Il concetto di “Vado al bancomat e torno” non è lo stesso a Napoli e a Seattle. Così sono andata al bancomat, io. E poi mi sono accodata a una manifestazione sandinista che passava di lì.

Poi sono andata a vedere la casa natale di Carlos Fonseca. Poi sono andata a mangiarmi una pizza coi funghi. Poi ho scritto post. Poi ho guardato le mosche.
E poi, visto che non c’erano più mosche da guardare perché era andata via la luce e Matagalpa era tutta al buio, sono tornata al Naked Gringo e il suddetto gringo non era nudo ma, in compenso, era arrabbiatissimo e si era preoccupato e io lo guardavo perplessa e, insomma, c’era stata una lieve incomprensione culturale, tra noi, ed eccoci lì a cercare di venirne a capo, nel buio pesto della città senza luce, in un miscuglio di lingue tra il suo inglese e lo spagnolo di una banda di suoi amici che erano lì, pure loro a preoccuparsi per me, e addirittura avevano chiamato la polizia. No, giuro.
Praticamente ero ricercata a Matagalpa.

E poi niente: da una parte io cercavo di non ridere, dall’altra lui cominciava a sospettare di essersi preoccupato troppo. E’ finita che, nel buio, io ho inquadrato con la lucetta del mio cellulare la sua bottiglia di Castillo del Diablo, lui mi ha versato un bicchiere, i suoi amici hanno brindato al fatto che non ero cadavere nel bosco, dopotutto, e infine siamo andati tutti a ballare (e a cantare, lo confesso) in una deliziosa Matagalpa la nuit. Nella foto, Jonny el Gringo che si riprende dai grattacapi che gli danno le turiste.

Io ho sempre avuto un grosso debole per le temperamentali canzoni latine. Mettimi in un locale dove suonano corridos messicani e pop latino e farai di me un topo nel formaggio. Se poi mi continui a versare il Castillo del Diablo mentre tutti attorno a me ballano sotto dei pericolosissimi schermi da karaoke, io non rispondo più di me.

La mia collezione di canzonacce si è arricchita di nuove, insospettate perle che continuo ad ascoltare da allora. Una menzione speciale per la strabiliante “Querida socia” di Jenni Rivera: l’impenitente poligama che è in me non credeva alle sue orecchie, quando l’ha sentita per la prima volta, ed è con grande entusiasmo che l’ha cantata a squarciagola nella notte matagalpeña, ponendo particolare enfasi nella sua strofa più significativa:

Cara socia / quindi siamo d’accordo / sottolineamo solo un attimo l’ultima clausola / tu, dunque, gli lavi i panni / e io glieli tolgo.

Per me sono oggetto di venerazione, ‘ste cose.