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In tutto questo, poi, io settimana scorsa ero in gita a Rimini, nel senso che ci accompagnavo una classe. E non ci ero mai stata e per me era proprio un luogo dell’immaginario, quindi, nonché la sintesi di tutti i luoghi dove non andrei al mare. E invece mi ha colpito, devo dire. Non nel senso che ci andrei al mare, no. Nel senso che mica deve essere male viverci, direi. E del resto ci ho vissuto, in qualche modo, perché la Castelldefels in provincia di Barcellona dove ho passato tre anni era uguale identica a Rimini, ho scoperto. Solo più piccola e con meno chiese e palazzi. Del resto guardano entrambe il Mediterraneo da quel lato, Rimini e la costa sabbiosa sotto Barcellona, e forse il mare diventa così, se lo guardi da quella sponda.

Intanto ti svegli la mattina prestissimo, a Rimini, ché alle 7 c’è la luce che a Genova vedi alle 9, più o meno, e che a Milano vedi solo al cinema, e quindi il bioritmo si agita tutto e ti alzi pure di buon umore, oltre che all’alba. E poi c’è questa marea bassissima, la mattina presto, e la gente coi pantaloni rimboccati che cammina sulla sabbia raccogliendo telline. E poi vanno tutti in bicicletta, ovviamente, e i miei alunni genovesi erano lì che li guardavano perplessi e io mi sono persino chiesta se ci sapessero andare, loro, in bici, ché a crescere in una città verticale come Zena non è mica detto che impari, mi sa. E c’è pure il fatto che sono tanto gentili, i riminesi – ma proprio tanto – e l’albergatore era lì che ci offriva continuamente il caffè e ci si sentiva tutti molto accuditi, e i genovesi lì a mugugnare: “Ecco, uguale alla Riviera ligure, proprio! Da noi, altro che offrirti il caffè! Siamo tutti antipatici, noi, e qui invece sono simpatici!” Ma è che i genovesi, si sa, hanno questo spirito autocritico sviluppatissimo, quando sono tra di loro, e allora bisogna rassicurarli: “Ma no, dai, anche voi siete buoni! Avete uno stile diverso, certo, ma siete simpatici, giuro!” E loro ti guardano con sospetto.

Poi ci sono i tizi delle discoteche che appena vedono una scolaresca chiedono della prof e ti pubblicizzano il loro locale. E io, sbigottita: “Ma hanno 14 anni, i miei!” E loro: “Ah, ma abbiamo anche la sezione per i 13enni, in discoteca!” Poi hanno visto la faccia che facevo e hanno battuto in ritirata, saggiamente. Mi manca solo questo: portare una scolaresca a visitare le discoteche della costiera romagnola, ecco. Potrei dire di avere fatto ogni cosa strana possibile, a quel punto.

Invece mi sono fatta accompagnare un attimo in biblioteca, verso il secondo giorno, ché sapevo che quella di Rimini è una delle poche ad avere la raccolta completa di Cuore e volevo dare uno sguardo agli articoli che poi ho postato qui sotto, ché da ‘ste parti abbiamo la curiosità persistente, e quindi ci siamo presentati sotto la biblioteca Gambalunga in branco, io e un sacco di adolescenti, ma poi loro sono andati a fare shopping col collega mentre io scartabellavo un attimo dentro, e chissà come gli sarò sembrata prof, ai ragazzi, che mi catapultavo nelle biblioteche mentre loro guardavano le vetrine. Una fa delle bellissime figure involontarie, certe volte.

E poi si mangia mica male, a Rimini. E c’era questo albergatore che continuava a presentarsi con lasagne, pasta pasticciata e Sangiovese, e le alunne: “Prof, ehm, ma lei non era a dieta??” E la prof: “Sì, chomp, perché?” e tuttavia sono riuscita a tornare a Genova dimagrita, e davvero non mi spiego come ho fatto. Miracolo delle visite ai monumenti del Centro Italia, suppongo, ché con tutte quelle chiese verso cui scarpinare le smaltisci, le calorie.

Rimini, insomma, non è mica una cattiva idea, per viverci. Poi magari d’estate te ne scappi, e pure veloce. Ma in questo scorcio di Aprile mi era simpatica e mi metteva allegria. Con tutta quella luce, davvero. Chiarissima.

Mo’ me lo segno. Metti che mi dovesse servire, prima o poi, una città italiana senza salite, una ci fa un pensierino.