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  • Ho aiutato mio papà nel trasloco, in questi giorni, e lui mi ha riempito di paghette. Ho protestato, santo cielo, e lui mi ha guardato severo: “Da dove ti vengono questi raptus autonomistici? Non ti permettere, sai!” E poi abbiamo inaugurato la sua casetta nuova con una cena sul terrazzo: io ho fatto gli spaghetti al sugo di polipo e lui ha aperto una bottiglia di Franciacorta. Certe volte è proprio facile essere felici.
  • Mi sveglia il citofono, stamattina alle 11, e apro scarmigliata e pesta, ché sono due giorni che faccio festa notturna in centro storico e poi sono tutta un trambusto emotivo, tra una cosa e l’altra, ed era mio fratello che mi sbucava da Milano. Impugnando una scatola di caffè Kimbo. Di domenica mattina, ed io non avevo una briciola di caffè in casa. E quindi sono subito corsa a farmi un caffè, grata al mio salvatore domenicale, e mentre lo preparavo ho pensato a Scienziato, che non ha manco fatto in tempo a risbucare dalle mie parti e già c’era un casino da cui salvarmi, in extremis e per le orecchie. E gli faccio: “Ma no, non mi salvare, uff!” E lui, secco: “Zitta, roarr!” E una deve saperlo, quando le tocca stare zitta, e stavolta mi toccava. E pensavo a questa cosa tutta maschile di badare ai fatti e di ragionare a partire da quelli, mentre bevevo la mia tazzina di caffè materializzatosi grazie al fratello, e mi chiedevo che schifezza sarebbe la vita, se non ci fossero loro a raddrizzarla ogni tanto. Loro gli uomini, dico. Ci sono volte in cui hanno una marcia in più, c’è poco da discutere. Lo si ammette, davanti al caffè della domenica.
  • Riapre BlogBabel, ormai lo sanno tutti. Qui abbiamo dato una sbirciata in anteprima (onoratissime, a proposito) e c’è da dire che ci è mancato, in questo periodo di chiusura. Io non sapevo più di cosa si parlava in giro per i blog, senza di loro. Mi è parsa molto più slegata, la blogopalla, tutta fatta di frammenti che andavano per conto loro. Più piccola, o grande giusto quanto il mio feed reader. Mi immalinconiva, ‘sta chiusura, e sono contenta che sia passata. Detesto gli impoverimenti.
  • Ho passato la domenica a fare fioretti, mentre sonnecchiavo per riprendermi da traslochi, bagordi e trambusti. Che devo essere più progettuale, più attenta alle cose concrete, più genovese e più disciplinata. E più a dieta, ché mi mancava solo l’osteria sotto casa a tentarmi, roba da matti. Un sacco di fioretti, ho fatto. Un centinaio. Dormendo tra l’uno e l’altro, sotto al ventilatore. E poi un sacco di sogni strani, tra un fioretto e l’altro. Una domenica passata a pensare per immagini, a sprazzi. Un puzzle di associazioni mentali che non ho la pazienza di rimettere insieme, e manco mi serve farlo. Non ho altri compiti che quello di trattarmi bene con la dovuta coerenza.

Comunque: la mia ex alunna preferita mi ha appena scritto: “La vita andrà bene, fa niente cosa succede“. Ed è esattamente ciò che penso anche io.

(Questo blog farebbe bene a spegnere la luce e a dormire, ché domani ha un sacco di cose da fare.)