi del governo Berlusconi anche con i voti dei DS (e non hanno avuto bisogno di petizioni per farlo).
Mi chiedo se (e penso di no) i finanziamenti previsti da quella norma rientrino nei risparmi di spese previste dal cd. “decreto Bersani”.
Perché i vari gruppi “pacifisti”, la sinistra cd. “estrema” non ne parlano?
Se si sono accordati per mutui aiuti – ficcanasando reciprocamente nelle reciproche faccende militari – perché non é possibile farlo per i minori in carcere (alla luce di una norma internazionale)?
(Se qualcuno preferisce leggere il testo della legge, risparmiandosi la noia di andarsela a cercare, me lo chieda e la trasmetterò, Lia compiacente)
Quanto alla privacy .. della mia me ne infischio (non di quella altrui che rispetto).
Mi capita, quando scrivo a un giornale toccando articoli di fede nazionale (nell’ultimo caso frecce tricolori), di ricevere lettere anonime.
Dovrei per questo scrivere senza identificarmi?
Non mi pare il caso.
Per fortuna l’essere vecchia e pensionata mi regala leggerezza e libertà .. se fossi giovane in cerca di lavoro e lavoratrice sarebbe diverso.
Augusta De Piero – Udine
Lia riesco a leggere i commenti taglia a metà in verticale. E’ un esercizio quasi impossibile: Dipende dalla mia insipienza o dal nuovo server?
augusta