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In Egitto, i fornai che vendono il pane statale, ovvero quello a prezzo speciale o ‘sussidiato’ che dir si voglia, li riconosci perché normalmente hanno poco più di una finestrella che dà sulla strada, magari con tanto di sbarre, e sotto la finestrella se ne sta sempre appeso, o accampato, un gruppetto di gente che, in realtà, fa la fila.

Che ci fa, lì, quella gente?” “Compra il pane” “Il pane??” Perché non sembra una panetteria, quella roba là, e le panetterie egiziane ti erano sempre parse normalissime, fornitissime e onnipresenti, e ci metti un po’, a capire che quello è un altro circuito e che c’è la farina a prezzo di sussidio, appunto, con apposito libretto che certifica il tuo diritto a comprarti la pagnotta a 5 piastre, un centesimo di euro.

Adesso leggo ciò che racconta Paola Caridi e non ci voglio manco pensare, alle code che devono esserci sotto quelle finestrelle.

Era da un po’, che non mi affacciavo su ciò che avviene da quelle parti. Ma è che la nostalgia non mi si è alleggerita di un milligrammo, in questi due anni da quando sono rientrata, e non c’è “ricostruirsi l’esistenza” che tenga: io vorrei tornare giù.