Augusta, con cui qualche giorno fa ho avuto uno scambio per email a proposito dell’utilità/inutilità dell’impegno civile via blog, mi ha mandato questa cosa che pubblico sotto. Ci ho riflettuto, e sono arrivata alla conclusione che ha ragione lei. Tra l’altro ho paura che il clamore sollevato attorno alla scuola abbia messo un po’ la sordina a questa faccenda dei medici che, secondo me, è ancora più grave. Copio qui la sua email, quindi:
Dopo aver pubblicato nel mio <diariealtro> la lettera che trascrivo (e che si spiega con il proprio contenuto) é stata pubblicata nella sezione appelli del sito <www.ildialogo.org> con la proposta che trascrivo in fondo e che personalmente rilancio perché credo che ormai siamo arrivati alla necessità dell’impegno personale comunque. Documentazione al sito web www.simmweb.it
LETTERA APERTA
Al dott. Luigi Conte
Presidente dell’Ordine dei medici
di Udine
Egregio presidente
mi rivolgo a Lei come cittadina, turbata dalla minaccia della violazione di un diritto che investe direttamente il settore della salute, pur non rivestendo io funzione alcuna che dia autorevolezza al mio dire.
Da qualche settimana la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni ha pubblicato on line un comunicato – cui si sono aggiunti i comunicati della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, dell’Associazione studi giuridici per l’immigrazione, di Medici senza frontiere e altri – che illustra gli emendamenti proposti dalla Lega Nord nel corso del dibattito parlamentare sul cosiddetto “pacchetto sicurezza”.
Oggi l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non comporta alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.
Se gli emendamenti della Lega Nord fossero approvati tale possibilità di accesso verrebbe negata e sarebbe soppresso anche il criterio di gratuità, ora in vigore, per le prestazioni sanitarie necessarie e urgenti da erogarsi agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti.
E’ facile immaginare che ne conseguirebbe quella che parecchi esperti hanno chiamato “clandestinità sanitaria”.
I comunicati delle organizzazioni che ho citato ne illustrano abbondantemente le ricadute nefaste sulla salute della collettività, impossibilitata a contenere il diffondersi di malattie infettive non tempestivamente diagnosticate.
E soprattutto tali comunicati indicano le contraddizioni pesanti cui sarebbero sottoposti i medici (e tutto il personale sanitario) nell’esercizio della loro professione se volesse mantenersi rispettosa dei criteri della deontologia professionale.
E’ un vulnus che non può non preoccupare, suscitando disorientamento e una sensazione di insicurezza proprio nel momento di compromissione della salute, quando ognuno di noi conosce la propria fragilità.
Né sia superfluo sottolineare che il 16 ottobre il Congresso della Società Italiana di Pediatria ha richiamato la necessità di “riconoscere a tutti i minori non in regola con le norme di soggiorno il diritto d’asilo per motivi umanitari e l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale” e di “prolungare il permesso di soggiorno delle donne che lo hanno ottenuto durante la gravidanza oltre i sei mesi dalla nascita del bambino”.
Invece i bambini, secondo gli emendamenti della Lega Nord, dovrebbero essere privati non solo delle cure mediche ma anche delle vaccinazioni.
Non so se il parlamento, prima di affrontare il dibattito sul “pacchetto sicurezza” vorrà sentire le voci di coloro che rappresentano i medici e il personale che opera nel campo della sanità che, voglio esserne certa, opporrebbero un significativo rifiuto a tale scempio.
E’ un atto che mi sembrerebbe doversi sollecitare perché questioni di tale portata e delicatezza siano affrontate con la consapevolezza dovuta.
E mi sembrerebbe necessario altresì un pubblico, autorevole intervento per chiarire alla popolazione i termini di un problema che, se inserito in un quadro di paure enfatizzate e surrettiziamente indotte, potrebbe dar luogo a reazioni improprie e pericolose per tutti.
La ringrazio per l’attenzione
PROPOSTA.
E’ una iniziativa che ognuno in proprio può fare nei confronti del proprio medico di base, dei medici o operatori sanitari che si conoscono oltre che nei confronti dell’Ordine dei medici della propria città. E’ il tempo delle assunzioni personali di responsabilità di fronte al montante razzismo che per essere sconfitto ha bisogno del supporto dal basso di tutti gli uomini e le donne di volontà buona.


mah! io direi che bisogna anche star attenti a non alimentare – anche al contrario – queste “paure”, magari per questioni di mera visibilità personale, sfruttando sempre i soliti due termini, “leganord” e “clandestini”.
ché, in italia, clandestino è chi ha necessità di esserlo.
e, nel caso, non viene pizzicato nelle masse in transito da Lampedusa o da Trieste, che ad “essere clandestine” sono pilotate.
perchè questo tipo di “clandestinità” è presa prima ancora che tocchi terra e se viene confinata nei “cpt” non è perché l’italia sia uno “stato chiuso”.
il problema piuttosto, sta nel fatto che veniamo spinti a vedere come ingiusto obbligo – o “tortura” – una qualsiasi imposizione verso chi proviene da altri territori mentre non la vediamo tale – e non gridiamo allo scandalo – quando siamo noi a muoverci verso gli stessi territori, magari considerati sanitariamente a rischio.
a cosa alludo? solo che siamo ben disposti – anzi, ansiosi – a farci fare mille punture anti-tutto mentre sembra ci faccia un sorta di “ribrezzo sociale” imporle a chi viene.
ma si sa, noi siamo il paese del controsenso.
e, tornando al nocciolo, è giusto assicurare a tutti i malati gli stessi diritti di cura ma con gli stessi doveri.
un esempio per tutti: la tubercolosi.
malattia che in questo stato era considerata debellata ma che ora è di nuovo presente. e non l’ha portata il clandestino in sè, l’ha portata l’immigrazione.
e probabilmente senza neppure sapere di esserne il possibile focolaio.
ora mi pare che recentemente sian state ripristinate le vaccinazioni ma – oltre a una larga “fetta” anagrafica di popolazione scoperta – sta di fatto che:
.- la tubercolosi può essere, per mancanza di esperienza sul campo – di difficile tempestiva individuazione;
.- il clandestino vero – quello che delinque – non è soggetto alle visite mediche di legge per i lavoratori.
nonché, anche lo fosse, sarebbe latitante.
in quanto all’oggetto della protesta, ho cercato gli emendamenti proposti e non riesco a capire dove stia lo scandalo:
http://www.simmweb.it/fileadmin/documenti/Simm_x_news/allegato_emendamento_08.pdf
ché, riferendosi al comma 4, dichiarano esigibile il ticket – se previsto – anche dallo straniero che si rifiuti di pagarlo. se non ne ha la possibilità, provvede il comma 6 attraverso il ministero dell’interno o le regioni.
e l’abrogazione del comma 5 non nega le cure ma prevede la segnalazione di chi non sia “in regola”.
ma “non in regola” non significa clandestino a cui rifiutare le cure necessarie. ché potrebbe anche essersi sentito male in coda per il rinnovo.
e tanto meno significa criminale.
appunto come noi, se ci scade la patente, non diventiamo clandestini o criminali ma non siamo lo stesso “in regola” con lo stato. e, in caso di controllo, veniamo segnalati.
e paghiamo multe, ammende, sospensioni e così via anche solo per essere stati fermati per un controllo senza aver commesso alcun reato.
Mi sembra chiaro il discorso di de Piero e non vedo come si possa non averlo capito da parte di Hirondo.
Viene quasi il dubbio che faccia l’ingenuo per non so quale motivo.
Un clandestino malato non andrà a farsi curare per paura di essere denunciato. Se poi la sua malattia è contagiosa, costituirà un pericolo per tutti coloro che sono a contatto con lui. Anche se sono regolari, italiani e magari leghisti.
Appoggio la sintesi di Manlio. Anche se non dovesse interessarmi la sorte di questi esseri umani, più sfortunati di noi, dovrei senza dubbio pensare ai “nostri” rischi. Hirondo, come fai a non avere chiaro questo semplice concetto?
Poi invece aggiungo che la sorte di questa gente senza le carte in regola mi interessa da vicino… chi mi può garantire che un domani molto prossimo non ci ritroviamo anche noi a fare i “clandestini” da qualche parte del mondo per sfuggire ad una nostra brutta situazione.
Inoltre: come posso mangiare a sazietà sapendo che c’è chi muore di fame, come faccio a dormire sonni tranquilli sapendo che esistono milioni di persone senza un tetto, come faccio ad accettare che esistano guerre in tutto il mondo solo perchè io possa avere anche il superfluo.
Hirondo, proprio non riesci a capire che tutto quello che sta succedendo tende a dividerci sempre di più.
Ho visto un film ieri che mi ha scosso ulteriormente. Il titolo è “La Zona”; è la storia di una zona di una città dell’America Latina dove vivono, in apparente totale sicurezza, famiglie molto benestanti che non vogliono i rischi di una convivenza con il resto della città. Non anticipo niente altro nel caso qualcuno voglia vederlo; ma conferma la mia certezza che, se il mio prossimo non ha una vita dignitosa, non posso sperare di vivere tranquilla.
Barbara, con tutta la comprensione per le tue, ormai annose temo, notti insonni, hai mai pensato che ci sia più razzismo nel pietismo tout court che nella parità di partecipazione?
Grazie per aver dato spazio alla mia prima lettera. Ora ne aggiungo un’altra che non é mia
Una sola considerazione: nella mia prima lettera la parola clandestini, imputatami da Hirondo, non esisteva, né al maschile, né al femminile, né al singolare, né al plurale.
augusta
LETTERA AI SENATORI
Onorevole Senatore
le organizzazioni che rappresentiamo, Medici senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), nei giorni scorsi hanno segnalato preoccupazione ed allarme per le conseguenze di un’approvazione dell’emendamento 18.0.8 presentato in sede di esame del DDL 733 volto a modificare l’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che disciplina le modalità di accesso alle cure mediche per i cittadini stranieri.
Nel dettaglio, sono previste due modifiche, al comma 4 e comma 6, e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione).
Partiamo dal comma 5, la cui cancellazione è di estrema gravità: esso infatti attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La “logica” della norma non è solo quella di “aiutare/curare l’immigrato irregolare” ma in particolare, come prevede l’articolo 32 della Costituzione, di tutelare un diritto fondamentale dell’uomo, quale quello alla salute, e l’intera collettività; il rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria, creerebbe una barriera insormontabile per l’accesso e spingerebbe ad una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” un fetta della popolazione straniera presente sul territorio.
L’effetto della cancellazione di questo comma vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni cheha prodotto importanti successi nell’ambito sanitario tra gli immigrati testimoniato ad esempio dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale …). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più “efficiente” in termini di economia sanitaria.
La modifica al comma 4 introduce un principio di discriminazione economica legando la segnalazione all’autorità competente anche all’impossibilità dello straniero irregolare di partecipare alle spese per la prestazione sanitaria ricevuta, ledendo, anche in questo caso, il principio costituzionale per cui “la Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti” (Art. 32 c.1).
Il comma 6 sembra invece soltanto un aggiustamento rispetto al mutato quadro delle competenze sanitarie a seguito del processo di devoluzione.
Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:
• spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;
• incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (rischio di aborti clandestini, gravidanze non tutelate, minori non assistiti, …);
• creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
• avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili a causa dei ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
• produrrà un significativo aumento dei costi in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dei mancati interventi precedenti di terapia e di profilassi, le condizioni di arrivo presso tali strutture saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati;
• spingerà molti operatori ad una “obiezione di coscienza” per il primato di scelte etiche e deontologiche.
Tali considerazioni sono state condivise sia in ambito scientifico che professionale con significative prese di posizioni, ad esempio, della Società Italiana di Pediatria, dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri.
Per le ragioni sopraesposte, a nome delle nostre organizzazioni, MSF, ASGI e SIMM, le rivolgiamo un sentito appello affinché respinga la citata proposta emendativa all’art. 35 del Dlgs.286/98 e nel contempo ci rendiamo disponibili per ogni eventuale richiesta di chiarimento tecnico-scientifico.
Medici senza Frontiere (MSF) Capo Missione Italia Dr. Antonio Virgilio
Sede italiana: Via Volturno, 58 – 00185 Roma – tel. 06/44703872 – http://www.medicisenzafrontiere.it
Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)
Il Presidente Avv. Lorenzo Trucco
Sede legale: Via Gerdil, 7 – 10152 Torino – tel. 011/4369158 – http://www.asgi.it
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) Il Presidente Dr. Salvatore Geraci
Sede: Via Marsala, 103 – 00185 Roma –tel. 06/4454791 – http://www.simmweb.it
^_^ lo so che non c’è la parola “clandestino” in quella lettera, per questo l’ho “sottolineata” nel mio commento, perché è facile che così venga “letta” anche se non c’è, nella nostra abitudine al calderone.
quello che non mi è chiaro è perché invece la lettera appaia chiedere la “non parità” con il cittadino italiano, dato che questi è tenuto, in varie occasioni, a compartecipare anche il pronto soccorso e se si rifiutasse, l’ente ha diritto di esigere il credito.
sempre che il cittadino non risulti in “fascia esente” per motivi economici, naturalmente. e mi pare venga specificato chi abbia da farsene carico se lo straniero non possa.
in realtà quello che fa insorgere sembra essere l’abrogazione del comme 5, abbastanza ovvia perché cadrebbe in contraddizione col resto.
e che, in caso di malattie foriere di epidemia, avrebbe comportato comunque la segnalazione del caso, proprio come ogni medico di base è obbligato per legge a fare denuncia all’asl per le eventuali malattie infettive di ogni italiano.
(personalmente, penso che dovrebbe fare un’opera di carità per tutti quanti, il contagioso, e andare a starnutire in faccia a ‘st’imbecilli che se ne stanno in panciolle in parlamento)
Il dibattito che io amo é libero e quindi se Hirondo. vuol ricorrere alla parola clandestino nel commentare la mia lettera é liberissimo di farlo e io altrettanto nel dire che é un termine che non uso per scelta mentre é perfettamente congruente a quel tipo di comunicazione che vuol suscitare diffuso senso di paura.
Voglio però soffermarmi su altri punti. nella forma più schematica possibile
PRIMA QUESTIONE: ABROGAZIONE DEL COMMA 5 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286
Scrive Hirondo:
“in realtà quello che fa insorgere sembra essere l’abrogazione del comma 5, abbastanza ovvia “perché cadrebbe in contraddizione col resto.
e che, in caso di malattie foriere di epidemia, avrebbe comportato comunque la segnalazione del caso, proprio come ogni medico di base è obbligato per legge a fare denuncia all’asl per le eventuali malattie infettive di ogni italiano”
Il contestato comma 5 dell’art. 35 afferma invece esplicitamente il principio di parità:
comma 5. L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità’, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.
Nel mio scritto lo avevo praticamente citato.
SECONDA QUESTIONE: MODIFICA DEL COMMA 4 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286
Il comma 4 dell’ormai famoso art. 5 recita: Le prestazioni di cui al comma 3 sono erogate senza oneri a carico dei richiedenti qualora privi di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani.
Faccio notare che le cure previste dal citato comma 3 sono: “le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”
Segue l’elenco dei programmi di prevenzione garantiti.
E il comma 6 recita: 6: Fermo restando il finanziamento delle prestazioni ospedaliere urgenti o comunque essenziali a carico del Ministero dell’interno, agli oneri recati dalle rimanenti prestazioni contemplate nel comma 3, nei confronti degli stranieri privi di risorse economiche sufficienti, si provvede nell’ambito delle disponibilità del Fondo sanitario nazionale, con corrispondente riduzione dei programmi riferiti agli interventi di emergenza
Propone la Lega Nord,
Il comma 4 dell’articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 è sostituito dal seguente: ’’Le prestazioni di cui al comma 3 sono erogate previo pagamento della relativa tariffa ovvero delle quote di compartecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani qualora i richiedenti risultino privi di risorse economiche. Nel caso in cui la prestazione da erogare sia classificata urgente e non differibile, il pagamento della tariffa o della quota di compartecipazione è posticipato. In caso di rifiuto del richiedente alla corresponsione di quanto dovuto ai sensi del presente comma, le strutture sanitarie ne trasmettono segnalazione all’autorità competente’’
Scrive Hirondo:
”quello che non mi è chiaro è perché invece la lettera appaia chiedere la “non parità” con il cittadino italiano, dato che questi è tenuto, in varie occasioni, a compartecipare anche il pronto soccorso e se si rifiutasse, l’ente ha diritto di esigere il credito.
sempre che il cittadino non risulti in fascia esente per motivi economici, naturalmente. e mi pare venga specificato chi abbia da farsene carico se lo straniero non possa”.
Scrivono tre associazioni di medici (la cui lettera – inviata personalmente a tutti i senatori- ho pubblicato integralmente sopra):
“La modifica al comma 4 introduce un principio di discriminazione economica legando la segnalazione all’autorità competente anche all’impossibilità dello straniero irregolare di partecipare alle spese per la prestazione sanitaria ricevuta, ledendo, anche in questo caso, il principio costituzionale per cui “la Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti”.
NOTA: Chi volesse legge per intero l’articolo 35 può andare al sito delle Corte di cassazione: http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/dlgs286_98.html
Mi scuso per aver abusato dello spazio dei commenti, ma desideravo essere chiara e, spero, esaustiva.
augusta
cara Augusta, pare proprio che ci stiam parlando addosso ma senza ascoltarci a vicenda.
ora, è vero che la repubblica garantisca le cure essenziali – essenziali perché non gli compra certo l’aspirina – agli indigenti ma è altrettanto vero che da questi suoi cittadini pretenda di regola una dichiarazione certificata di indigenza.
in ogni caso io avrei la soluzione a questa querelle, chiara e semplice.
si tira una bella riga tricolore sul territorio nazionale a 50 metri da ogni confine – mari compresi – con tanti bei cartelli in tutte le lingue di questo mondo: “attenzione, fino a questa riga sei ancora qualcuno. se la passi divieni d’ufficio cittadino italiano, con tutti gli obblighi e gli oneri che questo comporta”.
naturalmente fatta salva la possibilità di dimostrare, per conservare invece il proprio status, provenienza e solvenza certe.
così il pietismo rivolto ai “poveri stranieri”, regolari e non, abbraccerebbe finalmente tutti i poveri italiani.