999.jpg

Così come certi locali hanno la zona per non fumatori, l’Hurriya ha la zona per non bevitori.
Nel senso che, a differenza degli altri caffè di impianto tradizionale del Cairo, all’Hurriya servono birra, motivo per cui è frequentato anche da stranieri, donne e tipi bizzarri.
In omaggio alla clientela tradizionale, però, un’area del locale è alcool-free, e se ti siedi lì ti chiedi un tè. O una coca, vedi tu.
I grandi finestroni del pian terreno che danno sulla strada, da quel punto del locale, sono spalancati e l’interno è perfettamente visibile dalla strada.
Un tempo erano spalancati anche i finestroni della zona bevitori: io li ricordo così, almeno.
Adesso li hanno schermati con delle grosse tavole di legno che lasciano giusto uno spiraglio per la luce, e i passanti non ti vedono più, te e la tua peccaminosa birra.
Dicono che è una novità dell’ultimo anno.
Ci si scervella per creare sempre nuove barriere, confini e frontiere, in omaggio al feticcio dell’identità. E la fantasia non manca, a quanto pare.

Bizzarro, come sempre, lo spettacolo della prostituzione femminile cairota, con i suoi castigatissimi veli d’ordinanza – quando non, in quartieri come Zamalek o Mohandessin, direttamente in niqab.
Ché, del resto, mi vengono in mente pochi abbigliamenti utili come un niqab, per una che fa la prostituta in strada e magari non vuole essere riconosciuta dai vicini di casa, in questa pettegolissima città.

All’Hurriya, l’altra notte, è arrivato un egiziano con tre di loro. Le tre erano a volto scoperto ma, per il resto, non avrebbero potuto essere più velate: hijab nero fino al mento e lungo sulle spalle, palandrana nera.
Più pie, impossibile.

bch.jpg

E vederle lì tranquille che tracannano birra direttamente dalla bottiglia, delle tizie vestite così, è sempre uno spettacolo curioso. Per noi stranieri, almeno. Gli egiziani seduti lì non ci facevano caso.

Li seguivo con lo sguardo, poi, mentre si allontanavano: l’uomo avanti, loro strette in gruppo due passi indietro, a capo un po’ chino. Il ritratto di una comitiva di devoti. E una sospira, pensando che non c’è niente da fare. L’ho già visto da piccola, quando andavo a scuola dalle suore: l’esibizione della modestia e della virtù ha, come corollario inevitabile, la moltiplicazione dell’ipocrisia.
Arriverà il momento in cui basterà vederla senza velo, una donna, in certe zone, per potere escludere che sia una passeggiatrice.
Chissà cosa ci si inventerà, a quel punto.

suorine.jpg