gaza_massacre_june07

Da Antonio:

Cosa c’è da dire ancora? A un certo punto mi ero riproposto di parlare di palestina rifacendomi ad articoli datati e impolverati, a cronache e riflessioni già sedimentate, quasi ad erigere un’impalcatura stabile di fronte ad un discorso presente sempre più disgregato, approssimativo, rozzo ed involuto.

Penso che questa sia anche la ragione per cui di fatto abbiamo finito per evitare di parlarne del tutto, di quello che accade lì. Ogni volta pare, sbagliando, di dover trovare parole nuove, più profonde, neutrali ed accattivanti per riproporre un argomento su cui si è detto a vuoto tutto. Rendere accettabile e comprensibile quello che dovrebbe essere ovvio. Ed è il segnale che si è messi spalle al muro e si arretra.

Sì, si arretra. C’è un momento in cui non ne puoi più e sai solo che è malato e perverso ciò che accade, come è perverso chi fa da retroguardia ai massacratori agitando fantocci sul “diritto di Israele ad esistere” e sulle bandiere bruciate e pretestuose cazzate simili per distrarre la gente e non farle dire l’unica cosa che c’è da dire: “Assassini.” E’ perverso fare retorica mentre tutto ciò che c’è da vedere è una popolazione, quella palestinese, privata del semplice diritto a vivere, ed è una perversione ormai inconsapevole, incapace persino di senso del ridicolo. Come il tizio che, l’altro giorno, accusava Suzukimaruti di volere “disumanizzare i carnefici“. Come se fosse un atto censurabile, “disumanizzare i carnefici”. E lo diceva sul serio, ‘sto tizio. Convinto. Perché, appunto, qui si tratta di perversione, non più di pensiero.

Assistiamo a un massacro prevedibile e previsto, atteso fin dai tempi dello sgombero dei coloni da Gaza e preceduto da smaccatissime strategie di marketing della carneficina che sono andate in onda sotto il naso dell’opinione pubblica mondiale senza che si riuscisse a smontarle, senza nemmeno volerlo fare.

Da Leonardo:

La trasformazione di un popolo in un movimento islamico con la certificazione internazionale di terrorismo ha portato agli israeliani almeno un vantaggio: oggi si bombarda Gaza a cuore più leggero rispetto a qualche anno fa.

Certo. E lo sapevamo tutti, che così sarebbe stato. Solo che non è servito a niente, saperlo. Così, da una parte c’è chi “combatte il terrorismo” a colpi di crimini contro l’umanità e, dall’altra, c’è chi plaude alla dignità, alla posa plastica che assume il palestinese mentre muore, certo, ma di una bella morte a testa alta. E’ una perversione che si alimenta della stupidità di chi ci abbocca, questa. E che amplifica il senso di inutilità di chi, come me, non trova più parole e sente solo nausea.

La vignetta l’ho presa dal blog di Laila che esprime, con meno parole, il mio stesso scoramento, il mio disgusto. Laila è ormai la moglie di un ragazzo palestinese che i lettori più vecchi di questo blog ricorderanno: lo raccontai in un post che mi valse un coro di accuse di antisemitismo, il mio incontro con lui. E’ passato un sacco di tempo, già. E un sacco di stanchezza, soprattutto. Suppongo che Israele si alimenti anche di questa stanchezza: i modi di uccidere sono parecchi, e l’uccisione delle coscienze non è che uno dei tanti aspetti delle guerre. Non sono solo in Palestina, le vittime di Israele.

Provo un senso di inutilità infinito.

P.S. Vedi anche “Israele ha sempre ragione

P.P.S. Comunque, su Apriti Sesamo (lista seria, a scanso di equivoci) sta circolando una raccolta di fondi. La riporto anche qui sotto:

Gentile Dottore,
spinte dalle notizie che anche lei ci ha trasmesso, con la dr. Tavassi La greca, presidente del Laboratorio Interculturale La Lucerna, abbiamo dato il via a una raccolta di fondi per aiutare gli abitanti dei territori occupati. Prima di fare questo abbiamo preso contatto con S.E. mons. Chacour, arcivescovo melchita della Galilea, che ci ha assicurato di poter provvedere al loro giusto impiego in quella zona, dove ci ha detto che mancano i mezzi per la sussistenza e ci ha pregato, se possibile, di fare avere loro questi aiuti nei prossimi dieci giorni.
Mi permetto di chiederle se può far conoscere questa iniziativa mediante la mailing-list. Le allego la lettera di mons. Chacour e i dati bancari suoi e miei per eventuali contributi.
La ringrazio fin da ora e le faccio i migliori auguri per il prossimo anno 

Anna Maria Cagiano de Azevedo

 

 

Conto mons. Chacour in Israele:

BANK LEUMI LE ISRAEL B.M

 

SWIFT CODE: LUMIILITXXX

TO CREDIT: ARAB ISRAEL BANK-794 BRANCH

Account no: (1900 /06)

Branch: (032) – Ibillin 30012, Israel

Routing no: (034)

Ben, Name: Mar Elias Educational Institutions