hsh.jpg

Da quando Marzia mi ha parlato delle virtu’ delle case non ammobiliate e magari con contratto da prima casa, io sono li’ che ci giro attorno e mi interrogo, tutta aggrovigliata.

Ma no.
E se?
Ma dai, non ha senso.
Si’, ma aspetta.

Perche’ una, forse, potrebbe pure fare base, una volta tanto.
Almeno per un paio di anni, che’ tanto e’ impossibile che io possa ripartire prima.
E perche’, dai, le case vuote costano meno, quel contratto li’ forse te lo scarichi dalle tasse (?) e, insomma, diventare un donnino pratico si dovrebbe, prima o poi.
E poi in un posto nuovo non mi peserebbe: ho calcolato da tempo che ci vogliono minimo due anni, per conoscere davvero una citta’, quindi ci starei dentro.

E poi io non ci ho mai vissuto, in una casa non ammobiliata.
Ma mai, proprio.
E si’ che ho case mie da quando avevo 18 anni, non e’ che ne abbia avute poche.
Ma una vuota, mai.
Persino il domicilio coniugale me lo trovai ammobiliato e con tanto di spesa in frigo, causa eccesso di zelo paterno.
Non ho mai scelto un divano in vita mia, quindi. Ma che dico? Nemmeno un comodino, santo cielo.
Forse una le dovrebbe fare, ‘ste cose, prima di morire.
Boh.

C’e’ pero’ da considerare che, conoscendomi, io potrei entrare ad abitare in una casa vuota e lasciarla cosi’, vuota come l’ho trovata, fino al giorno in cui la mollo.
Con tutta la buona volonta’, proprio non riesco a vedermici, alle prese con l’acquisto di un comodino.

Il fatto e’ che io non le ho mai nemmeno molto amate, le case.
Posso innamorarmi di un oggetto: chesso’, di un materasso.
Ma di una casa, boh. Non mi e’ mai successo.
Forse perche’ erano tutte ammobiliate, appunto.
Anzi: se penso che la dovrei amare, la mia futura casa, mi va automaticamente sulle balle. Ci penso adesso e provo un moto di antipatia.
Ma dove sta scritto che una debba amare una casa, scusa? E se poi ti paralizza, tanto amore stanziale, e ti rimbecillisci e ti si inserisce il freno e non ti muovi piu’?
Io non so se e’ una buona idea, mettersi ad amare case.
Comunque: prima di amarla bisognerebbe averla, e questa e’ la missione del momento.

Io, negli ultimi anni, ho seminato mobili e cose in giro per due continenti.
I mobili, soprattutto, non li ho quasi piu’, naufragati come sono assieme a tutto il vecchio domicilio coniugale, e comunque (indovina?) non li amavo molto e non ci tenevo.

Possiedo un tavolo, cinque sedie e un comodino.
Il punto fermo e’ quello.
Poi, se ancora funzionano, la cantina di Gioanin ospita un mio forno da incasso e un fornello: sapevo io, che un giorno mi sarebbero tornati utili.
E anche due lampade egiziane, quasi le dimenticavo.
E un lampadario. Con le luci, ci sono.

Il Webmaster avrebbe, non so come dirglielo, una mia lavatrice bellissima AEG che, se solo si potesse, non e’ che mi farebbe schifo riavere indietro.
Cosi’, gliela butto li’.
Avrebbe anche il lettone bellissimo di Pupina, povero Webmaster, solo che se lo e’ appena portato lui, nella sua nuova casa, e forse non e’ bello chiederglielo, per quest’anno.
Io, poi, di Pupina ho un enorme tappeto beduino di questi fatti con le strisce di stoffa, e va benissimo per metterci un materasso sopra e non pensarci piu’.
Quindi il letto non e’ urgente, no.
Potendo scegliere, sceglierei la lavatrice.

La Cri ha il mio dondolo a tre piazze.
Ora: metti che trovo una casetta con un balcone, in quel di Genova.
E metti che sul balcone ci sta, il mio mirabolante dondolo a tre piazze. La Cri ci si potrebbe adagiare quando mi viene a trovare, dico io.

La nuova inquilina della mia ex casa del Cairo, Isabel, dorme serena sul materasso che tanta pena mi diede lasciare, quando me ne andai da li’.
Il materasso piu’ bello del mondo, mannaggia, due metri per due e altissimo: come dormivo la’ sopra, non ci ho piu’ dormito.
Mi viene voglia di presentarmi la’ e sfilarlo via da sotto Isabel che dorme, ma mi rendo conto che non e’ il caso.
Mi tocca comprarmelo, un materasso.

Oppure potrei spargere per terra le migliaia di libri che ho sparso per – vediamo – quattro cantine diverse di altrettanti martiri dei miei traslochi, e dormirci sopra.
E’ una possibilita’.

La lavastoviglie, non ricordo se la salvai dal naufragio della casa. Mi pare di no, pero’.
Il frigo, sicuramente no.

Forse mi costerebbe una fortuna, una casa non ammobiliata.

Ammobiliata o meno, io la vorrei con una stanza dove fare dormire gli ospiti, la mia nuova casetta.
La Pupi. Sister Cri. Le mie amiche. Marco, quando gli sara’ passato il mal d’amore. Pepe e Julita, che chissa’ se si decidono a venire in Italia, una buona volta.
Una deve potere ospitare qualcuno.
Fare due spaghetti.
Nei 25 metri quadri di Milano ero diventata un’orsa depressa, stavano per spuntarmi pure i peli.

Ed ho disimparato a cucinare, in quel buco li’, che’ mi pareva di cucinare sul letto.
Quando lo racconto a chi mi frequentava in Egitto, che ho disimparato a cucinare, mi guardano con gli occhi tondi. Ma come? Ero capace di rincasare alle 3 di notte, al Cairo, e mettermi a fare i calamari perche’ non avevo sonno.
Facevo le torte e le portavo ai vicini, roba che manco Nonna Papera.
Poi arrivo a Milano e disimparo, facevo fatica a cuocere un maccherone.
Dovevo stare proprio male, santo cielo.
Chissa’ se a Genova guarisco, e sarebbe ora.
Dicono che i lutti durino un anno, grosso modo: a settembre sara’ passato appunto un anno, dal mio ritorno in Italia, quindi dovremmo esserci.
Mi sara’ passata, per allora.
Dovrei tornare contenta, e il cielo sa se ne ho voglia.

La vorrei luminosa, la casetta.
Sono strutturalmente contraria al buio, e’ escluso che ci possa sopravvivere. Diventerei un crisantemo, altro che contenta.
Posso anche dormire sui libri, ma che ci sia luce. Per carita’.

Dunque, ricapitolando: luce. Un balconcino. Spazio per della socialita’. A distanza umana dalla scuola. In una zona vispa, assolutamente.

Poi non mi interessa se c’e’ l’ascensore, poco mi importa se e’ vecchia o nuova, mi va benissimo se e’ piccina entro limiti da sopravvivenza umana.
Ah: che costi poco. Poco, ho detto. No, meno.
Quasi lo dimenticavo.

Mi sembra di aver pensato a tutto.
Mi stampero’ questo post e me lo portero’ dietro a mo’ di memo, appena inizio la missione-casa sul campo.
Cosa che accadra’ tra 8 (otto) giorni, e non potrei essere piu’ psicologicamente lontana da una simile incombenza, al momento.

Mi sembra piu’ o meno su un altro pianeta, Genova, e tra otto giorni saro’ li’ a cercarci una casa.
Magari persino non ammobiliata, e guarda che di cose strane ne ho fatte, nella vita, ma questa e’ in pole position nella classifica di una.