Qualcuno me lo doveva dire, che il film cubano Lista de Espera, da me amatissimo e propinato per anni a tutti i miei alunni, in realtà non era affatto un film ma un realistico documentario su cosa succede quando si prende un pullman a Cuba.

Non parlo dei pullman turistici di Viazul, ovviamente (disse ella con tono da viaggiatrice compiaciuta assai) ma dei pullman Astro per cubani a cui noi residenti nell’isola siamo ammessi, con nostra gioia e tripudio, e che si pagano in Moneda Nacional e non in valuta turistica. Per rendere l’idea: Il Viazul con i suoi stranieri costa sui 12 dollari, mi pare, per andare dall’Avana a Viñales. Per fare la stessa strada con l’Astro, io ho pagato 1 dollaro e mezzo e mi sono divertita parecchio di più.

Hanno uno strano modo di funzionare, le cose, a Cuba. E in realtà ci riescono, devo dire. Meglio di quanto ti aspetteresti in genere nei paesi dove quattro ore di viaggio costano un dollaro e mezzo. Pullman e stazione puliti, sale d’attesa gestite in modo prussiano, check in da fare un’ora prima della partenza e, se non ti presenti, il tuo biglietto viene rimesso in vendita a chi è in lista d’attesa. A proposito del film di cui parlavo prima, appunto.

E’ un funzionamento che paga un grosso pedaggio alla burocrazia, però. E’ tutto un programmarsi per tempo, fare file chilometriche, scoprire quando sei a metà della coda che i posti per la tua destinazione si sono esauriti, accogliere i contrattempi con pazienza e, tutto sommato, dare prova di una disciplina che assoceresti più alla Gran Bretagna che ai Caraibi. Per quanto le code cubane siano parecchio più interessanti di quelle britanniche, direi, fosse solo per il loro interclassismo: perché non è tanto il mix razziale a colpirti, qui, tra bianchi, neri ed ogni possibile sfumatura intermedia; è il vedere la signora elegante e l’operaio in canottiera una accanto all’altro, spalla a spalla, che sbuffano all’unisono e si scambiano commenti solidali. Quando sei in Europa non te ne accorgi, ma abbiamo una distanza fisica tra le classi sociali che mi pare di molto superiore a quella che c’è qua.

Poi, insomma, ero sul pullman e, quando quasi eravamo arrivati a destinazione, ecco che ci fermano a un posto di blocco e due poliziotti montano su. Io rimango un po’ perplessa: mica è l’Egitto coi suoi esplosivi, questo, o il Messico coi suoi narcotraffici. Che vuole la polizia da noi, e con ‘sto caldo?

Marciano dritti verso un borsone giallo. “Di chi è questo?”, tuona il poliziotto anziano. Silenzio. “Di chi è, ho detto?” Ancora più silenzio. Qualcuno chiede spiegazioni e lui sbotta: “Ho 22 anni di servizio alle spalle, credete che non sappia che in questa borsa ci sono aragoste??? Scommettiamo che le trovo?? E nessuno che ammetta di averle portate, vero???” E comincia a svuotare la borsa lì, nel corridoio. Tira fuori una maglia da donna. “Una donna, dunque, eh?” Tra noi passeggeri è tutto uno scambiarsi commenti, un darsi di gomito, il buon umore impera. L’ignota contrabbandiera di crostacei non fiata. Si sono portati via la borsa e le aragoste, i poliziotti, e noi abbiamo proseguito il viaggio facendo ipotesi su come avessero fatto a sapere che c’erano crostacei tra noi, e d’accordo che hai 22 anni di esperienza ma non ci crediamo che hai sentito l’odore mentre passavamo, deve esserci stata una soffiata. E chissà di chi erano, poi. Le signore sedute in quell’area del bus hanno l’aria imperscrutabile.

Viñales è una deliziosa cittadina nell’ovest di Cuba e, effettivamente, pare di stare in certi sonnacchiosi villaggi del West, ci sono pure i cowboys a cavallo. Coltivano tabacco, da queste parti, e mi tocca sospirare pensando ai miei quasi dieci mesi trascorsi da non fumatrice. Mi consolo respirando a pieni polmoni sulla sedia a dondolo davanti alla porta di casa e guardando i buoi e i cavalli che passano, e un arrogante gallo che cerca di stuprare una gallina sotto ai miei occhi ma viene respinto con disonore, e sorrido solidale alla scampata vittima.

Cosa vuoi per cena?”, mi hanno chiesto. “Cosa c’è?”, ho chiesto io. “C’è il maiale, c’è l’aragosta…

Mi è venuto da ridere. Ho chiesto il maiale.