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La gente normale, quando torna a casa ubriaca picchia la moglie.
Noi abbiamo un condomino violento che è con tutta evidenza un single, quindi picchia l’ascensore.

La prima volta l’ha picchiato tra le 2 di notte e le 7 del mattino, abbiamo dedotto da alcuni indizi, e l’ha lasciato con le porte ammaccate al mio piano, che è l’ultimo.
Questo mi fa pensare che sia sceso al mio piano, appunto. Faccio fatica a immaginare che sia arrivato fino a quassù, di notte, per prendere a pugni l’ascensore e poi ridiscendere a piedi.

La seconda volta, dei testimoni assicurano di avere sentito l’aggressione verso le 4 del mattino. E i colpi devono essersi sentiti bene, e stavolta al pian terreno: abbiamo rinvenuto il cadavere dell’ascensore con le porte completamente sfondate, letteralmente divelte e mai più riparabili.
Una prece.

Dicono che l’ascensore nuovo lo avremo fra tre mesi.
Considerando che abito nella mansarda, al quinto piano di un palazzo che è a sua volta in cima a una salita ripidissima di quelle che, le prime volte, ti sembra impossibile farle senza rampini, si comprenderà che il contrattempo non è banale.
Io lo obbligherei a portarmi su a casa in braccio, l’assassino di ascensori.
Il cielo lo fulmini.

“Senti, dimmi la verità: sei stato tu?”
“Io??? No, te lo giuro. Me ne ricorderei…”
“Uhm: magari, al trentesimo negroni, uno lo distrugge senza pensare, l’ascensore, e poi dimentica di averlo fatto.”
“Ma uno, al trentesimo negroni, non ha più la forza di distruggere un ascensore…”
Il che è vero.
Quindi forse no, non è stato l’impulsivo vicino.
Mah.

Tutto questo per dire che già mi vedevo morire di fame e di sete, in cima alla vetta a cui già faccio fatica ad accedere trascinandomi la sola borsetta. Figuriamoci la spesa.
E quindi sono andata al DìperDì di Salita del Prione e gli ho spiegato il mio dramma: “E’ successa questa cosa terribile! Io non sono in grado di trascinarmi i maccheroni su per 5 piani! E l’acqua ancora meno! E durerà per tre mesi! Come farò?
E loro mi hanno detto: “Tranquilla! Non la abbandoneremo!”
E quindi adesso io faccio la spesa, poi torno a casa serena e festosa e, poco dopo, un signore stravolto si presenta senza fiato alla mia porta e mi deposita i pacchi sul pianerottolo. E poi, in perfetto stile egiziano, bisogna pure insistere per dargli la mancia: “Ma no!” “Ma sì!” “Ma si figuri!” “Ma la prego!”
Io gli darei pure tanti baci, oltre che la mancia.
Lo amo proprio, il DìperDì di salita del Prione.
Volevo dirlo.
Sono buoni dentro, quelli di ‘sto DìperDì.

Adesso possiedo anche un volantino dove c’è il loro numero di telefono, e li si può chiamare e dirgli: “Mi porta una cassa di acqua, e poi 3 chili di pasta, e poi i pelati, e poi l’olio etc. etc?”
E loro ti dicono di sì e poi vengono con la roba.
Su.
Al quinto piano senza ascensore.

Io a Natale gli faccio la pastiera, a questi.
Perché te li fai fritti, i web 2.0 e i Nokia e i sailcavolo quando vivi in cima a una torre in cima a una salita in cima a un vicolo inaccessibile ai furgoni di un centro storico tutto in salita, e l’ascensore non va e ti devi portare la spesa a casa.
La civiltà è un servizio di spesa a domicilio come prevenzione contro l’infarto.