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Io so di una scuola dove esiste, per i docenti, il turno di guardia ai gabinetti.

Spiego: normalmente, durante l’intervallo, noi siamo tenuti a vigilare sugli studenti della nostra classe, giacché il momento della pausa è parte dell’orario di lezione. E fin qui ci siamo, tutto normale. In questo caso, invece, il dirigente della scuola ha disposto che alcuni dei professori debbano lasciare le loro classi al prof più vicino e piazzarsi davanti ai gabinetti a vigilare che gli studenti non fumino. Esiste anche un orario, esposto al pubblico, che stabilisce i turni dei vari prof ai cessi.

Io immagino me stessa in una situazione simile e mi vengono i sudori freddi: dovrei battere alla porta dei singoli gabinetti, farmi aprire e controllare se fumano? Dovrei guardarli mentre entrano ed escono dai bagni, si tirano su la braghetta e si aggiustano la gonna? Dice che qualche prof maschio pare persino contento, in effetti, di buttare l’occhio nei bagni femminili. E che alcune colleghe si mettono davanti ai bagni ma girate, per obbedire formalmente ma evitando di tirarsi appresso qualche sospetto di pedofilia. E dice che, finalmente, qualche timida protesta sul fatto che sarebbe illegale abbandonare la propria classe per seguire ai cessi gli alunni altrui, comincia ad esserci. Evviva.

Ora: a me risulta che non stia scritto da nessuna parte che un docente debba sottomettersi a una cosa tanto dequalificante oltre che ridicola e comunque inutile, visto che per fumare gli basta chiudersi dentro, ai ragazzi, e che pertanto è diseducativa e svilente per tutti. E tuttavia la norma c’è, e questo vuol dire che un significativo numero di professori l’ha accettata, invece di protestare, contestare il tutto ufficialmente e chiarire la faccenda.

Che, per inciso, se uno proprio deve guardare i gabinetti, a mo’ di castigo per essersi a suo tempo laureato e abilitato, abbiano almeno la cortesia di permetterci di accettare le mance, no? Io mi metto lì con una sedia e un tavolino, passo ai ragazzi un foglietto di carta igienica, loro mi danno mezzo euro e siamo tutti felici e con i rispettivi ruoli finalmente chiariti. Magari arriviamo persino a stipendi simili a quelli dei colleghi europei, con un accorgimento così. Sarebbe un’idea, perché no?

Pensavo a questa storia e al clima di obbedienza che l’ha resa possibile.

E poi ho letto questo:

Ci sono categorie di lavoratori che, grazie all’azione di sindacati di
base e di comitati costruiti dal basso, hanno ottenuto vistosi successi
infischiandosene delle norme pattuite e scioperando a ripetizione.
Addirittura i ferrovieri e i ferrotranvieri più di una volta hanno fatto
orecchie da mercante alle letteredi precettazione. Il problema, in
questi casi, è avere la compattezza necessaria per reggere il confronto.
Nessun datore di lavoro può permettersi di licenziare tutto il
personale, né una consistente parte di esso; mentre, se la solidarietà
tra chi sciopera e i colleghi è scarsa, è facile isolare e punire i
“reprobi”.

Sì, come no. La compattezza. Reggere il confronto. I comitati dal basso. L’infischiarsene delle norme, noi che obbediamo pure a quelle inesistenti.

Io lo farei, l’esperimento: fare partire, in qualche scuola, una circolare che imponga ai docenti di pulirli anche, i cessi, accompagnata da qualche motivazione educativo-didattica di quelle che ci vengono tanto bene, quando le mettiamo giù.

E poi contare quanti insegnanti hanno obbedito.

Quanto scommettiamo che ne contiamo un bel po’?