Ci si orienta, un po’.

I cubani non sanno contrattare. L’orgoglio li frega.
Iniziano sparandoti una cifra inverosimilmente alta nella speranza che abbocchi. Tu sorridi e, convinta di avere davanti un mercante levantino, controbatti con una cifra inverosimilmente bassa, pronta alla trattativa. Vieni invece mandata affanculo dall’offesissimo cubano che crede che tu lo stia insultando e che stia sottovalutando il suo lavoro, la sua persona, il mondo, e che magari sei pure un po’ imperialista. Furente, se ne va.

La volta dopo, ormai consapevole di non avere davanti un mercante levantino, ribatti alla cifra inverosimilmente alta proponendo, semplicemente, quella giusta. Il cubano, scocciatissimo perché non hai abboccato, decide di morire piuttosto che piegarsi, ti manda affanculo e se ne va.

Molti vaffanculo dopo, la qui presente blogger ha capito che l’errore stava nella domanda: “Quanto vuoi?

La tattica che sto sperimentando al momento, e che pare promettente, consiste nell’annunciare direttamente il mio prezzo, subito dopo il “Buongiorno!” e possibilmente con un sorriso gentile. “Ciao, mi porti là per 1 cuc, mi affitti la casa per 350, hai mica una radiolina da vendermi per 5 cuc, che ne dici se mi fai la manicure per 2?” In genere ti dicono di sì, siamo tutti contenti e risparmiamo pure un sacco di tempo. Sono cautamente fiera della scoperta, forse comincio a ambientarmi.

Intanto ho cambiato casa. In realtà ci pensavo da un po’: da quando il padrone di casa mi aveva chiesto di sposarlo, per l’esattezza. Poi, cosa vuoi, io sono un tipo pacifico e, soprattutto, molto pigro, quindi avevo deciso di concentrarmi sugli aspetti positivi della mia sistemazione (il prezzo, sostanzialmente, e l’abbonamento a internet) e di pazientare sul resto e, in particolare, sul casino dei vicini, tra bebè piangenti, cani calvi abbaianti, mogli urlanti e, soprattutto, mariti impegnati nel rifacimento dell’intero edificio, in un tripudio di trapani e martelli.

Ho resistito fino a quando, come in certe gag del cinema, al vicino è scappato di mano il trapano e io mi sono ritrovata a contemplare il suo soggiorno da un immenso buco situato esattamente sopra al mio letto, mentre sul cuscino mi si accumulavano i calcinacci.

Poco dopo, contemplando i vicini che, a loro volta, contemplavano il buco sulla mia parete, ho capito che era tempo di traslocare.

Lì per lì me ne sono andata in gita a Trinidad, deliziosa benché turistica cittadina ottocentesca che vanta un’architettura che posso solo definire commovente. Ed è che questo paese, non avendo conosciuto la speculazione edilizia, è un miracolo dell’architettura, oltre che della natura, l’ho già detto in qualche altro post. Tra l’altro, avendo appena partecipato a un seminario sulla letteratura cubana dell’Ottocento, definirmi in stato di grazia a Trinidad è dire poco, evocavo Cecilia Valdés e lo schiavo Sab ad ogni angolo. Dovevo avere un’aria assai assorta, aggirandomi nei vicoli e inciampando nell’acciottolato.

E poi sono tornata all’Avana e adesso sto in una graziosa casa particular dietro al Capitolio, a un passo dai vicoli e dalle piazzette coloniali dell’Avana vecchia. Classica casetta cubana molto vissuta, col pavimento sconnesso e una libreria con tanti libri e un bel patio pieno di piante fuori dalla stanza e questo amalgamarsi tra il dentro e il fuori, il chiuso e l’aperto che deve essere stato importato dall’Andalucia e, prima ancora, dal mondo arabo. A Trinidad, la casa in cui stavo aveva un enorme albero al centro ed era costruita tutta attorno, dimmi tu.

Fra tre giorni inizia il Festival del Cinema Latinoamericano. Loredana, parlando dell’offerta culturale di questa città, mi diceva che l’Avana è una specie di New York. Non ha torto.
Tranne che per il fatto il carnet che ti dà diritto a vedere TUTTI i film della rassegna costa, uhm, 80 centesimi di euro.

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4 Commenti

  1. Pubblicato il 3 dicembre 2012 alle 23:29 | Permalink

    Invidia pura, cara Lia! (lo sai che non hai mai nominato l’Italia?)

  2. maxbialystok
    Pubblicato il 5 dicembre 2012 alle 22:13 | Permalink

    bello fare la turista con l’euro!
    niente danimarca jejej..

  3. Broccoli
    Pubblicato il 5 dicembre 2012 alle 22:59 | Permalink

    ahh, mò se vinco alla lotteria vado di corsa a vedere quant’è bella la danimarca!

  4. Anika
    Pubblicato il 6 dicembre 2012 alle 17:27 | Permalink

    Ero rimasta senda crédito! Azz! Ho preso il volo per un pelo! Ho chiuso casa a San Antonio e sto sistemando per tornare alla havana. Ci vediamo a gennaio! Casa nuova, vita nuova, in tre!!

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