miofrigo.png

Mia figlia mi proibisce di chiamarla “dieta”, la cosa che sto facendo. Perché, dice lei, la parola ‘dieta’ indica qualcosa che prima o poi finisce, mentre “Mamma, mettitelo in testa, così è come si mangia e così mangerai per il resto della tua vita! Per cortesia non chiamarla dieta, ché è indice di un atteggiamento sbagliato.

In effetti il ragionamento è corretto, e comunque pure il mio battaglione di dietisti mi ha detto che a loro fanno orrore, le diete ipocaloriche, e che quindi la mia non è dieta. “Ok, ma si dimagrisce?” “Sìììì! Ce lo ha già chiesto dieci volte, abbiamo detto di sì!

Mi si pone un problema linguistico, però: uno, le cose nuove, deve poterle battezzare in qualche modo.

Anche perché stavo pensando di fare un ricettario, con queste mie inedite creazioni quotidiane, e dedicarci una categoria apposita. E non so come chiamarla, ché “Ricette dietetiche” non posso e “Ricette da rieducazione alimentare” suona abbastanza male, lo vedo da me. “Ricette della svolta”, la potrei chiamare, ma mi capirei solo io. Non so.

Il concetto, comunque, è che si moltiplicano le verdure, in questa impostazione culinaria, e si abbattono i grassi. Tu cuoca, quindi, hai il doppio problema di cosa fartene, delle carrettate di verdura che affollano il tuo frigo, e di come trasformarle in qualcosa di buono con un solo cucchiaio di olio a disposizione a pasto, e senza potere mai usare due tipi di proteine diverse. Tipo: se usi le uova non puoi usare il prosciutto, se usi la carne non puoi usare il formaggio e così via. Un po’ kasher, come impostazione, col tocco halal dell’analcoolico.

Oggi toccavano 150 g. di pesce, per dire, e 120 g. di pasta (sì, non ditemi niente, loro dicono che dimagrisco e io gli credo), verdure a volontà e un cucchiaio di olio. Abbiamo quindi così proceduto:

1. Comprato carciofi di quelli a cui il fruttivendolo ha già tolto le foglie esterne. Cinque. Tolto la punta spinosa con colpo di mannaia. Divisi in due e messi a cuocere al vapore mentre facevo tutt’altro. Questo, ieri sera. Dimenticati nel cestello di cottura fino ad oggi.

2. Tornata a casa affamata. Preso sacchetto di frutti di mare congelati, eliminato plastica e versati in pentolino con cipolla affettata, quattro mezzi carciofi tagliati a pezzetti, un pochino di acqua e dado, pepe. Fatto stufare il tutto coperto fino ad assorbire il brodetto. I rimanenti carciofi sono stati frullati col minipimer e ridotti in crema.

3. Condito spaghettini De Cecco con la suddetta crema di carciofi e i frutti di mare stufati. Alla fine non ce l’ho manco messo, il cucchiaio di olio, perché proprio non serviva. Ottimi.

E vorrei lasciare traccia scritta di tutto questo spremermi le meningi per cucinare cose buone e sono abbastanza decisa a fare ‘sto ricettario, quindi. Se solo sapessi come chiamarlo. (“Mamma, ma sono cose normalissime, non c’è bisogno di nessun nome!”)