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Più si ubriaca, quel ragazzino arrabbiato, e più si arrabbia.
Più si arrabbia, più vuole essere amato.
Perché vorrebbe tanto farle del male, in quei momenti. Ma come fa, se lei non lo ama?
Solo che mica se ne convince, lui.
I bambini, a qualunque età, danno per scontato che li si debba amare.

Le prime volte era facile: suonava così improbabile, il suo “Mi ami?” di quei momenti, che ridere era naturale, dirgli “No!” pure e bastava un bacino per non rompere il gioco e mantenerlo in pista con l’orgoglio intatto. Ché più ci si ubriaca, più l’orgoglio necessita di cautele.
Col passare del tempo, però, lei deve escogitare modi sempre nuovi perché quel “No!” scorra innocuo.
Il galateo notturno ha le sue regole.

“Cosa senti? Nel cuore, dico. Nella mente.”
“Tu che risposta vuoi?”
“Dimmelo tu. Lo voglio sapere da te.” E la guarda e sorride sicuro perché, appunto, è un bimbo.
E lei non si arrabbia mai, nemmeno un po’.
Non ci riesce.
“Vorrei tanto ucciderti”, le sta dicendo lui. “Vorrei tanto farti malissimo. Farti piangere e sentirmi forte e bello, innaffiato dalle tue lacrime”.
E lei quasi si dispiace di non potere farglielo, ‘sto regalo.
Non è per cattiveria, non è avarizia: è che lei proprio non ce l’ha, questo amore da regalargli in pasto.
Se lo avesse, glielo darebbe anche: figurati, cosa se lo dovrebbe conservare a fare?
Cosa dovrebbe autoconservarsi a fare, per meglio dire?
Ci si sente talmente vivi, quando non si è prudenti.

Questo ragazzino crudele la fa sentire vecchia, e manco se ne accorge.
La gente non capisce.
Lei se ne accorge in quei momenti là, che il tempo è finito: quando si rende conto che non le si può fare del male.