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Qui siamo tipi sensibili e, come dicevo nell’altro post, incappare in un branco di topi mentre si va a una festa ci rende particolarmente comunicative.
L’avevo scritto, infatti:

Ho cominciato a tranquillizzarmi al terzo bicchiere di vino rosè.
Col compagno di ascensore, nonché confidente della mia angoscia da topi, ci ho fatto amicizia ed era assai simpatico.
In fin dei conti è pur sempre un argomento di conversazione, l’incappare in un gregge di ratti, e quindi non ti dico quanto ho socializzato, in questa festa dove non conoscevo nessuno.
Un sacco di chiacchiere, ho fatto.

E basta vedere ciò che scrive Angiolina Priod nella sezione di Genova di Repubblica di ieri, per constatare che – santo cielo – non mentivo.
Laddove si racconta della festa di Loredana Galante, appunto, e del suo progetto Abat-Jour (un lavoro sul sogno portato avanti assieme alle detenute di Pontedecimo) e, tra tante belle cose, si legge:

“Poi c’era un gruppetto di rifugiati – sì, quelli che hanno lasciato la Lombardia per Genova attirati dal clima e dal favorevole rapporto qualità prezzo delle case in centro. Tra loro, Fulvia De Feo era certamente quella con la personalità più ingombrante, intrappolata da Magdi Allam e corteggiata da Maurizio Costanzo per certe sue esperienze che ha deciso di non condividere né con l’uno né con l’altro, ma anche Giacomo P., ancorché meno pirotecnico di Fulvia, aveva parecchio da raccontare […]”

Ed è che Genova è discreta e si fissa distrattamente le unghie mentre ti succedono le catastrofi, salvo poi mostrarti divertita attenzione quando pensi di fare cose normalissime, ancorché vagamente accidentate.

Mi facessi sparare, per dire, sono certa che scivolerei inavvertita tra le pieghe del pudico understatement cittadino.
Ma se ti limiti a traslocare, andare a una festa o – Dio non voglia – metterti le dita nel naso, mi sembra di capire che la città ne prende nota.

E comunque, Angiolina, e a proposito di fuochi d’artificio: la mia personalità sarà pure ingombrante, chi dice di no. Ma, in confronto alla tua, occupa lo spazietto di una scatola di scarpe.
Va ammesso, a malincuore.