Io so di una scuola dove esiste, per i docenti, il turno di guardia ai gabinetti.
Spiego: normalmente, durante l’intervallo, noi siamo tenuti a vigilare sugli studenti della nostra classe, giacché il momento della pausa è parte dell’orario di lezione. E fin qui ci siamo, tutto normale. In questo caso, invece, il dirigente della scuola ha disposto che alcuni dei professori debbano lasciare le loro classi al prof più vicino e piazzarsi davanti ai gabinetti a vigilare che gli studenti non fumino. Esiste anche un orario, esposto al pubblico, che stabilisce i turni dei vari prof ai cessi.
Io immagino me stessa in una situazione simile e mi vengono i sudori freddi: dovrei battere alla porta dei singoli gabinetti, farmi aprire e controllare se fumano? Dovrei guardarli mentre entrano ed escono dai bagni, si tirano su la braghetta e si aggiustano la gonna? Dice che qualche prof maschio pare persino contento, in effetti, di buttare l’occhio nei bagni femminili. E che alcune colleghe si mettono davanti ai bagni ma girate, per obbedire formalmente ma evitando di tirarsi appresso qualche sospetto di pedofilia. E dice che, finalmente, qualche timida protesta sul fatto che sarebbe illegale abbandonare la propria classe per seguire ai cessi gli alunni altrui, comincia ad esserci. Evviva.
Ora: a me risulta che non stia scritto da nessuna parte che un docente debba sottomettersi a una cosa tanto dequalificante oltre che ridicola e comunque inutile, visto che per fumare gli basta chiudersi dentro, ai ragazzi, e che pertanto è diseducativa e svilente per tutti. E tuttavia la norma c’è, e questo vuol dire che un significativo numero di professori l’ha accettata, invece di protestare, contestare il tutto ufficialmente e chiarire la faccenda.
Che, per inciso, se uno proprio deve guardare i gabinetti, a mo’ di castigo per essersi a suo tempo laureato e abilitato, abbiano almeno la cortesia di permetterci di accettare le mance, no? Io mi metto lì con una sedia e un tavolino, passo ai ragazzi un foglietto di carta igienica, loro mi danno mezzo euro e siamo tutti felici e con i rispettivi ruoli finalmente chiariti. Magari arriviamo persino a stipendi simili a quelli dei colleghi europei, con un accorgimento così. Sarebbe un’idea, perché no?
Pensavo a questa storia e al clima di obbedienza che l’ha resa possibile.
E poi ho letto questo:
Ci sono categorie di lavoratori che, grazie all’azione di sindacati di
base e di comitati costruiti dal basso, hanno ottenuto vistosi successi
infischiandosene delle norme pattuite e scioperando a ripetizione.
Addirittura i ferrovieri e i ferrotranvieri più di una volta hanno fatto
orecchie da mercante alle letteredi precettazione. Il problema, in
questi casi, è avere la compattezza necessaria per reggere il confronto.
Nessun datore di lavoro può permettersi di licenziare tutto il
personale, né una consistente parte di esso; mentre, se la solidarietà
tra chi sciopera e i colleghi è scarsa, è facile isolare e punire i
“reprobi”.
Sì, come no. La compattezza. Reggere il confronto. I comitati dal basso. L’infischiarsene delle norme, noi che obbediamo pure a quelle inesistenti.
Io lo farei, l’esperimento: fare partire, in qualche scuola, una circolare che imponga ai docenti di pulirli anche, i cessi, accompagnata da qualche motivazione educativo-didattica di quelle che ci vengono tanto bene, quando le mettiamo giù.
E poi contare quanti insegnanti hanno obbedito.
Quanto scommettiamo che ne contiamo un bel po’?


Sei grande! Comunque è una situazione più diffusa di quel che si crede, nel pubblico come nel privato, soprattutto dove i dipendenti sono pochi e più facilmente ricattabili. Questo fa credere ai datori di lavoro di essere onnipotenti e quasi di poter fare miracoli (come il mio titolare che pretendeva la presenza sul lavoro di una mia collega col ginocchio operato, rigido e fasciato, appellandola perdipiù come “lavativa”). E, detto per inciso, c’era chi gli dava ragione.
:D beh sì, so che la sorveglianza generale durante la ricreazione è a turno fra gli insegnanti presenti, da anni o da sempre.
cosa alquanto utile in teoria, a “difesa” sia dei più piccoli sia delle strutture scolastiche da eventuali prepotenze di altri. in realtà, è più facile che i “turnisti” chiacchierino fra loro o con alcuni ragazzi, vedendo sempre dopo. quanto lamenti probabilmente vorrebbe andare – nell’intenzione almeno – contrariamente al concetto italiano che va per la maggiore: punire anziché prevenire, ovviando così a quella mancanza di educazione civica sempre più dilagante.
e non intendo l’educazione di un “buongiorno” ma quella al rispetto della “res publica”.
quindi l’intenzione forse è appunto prevenire – che so, porte graffiate e bucate, lavandini intasati di carta igienica? – danni che accadono e che sono poi a carico dell’intera collettività.
e chi più degli insegnanti – educatori per antonomasia – sarebbe adatto a questa bisogna?
la cosa triste è che si sia dovuti giungere a questo: la sorveglianza dei cessi.
e che anche tanti insegnanti in questo abbiano la loro grossa responsabilità di docenti che spesso negano nei fatti ciò che “a parole” affermano.
un esempio semplice: certi insegnanti – grandi controllatori di “presenze cellulari” ancorché spenti che però tengono il loro acceso e squillante sulla cattedra; magari rispondono “sto facendo lezione, ti richiamo” ma intanto l’attenzione di tutti all’argomento è andata a pallino e l’ottimo esempio di in che conto tengano essi stessi le regole, è stato dato. e recepito da quelle “carte assorbenti” che sono i ragazzi.
ovviamente non tutti lo fanno ma.. la scuola non è forse vantata come “organismo collettivo” ? ;)
Gli insegnanti sono tenuti a controllari le LORO classi. I bagni e simili sono competenza dei Collaboratori scolastici.
La confusione e l’attribuzione ai docenti di ruoli che non sono il loro (io sono pagata per insegnare lo spagnolo, non per vedere se buttano carta nei lavandini) sono ciò che rende la nostra scuola, tra le altre cose, un serbatoio di minorenni a vita.
E comunque io sarei disposta a portarla fino in tribunale, una disposizione che mi imponesse la guardia ai cessi. Trovo profondamente colpevoli i colleghi che la accettano.
Son capitato nel tuo blog non per le vicende scolastiche attuali ma per altre ragioni che forse un giorno ti spiegherò. Saltano fuori i paradossi “esiste un orario per i prof, esposto al pubblico, che stabilisce i turni di sorveglianza dai cessi” :-) Metafora di ciò che sta diventando la scuola, anzi di cosa la stanno facendo diventare, si potrebbe supporre una strategia consapevole in tutto ciò. Ma gli (ex)bidelli che ci stanno a fare? La pulizia non la fanno più perché sono stati promossi assistenti, e va bene (anche se costano una cifra alla comunità) … poi neanche controllano … Possibile che non siate capaci, come categoria, di imporre l’ordine non dico ai ragazzi ma ai presidi, attraverso il consiglio d’istituto? A chi rispondono, i presidi, qualcuno me lo sa dire?
Infatti. Quello che dico è proprio che siamo una categoria strutturalmente debole, proprio sul piano personale. Perché, poi, gli strumenti per farci rispettare ce li avremmo.
E, l’ho sempre scritto, detesto pensare che la nostra passività abbia qualcosa a che fare col fatto che siamo in maggioranza donne. Però non posso non pensarlo.
(Cmq ora sono curiosa: quali ragioni? :) )
Non perché siete donne ma perché sulle docenti spesso grava, in quanto donne, anche il carico della gestione familiare … Sono arrivato quì seguendo delle discussioni sull’Islam, sono capitato su dei blog di donne islamiche, polemiche varie, haramlik. Sono tornato alla fede dei miei padri (così si dice ;-) cioè quella cattolica dopo il consueto rifiuto giovanile, la susseguente esplorazione di terre esotiche e il riorientamento verso occidente quando ho iniziato a contemplare il concetto di tradizione, le religioni abramitiche e i vari aspetti della Rivelazione. A causa di un tale FB ho scoperto che c’è una via interiore nell’Islam, nel Cristianesimo e in altre grandi religioni, una via che permette di superare il formalismo farisaico. Mi piace conversare con chi percorre sentieri simili al mio, non troppo diversi perché un letteralista non può comprendere un simbolista e un articolo di fede diviso in capitoli sezioni e paragrafi non è un koan :-) Ciao
So che è una risata amara, ma la parte in cui dici che con le mancette ai cessi forse arrivereste ad avere uno stipendio come quello dei colleghi europei l’ho trovata cruda ma geniale e lucida.
Era da tanto tempo che non mi ritrovavo a costernarmi così spesso per le cose dette e fatte da un governo.
No qui non siamo neanche più alla questione destra e sinistra.
Cioè questi decreti sparati a raffica, non sono leggi di destra (ma magari!) sono deliri, sono cose talmente marchianamente dannose per il paese che non riesco a capirne il motivo.
Io li pulirei, se fossi sicuro di diminuire l’uso di droga a scuola. Giuro.
Anche io li pulirei, AC, se servisse, boh, contro le guerre o la fame nel mondo. Solo che la realtà, generalmente, percorre sentieri più complessi.
E, nel mondo reale, un prof con la testa nel cesso è il sogno proibito di qualsiasi spinellatore scolastico.
(Comunque la perdità di autorità delle figure di riferimento è normalmente considerato uno dei fattori che inducono all’abuso di droghe, non un modo per combattere tale abuso.)
Perdita d’autorevolezza, prima ancora che d’autorità. Negli ultimi 50 anni abbiamo aperto il vaso di Pandora, abbiamo favorito la distruzione del senso comune e dell’etica condivisa senza possedere la capacità di ricostruire un nuovo mondo, ma credendo di averne il potere grazie alla tecnologia, un mero prodotto intellettuale. “Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso” (Patriots, Battiato 1980)
“Gli insegnanti sono tenuti a controllari le LORO classi. I bagni e simili sono competenza dei Collaboratori scolastici.
[………………..]
By lia on Oct 24, 2008”
^__^ ovvio. anche perché il collaboratore non può assumersi la responsabilità degli allievi neanche per un minuto, mi pare.
ma ciò che intendevo è che se siamo giunti, sono in quella scuola, a questo ci sia qualcosa che stride in tutto il sistema, qualcosa che rema contro al bambino/ragazzo/adolescente da considerare, e che si consideri, man mano sempre più responsabile di sè.
proprio come se si volesse, come giustamente osservi anche tu, fermarne a lungo la crescita in una sempiterna infanzia comportamentale.
perché? a che scopo?
e anche tanti insegnanti – in questo – penso abbiano la loro buona parte di responsabilità. condivisa con altrettanti genitori, naturalmente.
ma come si è arrivati a questo? e, soprattutto, come se ne potrebbe uscire?
Come ci siamo arrivati è evidente, sclerosi e svuotamento culturale. A partire dal dopoguerra abbiamo progressivamente adottato le forme culturali dei vincitori senza avere gli anticorpi di quella società (puritanesimo etc). Da noi si dice “futti futti ca dDiu pirduna a tutti” ciò è inconcepibile per l’americano medio. L’hybris tra le due culture quella anglosassone in salsa americana e quella cattolico-latina ci sta distruggendo. Come uscirne? Dato che non possiamo controllare i mezzi di comunicazione di massa credo che non possiamo uscirne. Comunque la via sarebbe quella del recupero etico, sia civico sia religioso, se falliamo possiamo sempre sperare che i musulmani diventino maggioranza in questo paese, ci penseranno loro a riformare il sistema :-) “Vuoto di senso crolla l’Occidente soffocherà per ingordigia e assurda sete di potere e dall’Oriente orde di fanatici” (Zai Saman, Battiato 1988)
*__^ dunque, Twitti, dovrei forse comprendere che ogni via è buona per raggiungere lo scopo? e magari per vidimarlo con la nostra stessa speranza/invocazione?
in realtà par proprio che siamo divenuti del tutto un “paese di carta” nonché appeso alla carta e di qualsiasi tipo, dal titolo di possesso o di studio a quel che ci pare o ci conviene.
e un paese di poca memoria, o di memoria adattabile alla convenienza, il che si equivale.
e siamo inoltre, temo, anche uno stato dove lo stesso legislatore non ha “il polso” della media collettiva. o, se ce l’ha, pecca nel considerarlo lo stesso del suo e del suo stretto entourauge, precorrendo anche , in vari casi, proprio i tempi della mentalità collettiva, “fabbricandola” quasi.
[il che non è che sia – o sia sempre – un male, eh! ma.. ecco, a volte ti fa pensare che sia egli stesso solo uno strumento di manovra]
leggevo questo poco fa:
http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_26/atenei_stella_rizzo_0257068e-a330-11dd-8d2c-00144f02aabc.shtml
ecco, anche tralasciando il sottile filo ideologico che l’ha ispirato – e nella solita logica di grano e loglio – mi par di ricordare che l’istituzione di crediti/debiti e laurea breve risalgano appunto agli anni novanta e ricordo di averli visti già allora come uno strumento collegato per svuotare di senso – inteso come capacità o effettivo apprendimento – ogni traguardo.
saranno anche stati adeguamenti eu ma in uno stato dall’animo populista che fino a cinquant’anni fa aveva consistenti sacche zonali di analfabetismo; e dove l’impiegato pubblico o para-pubblico privo di laurea [del pezzo di carta] oggi come oggi si trova preclusa ogni possibilità di carriera interna.
possibilità che però non erano precluse “ai suoi tempi”, ovvero all’inizio della sua carriera. lo sono state poi, con successivi interventi legislativi e per interessi di potere, passati per “tenere il passo” con l’eu.
dimenticando però una cosa fondamentale: l’area eu funziona per meritocrazia, l’italia no.
[quindi, anche in eu il passo è difficile da tenere con la sola apparenza]
e “laurea” sembra divenuta ormai quasi una parola d’ordine, necessaria come un paio di scarpe anche se non davvero garante di effettiva cultura o competenza specifica.
oppure un pezzo di carta la cui assenza categorizza l’assenza delle competenze anche se conseguite “sul campo” e provate di persona ogni giorno.
quindi io non vedo questo “grande scandalo” – in questo regime di crediti formativi voluto, se non ricordo male, dal ministro Berlinguer negli anni novanta – se a molti che lavorano da venti o trent’anni in un’amministrazione sia parsa un’occasione di possibilità di progresso professionale altrimenti interdetto.
ché la formazione sul campo varrà pur qualcosa di più dell’aver partecipato al corso di teatro o al torneo studentesco o alla gita, spero!
[attualmente queasto è il metro usuale dei crediti fino al diploma]
poi è abbastanza comprensibile che aprirle indistintamente, queste lauree, avrebbe “scatenato la corsa al miglior offerente” da parte di chi poteva permettersi la spesa occorrente per fregiarsene.
[le relative tasse universitarie, magari in contemporanea a quelle che già paghi per i figli]
e mi vien in mente questa signora:
http://www.didatticazanon.net/public/iodonna/i/interviste%20imprenditrici/Zanon/Luisa%20Tullio.doc
che, se ne avesse approfittato di una qualche convenzione, le opposizioni non avrebbero avuto alcun adito per scatenare il loro cancan un anno fa [fino alla corte dei conti e all’ipotesi di “danno erariale”] perché era stata nominata “dirigente di settore” negli uffici comunali.
[per fare lo stesso lavoro, solo nel tempo cambiato di definizione e dei titoli necessari]
che – estrapolo dal link – così era quarant’anni fa, quand’anche il solo diploma aveva molto più senso:
” ..mi sono diplomata il mese di luglio [del ’65, n.d.t] e ho cominciato a lavorare i primi di novembre, ho lavorato in una azienda privata per due anni facendo il ragioniere, occupandomi di bilanci, di contabilità del personale, di contabilità di magazzino. Poi ho lavorato 14 anni in un comune, ho finito il lavoro il giorno prima e ho ricominciato il giorno dopo a Udine, da 14 anni sono in forza presso questo comune. Ho finito in quel comune e sono venuta a Udine con la mobilità, dopo sette- otto mesi dal trasferimento ho superato il concorso per diventare dirigente. Non ho trovato particolari difficoltà a inserirmi nel mio settore perché bisogna tenere conto che in quegli anni già avere il diploma era importante. Molti si limitavano al titolo professionale, all’avviamento, già frequentare la scuola media in quei tempi era molto, perché non era scuola dell’obbligo, bisognava dopo la quinta elementare sostenere gli esami di ammissione, … era tutto un altro contesto..”.
ecco, “noi” siamo “estranei” a questo, noi abbiamo trovato direttamente la “media unica” e poi, in corso d’opera, i “decreti delegati”; anche il ’68 ci è passato sopra, spesso troppo piccoli per capire davvero.
ma tutti questi “altri” sono ancora fra noi, e spesso – quando non trovano le porte sbarrate – trattati con sufficienza perché non hanno il pezzo di carta del paese di carta.
poi, ritornando a quel che affermi, non siamo diversi dagli americani, siamo americani.
altrimenti in america ci sarebbero ancora i Maya. o i Sioux..
e non fraintendermi, non lo dico per gettar discredito su queste antiche popolazioni ma perché – criminalmente parlando – li abbiamo fatti fuori.
e i tempi della storia umana sono ricorsivi.
Sicura che esistano tutte queste complessità di sentieri?
Un abbraccio,
Angelo
Hirondo, io sono di quelli senza pezzo di carta :-) Ho lasciato l’Università per necessità pressanti, ho cambiato tanti lavori, la mia ultima posizione era “quadro” (per la precisione ero account in una web agency milanese). Di soddisfazioni professionali ne ho avute talmente tante che emozionalmente posso vivere di rendita per il resto della mia vita lavorativa. Nel privato ho investito personalmente per la mia formazione e ne ho avuto vantaggi economici, nella PA mi guardo bene dall’investire di tasca mia nella mia formazione, oltreutto al mio livello hanno poco da insegnarmi, semmai potrei insegnare io a loro, anche ai livelli dirigenziali. Sì, c’è quest’aria per cui i laureati trattano con sufficienza i diplomati degli anni ’60 … la PA è un’organizzazione enorme, piramidale, rigida, non si può pretendere da essa ciò che non può dare, la flessibilità nelle valutazioni. Quello che ho dimenticato di scrivere ieri, non mi venivano le parole giuste, è che forse qualcosa si potrebbe fare per rimediare ai disastri prima che si uniscano in costellazioni e diventino catastrofe: educare l’intelligenza emotiva, dovrebbe essere una materia di studio fino al termine delle scuole superiori.
Dimenticavo di dire … i docenti della scuola primaria e secondaria dovrebbero reclamare uno status diverso,e fino a quando saranno inquadrati tra gli impiegati pubblici non hanno speranza di miglioramento né professionale né economico. Nell’Università il ruolo docenti è separato dal ruolo degli impiegati tecnico amministrativi …
” Sì, c’è quest’aria per cui i laureati trattano con sufficienza i diplomati degli anni ‘60 …
By twitti on Oct 27, 2008 ”
^__^ non solo questi, anche quelli degli anni ’70, ’80, ’90.. e non è solo da parte dei laureati bensì alquanto diffuso, una specie di “senso comune” ormai.
e se guardiamo al decadimento verticale della scuola dopo i decreti delegati – solo per dare un’idea di data, eh! – avrebbe anche la sua ragione di essere, questa sorta di “disprezzo”.
il problema sta piuttosto nel fatto che, in generale, la scuola “superiore” – dai licei ai tecnici – sia diventata una specie di parcheggio, in attesa di decidere che si farà “da grandi”.
e, ancora in attesa, eccoti la laurea breve.
poi, naturalmente, sei laureato quindi perfetto per un concorso.
e, se nel frattempo vuoi far qualcosa purchessia – che so, l’impiegato, anche l’operaio – mentre attendi “il” posto, nessuno ti assume, ovvero ti prende sul serio.
[lasciamo stare gli sfruttamenti precari, intendo quelle – sempre meno – assunzioni serie]
a parte che vorrebbero il “ventenne con esperienza”, di fronte a un laureato si irrigidiscono, specialmente le piccole-medie aziende.
[le grandi o le multinazionali magari no ma qui c’è l’altra faccia della medaglia]
perché le piccole o medie, quando assumono, assumono con l’occhio al futuro e non sono tanto disposte ad investire formazione su qualcuno che – opinione abbastanza comune da quanto ho raccolto – “appena vince un concorso, chi si è visto si è visto”.
e appoi, che ho da andare al volo. :)
appoi :-) intanto sì, vero che le pmi assumono con quell’intenzione lì, fanno crescere un “invendibile” fuori per tenerselo dentro, io che fiutavo l’aria e avevo sentore dei disastri a venire molto prima che venissero mi sono formato da solo e ho cambiato aria prima che fosse troppo tardi, e poi ho cambiato ancora e ancora … volete la mobilità? Vi accontento, quando dico io ;-) Sono stato abbastanza fortunato, non è da tutti. La scuola è un parcheggio perché la nostra società è stagnante, in basso c’è la melma, ci stanno relegati quelli come me :-) e in alto l’empireo. Le società di recruiting così come le agenzie immobiliari e quelle interinali hanno fatto un danno enorme, il nostro sistema socioeconomico non era in grado di assorbire questo cambiamento in pochi anni, ma questo abbiamo (?) anzi hanno voluto e questo si tengono, per me siamo al collasso, non saranno i grembiulini col fiocchetto o l’educazione civica a rimediare il danno e per quanto mi riguarda preparo mia figlia ad un futuro all’estero, via, lontano da quì. Che poi, incredibile ma vero, il “fiocchetto” lo vogliono quelli che hanno favorito la deriva morale del paese … sono passati tanti anni da quando ho letto il “Libro del Signore di Shang”
e quel che ho visto nell’ultimo ventennio mi fa pensare che non solo io (che non conto nulla) l’ho letto …
http://www.tuttocina.it/editoria/sign_shang.htm
non l’ho letto – come probabilmente non lo aveva letto neppure Macchiavelli (lo nomino dato che è citato nella recensione)- ma lo leggerò, grazie.
e mi vien un pensiero, chissà se anche Huxley ne ha tratto ispirazione per il suo “il mondo nuovo” di quasi un secolo fa ma attualissimo con le sue “pillole di astrazione” e il resto.
il nostro sistema – quello della piccola italia – non era in grado neppure di assorbire un’immigrazione e un transito così massicci, e soprattutto con la delocalizzazione delle attività produttive in atto già da tempo e che ora si mostra in pieno nella miseria che ha lasciato in cerca del suo “oro”.
i grembiulini lasciamoli perdere, per favore.. fan tanto irregimentazione, con quel loro essere solo imitazione della divisa delle scuole d’elite ottocentesche o anche attuali. o almeno, questo mi fan venire in mente, la divisa dei poveri, apparenza.
e i bambini non hanno bisogno di divise, hanno bisogno di “contare” e di stimoli all’avvenire.
come te e come me, ce ne sono altri che se ne sono accorti o se ne stanno accorgendo di tutto questo così come di un’alternanza elettorale che si barcamena nelle stesse direttive ma che nello stesso tempo si è accorta che non ha un futuro.
e il cambiamento è già in atto e cambiare spetta a noi, uno per uno, e se davvero lo vogliamo possiamo anche anticiparne i tempi.
ché l’ideologia del profitto sta vacillando e, oltre a non risolvere i problemi sociali, non risolve nemmeno i propri.
… sul vacillare dell’ideologia del profitto ho le mie riserve, diciamo che è il profitto che vacilla ma resta ben saldo al potere, è ovvio che se distribuisse la ricchezza saremmo tutti un po’ poveri, il nostro modello è “meglio una pancia piena che centro vuote” e così sarà fino a quando l’etica del denaro non sarà sostituita dall’etica della solidarietà … utopia … si stima che circa l’50% della ricchezza mondiale è nelle mani del 2% della popolazione, questo sistema cambierà quando sarà distrutto, e lo saremo anche noi.
sì, è così. ed è come se fosse in atto una specie di regressione evolutiva: api nell’alveare globale, a uso e consumo di quelle poche api regine antropofaghe. per “diritto contante”.
e non c’è legge che tenga o che ci difenda perché sono loro a dettare la legge – chiunque la scriva – fagocitando e fagocitandoci persino la propoli, mentre trasformano la “solidarietà” nella loro pappa reale.
La democrazia funziona fino a quando le società sono relativamente piccole ed isolate una dall’altra, i mezzi di produzione sono di semplice fattura, le risorse abbondanti. Le nostre società sono alveari e come loro sono regolate da leggi cibernetiche (solo che non ce lo dicono). Chi ne detiene l’ontologia stabilisce i criteri di interazione tra gli individui di una classe e tra le classi. Le regole sono determinate dalle modalità di feedback, per le api l’interazione è determinata dal ciclo stimolo risposta a molecole chimiche, per gli uomini le molecole sono blocchi d’informazione veicolati dai media. La differenza tra i due tipi di società è che nella nostra le regole sono stabilite da autorità che appartengono alla stesso ordine degli altri membri della società, in quella delle api le regole provengono da un ordine superiore.
le api avranno anche una gerarchia “di ordine superiore” ma nessuna ape vien dimenticata dal sistema.
mentre il nostro sistema è fatto proprio – pur sempre a vertice idolatrato – per il massimo della dimenticanza.
Hirondo siamo andati OT, la nostra ospite potrebbe anche dirci di continuare la discussione in un tea room ;-) La gerarchia delle api dipende da leggi che nessuna ape terrestre ha mai fissato … forse la Grande Ape che vive nel paradiso degli insetti :-) Regole matematiche, codificate nel dna. Gli umani le leggi se le creano da se stessi e secondo convenienza, non secondo natura. “Dopo che si è perduto il Tao, viene la Virtù. Dopo che si è perduta la Virtù, viene l’amore per gli uomini. Dopo che si è perduto l’amore per gli uomini, viene la giustizia. Dopo che si è perduta la giustizia, viene il rito.”
^__^ ..infatti, sorvolando le virgolette e i puntini sulle “q”, stiamo dicendo la stessa cosa.