Per quanto io possa sentirmi scoglionata e disillusa dalla grettezza personale e politica dell’ambiente filopalestinese che mi è capitato di conoscere in Italia, rimane il fatto che la Palestina esiste e che ciò che accade lì non si può rimuovere, pena un inaridimento della coscienza che nessuno si augurerebbe di subire.

Non c’è come il racconto delle piccole cose, per capire le persone e i loro luoghi. Le storie piccole, le testimonianze di chi ti parla semplicemente di ciò che vede. Come questa email arrivatami da una mailing list poco fa:

 

8/07/2008

Verso mezzanotte e mezza sentiamo degli spari, prima poco rumore e poi sempre piu’ forte, una vera sparatoria.

L’ambulanza di Feras, che abita di fronte a noi, si e’ mossa subito… mi preoccupo, oltre che per gli eventuali feriti, anche per lui: come sapete sparano sempre anche sulle ambulanze.

Ci chiediamo cosa stia succedendo, visto che la resistenza ha ormai consegnato le armi. Esplosioni di granate sonore, e poi un’esplosione piu’ forte, quella della bomba che ha fatto saltare le porte del municipio. Mi hanno detto che il dott. Ghassam Hamdan del Medical Relief e’ arrivato subito sul posto e ha parlato col un ufficiale dei soldati israeliani, dicendogli che non c’era bisogno di far saltare tutto, gli avrebbero dato le chiavi…

I soldati hanno allontanato tutti i giornalisti, portato via tutti gli archivi del comune…

Con che diritto, e perche’, dal momento che tutti i combattenti hanno consegnato le armi, e non c’e’ piu’ una resistenza armata nella citta’?!

Dalla finestra abbiamo visto passare due jeep, mentre un amico palestinese commentava “i soldati non si sarebbero permessi di fare questo quando c’erano i combattenti” e ancora “ Nablus faceva paura ai soldati israeliani, e le jeep arrivavano sempre in massa”. In effetti e’ stato cosi’ anche questa volta, pare ne siano arrivate 30-40 nel centro e altre nei dintorni, in tutto circa una 70ina, con un paio di bulldozer.

Parliamo con la gente. “Consegnargli le chiavi?!” C’e’ chi dice che sarebbe stata un’assurdita’, “lasciamo che entrino con le bombe, non assecondiamoli, almeno!” e poi “la scusa per le loro incursioni erano i combattenti, ma adesso che hanno consegnato le armi qual’e’ la giustificazione per quello che stanno facendo? e l’autorita’ palestinese cosa fa, perche’ non ci difende da questi attacchi?, quando c’era la resistenza Nablus era rispettata, adesso fanno lo stesso quello che vogliono, solo che nessuno puo’ opporsi…”

Non e’ che la gente voglia i combattimenti, e’ solo sfiduciata e stanca. Negoziati, discussioni … certo la maggior parte della gente non e’ per il confronto armato, ma si chiede “cosa cambia quando deponiamo le armi? Soltanto che non abbiamo piu’ niente con cui trattare, niente sul piatto della bilancia…” Il giorno dopo doveva esserci uno sciopero e una manifestazione contro questo attacco, ma i negozi devono stare aperti, lavorano gia’ cosi’ poco… Non possono permettersi di chiudere. E poi che vantaggio ci sarebbe, “Nablus e’ una citta’ palestinese, se chiudiamo i negozi non facciamo nessun danno agli occupanti”.

Cosi’ e’ tutto annullato, sciopero e manifestazione.

G.

 

Poi ci sarebbe anche la stampa, certo. Aspetto il giorno in cui la vedrò anche sulla grande stampa italiana, la chiarezza che c’è in questo momento sulla homepage de El País:

 

El Ejército israelí asalta hospitales, orfanatos, mezquitas y centros comerciales en varias ciudades palestinas por su presunta vinculación a Hamás.

Infine, per chi blatera di antisemitismo, da un lato e dall’altro: che dia uno sguardo a questa foto e mi dica se non sono uguali, quelli che arrestano e chi viene arrestato. Io vedo solo una differenza, ed è quella del potere:

 

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