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All’assemblea sindacale, una garbatissima prof alza la mano e dice, smarrita: “Ecco, io volevo chiedere cosa si sa del cosiddetto sciopero virtuale. Perché credevo fosse una battuta, quando me ne hanno parlato, ma poi ho visto su internet che non parrebbe uno scherzo…

L’idea, in pratica: tutto un sentiero impervio con tanto di referendum, per arrivare a dichiarare uno sciopero, e infine questa cosa che, non so a voi, ma a me affascina:

 Sarà possibile scioperare virtualmente, con un fazzoletto bianco al braccio. In questo modo il lavoratore mostra la sua adesione allo sciopero, lavora ma perde il salario.

Certo che so’ generosi, a permetterci finalmente una forma di protesta tanto estrema.

Ecco: io, questa esperienza di entrare in classe e lavorare gratis per protesta con la fascia al braccio (così il governo si spaventa subito e ottengo un sacco di cose, so’ sicura) la devo assolutamente fare, non me la posso perdere. Però, se è possibile, la fascia me la vorrei mettere attorno alla fronte stile kamikaze, che è più bello e mi tiene pure a posto i capelli.

Me li immagino, i ragazzi. “Prof, ma che fa con quella fascia?” “E’ per avvisarvi che rinuncio alla paga di oggi” “E perché, prof?” “Eh, sto cercando di non farmi peggiorare le condizioni di lavoro.” Poi ci lamentiamo se ci guardano strani, i ragazzi, pensando che non siamo esattamente dei modelli da seguire.

 Fantozzi è già lì pronto, ovviamente.

Ed io penso che, in fondo, vivere in un’epoca in cui la realtà supera qualunque possibilità di satira ha un suo perché. Era da tempo, che non contemplavo in modo così assorto un governo.