Dopo averti cercato tanto

C’è qualcosa di poco comprensibile, nei miei ultimi mesi di post, ed è ciò che io intendo per islam.

Non lo capiscono quei musulmani o filomusulmani che mi dicono: “Shhht! Occhio che arriva Magdi Allam! Facciamo finta di essere perfettamente puliti e pettinati e rendiamoci inappuntabili: metti subito quella polvere sotto al tappeto!!”
E non lo capiscono quelle alfiere del laicismo (i maschi, curiosamente, tendono a capire meglio, forse perché sono – appunto – più laici) che tagliano con l’accetta gli ambiti e ti devono cacciare ad ogni costo da una parte o dall’altra, e se non rientri perfettamente in uno dei loro cassetti vuol dire che menti e che ti vuoi candidare alle elezioni nel prossimo partito islamico con un programma favorevole alla poligamia (giuro, è un’accusa che mi è stata mossa).

Il target che mi capisce senza ombra di dubbio e senza che io debba sgolarmi più di tanto è, fondamentalmente, composto da musulmani o filo-musulmani che sono lì per passione e/o fede ma senza ricavare benefici materiali dalla loro appartenenza. Ed è che, tutto sommato, io sto facendo un discorso molto “interno”, su questo blog.
Mi urge di ringraziare, anzi, i (pochi?) lettori non musulmani che mi sono rimasti.
L’Oscar della pazienza, gli vorrei dare.

L’islam è, per me, l’unica alternativa strutturata, complessa e quindi credibile a quella società “fatta di forme e non di valori” che è quella in cui ci è dato di vivere.
E’ l’altro mondo possibile, tanto più possibile in quanto non è stato inventato ieri. E’ antico e parla alle mie radici, all’essenza di ciò che io sono.
Mi ci riconosco, e riconosco i miei nonni e tutti i miei antenati nel senso delle sue regole, nei suoi usi e nei suoi vezzi, nelle cose piccole e in quelle alte che – lo sento fino al midollo spinale – mi renderebbero la vita più lunga, più bella e più completa se solo le stessi a sentire fino in fondo.

L’islam è, per me, fare pace con se stessi.
Smetterla di strizzare la propria vita inseguendo esperimenti che durano il tempo di una generazione. Ascoltarsi e distinguere le priorità. Accompagnarsi lungo ciò che si è. Una donna. Un uomo. Un essere umano. Un musulmano o un cristiano, una persona sola di fronte all’assoluto. Una che si arrende e dice: “Fai tu. Io sono piccola. Faccio del mio meglio ma, tutto sommato, sono piccola. E anche gli altri lo sono, cosa credevo?” Ed è in quei momenti lì che, davvero, si fa pace con se stessi e col mondo. E ci si perdona.

L’islam è, banalmente, un uomo solo che prega nel deserto.
Senza che nessuno lo guardi e senza che nessuno lo controlli. Perché lo vuole.
Un uomo solo che prega nel deserto è uno che ha trovato il ritmo del proprio organismo, del proprio essere, e lo tiene sintonizzato sul ritmo di ciò che lo circonda: il tempo, i bisogni che ti fanno restare vivo, il rispetto di sé e della propria integrità, il patto sociale con i propri simili. La propria libertà, ché tra te e Dio non c’è nessuno, e quanto questa libertà sia impensabile senza dignità. Proprio perché tra te e Dio non c’è nessuno, e non c’è nulla che ti possa fare chinare la testa se sei tutt’uno con il tuo senso etico, con la tua percezione del Bene, con l’adesione al ritmo della vita che ti circonda.
Non hai padroni, rispondi di te in prima persona.
Allo stesso tempo, non sei padrone ma atomo in un mondo che ti prescinde. Sei una parte piccola, minuscola del tutto, e l’unico compito che davvero ti tocca è fare al meglio il tuo dovere. Rispettare il ritmo dell’esistenza, sapere che prima di te c’era qualcosa e dopo di te ci sarà ancora qualcosa. Sei di passaggio, e vedi di lasciare tutto in ordine prima di partire.

L’islam è sapere che non c’è nulla di nostro, nel senso che non c’è nulla che possiamo rompere impunemente. A partire dal corpo che poi, una volta morti, va restituito con generosità alla Terra. Senza barriere tra noi e lei.
L’islam è quando un beduino ti guarda e ti informa che non bisogna mangiare sdraiati, bisogna mangiare dritti davanti a Dio!
L’islam è uno che mangia dritto, da solo, nel deserto.

Ascoltarsi è islam.
Entrare a fare parte del grande gioco che ci tiene tutti vivi e ci dà un senso.
Darsi una disciplina che ti ricorda ad ogni spostamento di sole che hai un corpo e che esiste il tempo.
Sapere che non si è soli e che ci sono miliardi di altri atomi che condividono con noi lo spazio e il tempo, e avere fame e sete con loro e condividere con loro il nostro dattero, la carne dell’Eid o il panino a un semaforo.
Ricordare che si viene da una storia e che si appartiene a un tutto.
E arrendersi, non so se l’ho già detto.
Arrendersi, ma senza per questo smettere di lavorare e di fare fatica, ché islam è abbandono ma non rassegnazione.

L’islam è un approccio etico alla realtà. Di più: una chiave di lettura etica. In questo senso, non può non essere politico. Deve esserlo, anzi. Dovrebbe. Se solo si potesse. In un mondo diverso, suppongo. L’islam è scivoloso, nel suo versante ideologico, ma questo sarà un altro post.

L’islam è, soprattutto, testimonianza.
Come nessuna altra religione, credo.
Perché lo stacco tra i credenti in carne e ossa e l’assoluto è netto, senza ponti e senza sconti. Niente santi, niente statue, niente volti idealizzati a cui immaginare di somigliare, nessun intermediario in effige da usare a mo’ di scala per salire più in alto. Un cavolo di niente. Quello che c’è è a forma di parole.
I testimoni da guardare siete tu, il tuo vicino, il passante, cose così.
In realtà, non c’è altro modo per sentire l’islam che non sia l’osservazione dei musulmani stessi. E l’ascolto di sé dopo averli guardati, ovviamente.

Vengo da molto Egitto, chi mi legge lo sa.
Chissà quante volte ce lo siamo detti, io e i colleghi, che non si può tornare atei dal Medio Oriente. Magari torni cristiano, chennesò. Ma tornare atei è difficile, giuro. Arrivarci da atei è praticamente la normalità. Come ne torni, è tutto un altro paio di maniche. Con la nostalgia per il credente che non riesci ad essere, come minimo. Insomma: vorrei evitare di scivolare nel post mistico, ché su questo blog ce ne siamo sempre pudicamente guardate, ma so per certo che l’islam è testimonianza dei musulmani e che, in quanto tale, ti si attacca in un modo che non ti spieghi e che, soprattutto, non ti scolli più di dosso.
In Medio Oriente.

E grazie a Dio (già) che mi è successo in Medio Oriente.
Ché, se fossi rimasta in Italia, altro che testimonianza.
Dubito che sarei andata oltre un vago desiderio di chiamare il Cottolengo.

Dovrei raccontare, a questo punto, dell’ultimo acquisto della galleria di mostri di cui è composto l’islam italiano che ho la ventura di conoscere.
Non so se ne ho voglia.
Ne avevo scritto prima ma mi si è cancellato il post.
Non credo di avere voglia di riscriverlo.
Eppure, scriverne si deve.

Maledizione, non ne ho voglia.
Domani, dai.
Ché non è divertente nemmeno un po’, raccontare quest’islam cialtrone.
Quest’islam semplificato a misura di cretino, questo giochetto pseudo-islamico che va in onda tra i quattro dementi che hanno avuto la ventura di trovarsi nel posto giusto al momento giusto con la religione giusta e che ne hanno fatto una rendita di potere spicciolo da miserabili.

Lo racconterò, perché raccontarlo si deve.
Però non me lo meritavo, dai, di ritrovarmi a dovere raccontare ‘ste cose:

arteen.JPG

Questo articolo è stato pubblicato in Egitto e Medio Oriente. Aggiungi ai preferiti: link permanente. I commenti ed i trackbacks sono attualmente chiusi.

Comments Closed

16 Commenti

  1. katia
    Pubblicato 31 dicembre 2006 alle 13:16 | Link Permanente

    finirò mai di ringraziarti?

  2. barbara
    Pubblicato 31 dicembre 2006 alle 15:02 | Link Permanente

    Ricordalo sempre Lia: chi ti legge(senza avere un legame religioso con l’Islam) lo fa non perchè ha pazienza, ma per il piacere che prova nell’inseguire le tue storie una parola dopo l’altra. E’ come godersi una pastiera napoletana dalla prima forchettata all’ultima briciola e quando l’hai finita speri che ce ne sia ancora.
    La tua vicenda personale poi, è la vicenda della mia Sorella Lia. La battaglia per un Islam italiano più giusto e pulito sono certa che va a vantaggio di chiunque.
    Buon Anno a te Lia e a tutti voi che passate da questo blog.

  3. Giulioromano
    Pubblicato 31 dicembre 2006 alle 17:24 | Link Permanente

    “Società fatta di forme e non di valori”, sinceramente è pesantino e un pò esagerato, anche se condivisibile, il resto che hai scritto è BELLISSIMO.
    Poi, voler contenere qualcuno in qualche ambito, come un oggetto catalogato nel suo genere, lo trovo assurdo. Dei catalogatori ne avevamo già discusso in passato, mi pare. Pretendere poi di voler “contenere” Lia… E’ un impresa ciclopica.
    Ti rigrazio di cuore per quello che mi hai dato quest’anno.
    Un grande abbraccio, buon 2007, (quello Musulmano è a fine Gennaio). Giulio

  4. Pubblicato 31 dicembre 2006 alle 21:33 | Link Permanente

    un giorno ti racconterò di me…

    per il momento sappi che ti sono molto vicina.

  5. bluedanube
    Pubblicato 1 gennaio 2007 alle 19:36 | Link Permanente

    Buon Anno Nuovo !!!

  6. charlie
    Pubblicato 2 gennaio 2007 alle 14:15 | Link Permanente

    *l’unica alternativa … a quella società “fatta di forme e non di valori” che è quella in cui ci è dato di vivere….. parla alle mie radici, all’essenza di ciò che io sono. …riconosco i miei nonni e tutti i miei antenati nel senso delle sue regole….. fare pace con se stessi.Smetterla di strizzare la propria vita …. Ascoltarsi e distinguere le priorità.*

    E’ esattamente quello che mi manca!!!
    Pare tu l’abbia trovato nell’Islam e ne sono contento.
    Io la mia ricerca non l’ho cominciata, anche per quella cocciutaggine che mi porta a cercare di agire all’interno di questa società, alla ricerca di una via, non dico morale, non dico etica, ma almeno di buon senso.

    Nel frattempo mi accontento di sbirciare su Haramlik…;~)

  7. ahmad
    Pubblicato 2 gennaio 2007 alle 17:59 | Link Permanente

    complimenti Lia, hai saputo descrivere l’Islam molto meglio di tanti altri musulmani di professione…. sarebbe molto utile per tutti se continuassi a scrivere di Islam in questo modo chissà forse qualche stipendiato o qualcuno che campa sull’Islam da trent’anni potrebbe decidersi a tornare sui banchi di scuola anzichè pontificare in televisione raccontandoci l’Islam di facciata. grazie ancora

  8. paolo27
    Pubblicato 2 gennaio 2007 alle 19:02 | Link Permanente

    Grazie del ringraziamento, e buon anno, che comunque, da quello che scrivi, non potrà che essere meglio dell’ultimo!!!
    Io mi affaccio spesso, e mi piace molto il tuo modo di camminare dritta.
    Auguri Lia

  9. mo
    Pubblicato 2 gennaio 2007 alle 21:47 | Link Permanente

    Auguri Lia.
    mi sento un pò ridicola a scriverti questo post così personale,ma tant’è che ora te lo mollo qui con nonscialans!!!
    Vengo da una famiglia con profonde radici cattoliche e quindi forse molte cose me le sono risolte in seno alla Chiesa (ahh!!!). magari le risposte che mi sono data non sono proprio ortodosse, però credo che molte delle cose che hai scritto, quasi tutte, si possano ritrovare anche nel cristianesimo. tuttavia non voglio fare la bigotta, quindi mi fermo qui.
    una cosa che mi affascina tantissimo dell’Islam, è la capacità di professare la propria fede quasi “senza limiti”. ammiro i Musulmani per il modo in cui vivono la loro religione. e cerco di conoscere e capire la loro cultura per stabilire, anche nel mio piccolo, un punto di contatto profondo e sincero.
    E’ bello come ne parli, si vede che ne sei convolta, e questa è una cosa che fa bene a te e a chi ti legge.
    mi sento un pò zia, ma mi sa che anche in altri post mi ero firmata così e che ti avevo dato dei pareri proprio un pò da zia, per l’appunto
    Così in vena di misticismo ti auguro che tu possa trovare conforto nella religione, qualunque essa sia, che una mia cugina, ora buddista, una volta mi disse che è tutto una questione di gusto e sapori dell’anima.
    e magari a te le spremute di mango o i datteri ripieni ti sono rimasti “in ganna”…
    Baci baci
    Zia Mo

  10. Giovanni
    Pubblicato 3 gennaio 2007 alle 08:10 | Link Permanente

    Io in Medio Oriente e anche un po’ oltre (Pakistan, Iran, Giordania e Egitto)ci sono andato per le mie ricerche antropologiche, durante il dottorato. Sono partito ateo e ateo sono tornato, più convinto che mai.

  11. Benedetta
    Pubblicato 3 gennaio 2007 alle 12:01 | Link Permanente

    Grazie Lia. Anche io come Barbara ti ringrazio. Altro che pazienza: noi lettori non musulmani ti dobbiamo solo ringraziare per la sensibilità e passione che metti in quello che scrivi sul blog, perchè sei una vera mediatrice, umile ma anche consapevole. Grazie ancora

    Bene@

  12. Pubblicato 3 gennaio 2007 alle 15:19 | Link Permanente

    E’ un post molto bello e molto delicato. Credo che le persone che ti seguono senza essere più o meno direttamente coinvolte nei dibattiti interni alla comunità islamica in Italia siano qui perché scrivi bene, con giudizio e serietà e – quando ci vuole – leggerezza, e sembri una bella persona, che sa cosa dice e perché.

    Sento che tu per prima stai “testimoniando”, e noi, io ti sto guardando per poi ascoltare me stessa.

    Buon anno Lia.

  13. Pubblicato 4 gennaio 2007 alle 13:34 | Link Permanente

    Non commento da tanto, ma tra i tuoi lettori non musulmani ci sono pure io.

    E capisco cosa intendi sul fatto che è difficile tornare atei da certi posti.

    Io ero e sono atea anche dopo l’India, ma quella dicotomia atomo versus assoluto che sembra quasi impossibile anche solo a figurarsela mi è rimasta impressa.
    Tanto più che è unita – sembra impossibile! – a quella capacità – che qui in occidente non ho mai visto – di vivere il proprio credo nel quotidiano, nei piccoli gesti come mangiare e lavarsi o studiare.

    Certo tu l’hai scritto meglio, ma volevo dare la mia testimonianza, più per una conferma che mi hai ancora tra i tuoi lettori che per l’imporanza di quello che avevo da scrivere.

  14. Pubblicato 4 gennaio 2007 alle 15:42 | Link Permanente

    ciao, lia;
    credo di essere una rarità essendo andata quasi atea in medioriente (palestina) per tornarne completamente atea.
    dell’islam apprezzo e stimo la coerenza e la capacità di abbandonarsi nelle braccia di qualcuno che bisogna dare per scontato che esista, senza però saperlo realmente: per essere religiose occorre qualcosa di diverso da ciò che io sono.
    pregare nel deserto, è per me lo stesso che meditare nel deserto, inginocchiata sulla sabbia, o in riva al mare,gli occhi semichiusi, perchè ciò che ho di fronte a me è imperdibile.
    le nostre esperienze sono diverse, tu in egitto, io in palestina: non mi è stato difficile imparare che se voglio qualcosa devono essere le mie mani a lavorare perchè nessuno mi regala niente, figuriamoci la realizzazione di un sogno quale la libertà; forse sarebbe più facile continuare a dire inshallah, ma proprio non ci riesco e chissà ,forse provo anche un po’ di invidia per tutti coloro che lo fanno (mi farebbe sentire un po’ più leggera)
    un abbraccio
    hajester

  15. Pubblicato 4 gennaio 2007 alle 16:40 | Link Permanente

    L’Oscar della pazienza? Percarità: mi ci manca solo un’altra cosa da spolverare, in questo salotto! :D

    Ti leggo perché mi interessa leggerti, perché la tua umanità è così profonda e vasta da trascendere ogni credo, perché hai un senso dell’umorismo pazzesco e poi perché io non ho fede, e mi affascinano le persone che vivono la loro in modo così completo e profondo.

    E poi penso che tu stia facendo una cosa utilissima. E voglio essere qui a vedere come finisce.

  16. Paolo S
    Pubblicato 17 gennaio 2007 alle 10:08 | Link Permanente

    Lia, scopro solo oggi il tuo bel blog. Ho trovato questo post molto sincero, profondo, toccante. Io faccio l’edcatore in un‘associazione laica che spinge però i propri iscritti a conoscere le diverse religioni e a praticare o scegliere la propria. Se permetti, userei questo tuo testo per presentare l’Islam.
    Per me sarebbe un onore, per i miei ragazzi un’illuminazione, spero.

  • Email

    haramlik at gmail.com
  • Pagine

  • Commenti recenti

  • Categorie

  • Archivi

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License.