
Sono abituata a vedere le facce di queste due ragazzine: campeggiano da tempo nella homepage del sito dove mi guardo di solito la rassegna quotidiana di vignette arabe.
Quindi so che hanno 15 anni e che sono state arrestate all’alba del 16 Giugno scorso dai militari israeliani e portate via bendate e in pigiama, come nei film sulla dittatura argentina che facevo vedere ai miei studenti, in Italia, quando facevamo il modulo sulle dittature.
E che sono state portate alla prigione di Al Ramleh.
Poi so che a Settembre erano ancora là: nessuna accusa, nessun processo, nessuna informazione sulla loro sorte.
Lo so perchè ne parla il n. di Settembre della rivista di un’associazione femminile che è in Australia (file PDF).
I bambini (quelli attorno ai 14 anni sono circa 350) detenuti in Israele non sono una novità.
Vengono torturati (in Israele è legale) e firmano circostanziate confessioni in solo ebraico, lingua che di solito non parlano.
Di solito li portano in territorio israeliano e per le loro famiglie e per gli avvocati è impossibile ottenere il permesso per raggiungerli.
Le tecniche di tortura usate dagli israeliani e su cui testimoni e associazioni umanitarie concordano consistono nel tenerli legati in posizioni dolorose, in doccie gelide e bollenti, privazione del sonno, pestaggi alla testa e ai genitali e cose così.
Questi bambini vengono tenuti in isolamento in celle senza luce o con luce 24 ore al giorno, non hanno accesso al bagno ma solo al pavimento della loro cella, mangiano cibo marcio e bevono acqua contaminata e non ricevono, ovviamente, alcuna cura medica nè visite o generi di conforto dai familiari.
Vengono picchiati mentre sono legati e bendati e soggetti a scherzetti terrorizzanti di vario tipo, con l’obiettivo di spezzarli psicologicamente. A vita.
Le femmine vengono interrogate nude e minacciate di stupro. Che poi siano stuprate o meno, non lo so, e non lo sa nemmeno chi mi legge. Gli arabi non le dicono, queste cose.
(A dire il vero non c’è nemmeno bisogno di essere prigioniere palestinesi, per essere interrogate nude dagli israeliani. So di cooperanti spagnole a cui è successa la stessa cosa.)
I bambini, in genere, sono accusati di aver tirato pietre. Ai carroarmati, di solito.
In realtà, sono fermamente convinta che scrivere queste cose non serva a nulla: chi le sa non ha bisogno di leggerle da me, e chi non vuole saperle continuerà tranquillamente a ignorarle.
Poi ci stiamo abituando al concetto di tortura. Il povero Primo Levi deve starsi rivoltando nella tomba.
E credo anche che ci sia gente che ci si eccita, con queste cose qui: attorno al “nuovo ordine mondiale” si raccolgono molti malesseri psichici individuali a cui la politica fa da contenitore.
A proposito di Primo Levi: credo che quest’anno non lo farò, con i miei studenti.
Non so che senso abbia, farlo.
Fino a quando si credeva che certe cose non fossero a conoscenza della nostra opinione pubblica, di discorsi se ne potevano ancora fare, e l’anno scorso fu una bella esperienza.
Ma ormai, dopo Abu Ghraib, l’indifferenza del mondo e la rielezione di Bush, io non me la sento più.
Sarebbe come prenderli in giro, o provocarli stupidamente.
Più che altro, vorrei davvero sapere se ci sono novità, sulla sorte di queste due faccette che ormai mi sono familiari, e ho pensato che forse i blogger che seguono abitualmente questo tipo di faccende (sì, Gianna, dico a te!) potrebbero saperne qualcosa. Io le cose di Israele le seguo in modo intermittente perchè mi fanno stare male.
Mentre cercavo le bambine in rete, comunque, sono incappata in questa scuola e, francamente, il mestiere che faccio mi obbliga a segnalarla.

E’ una scuola elementare in Israele, ovviamente riservata ai bambini cosiddetti “arabo-israeliani”.
Illustra uno studio dell’HRW sulla discriminazione che questi bambini subiscono all’interno del sistema scolastico israeliano.
Lo studio è del 2001 ma è accurato ed esaustivo e mi pare interessante per gli addetti ai lavori.

aria pesante
vittime di serie b
Questo post ? solo per assicurare a Lia che certe cose serve ancora a qualcosa scriverle.
Leggere queste “cose” fa male, ma ? e sar? sempre
sbagliato non sciverle e non leggerle, per questo
ho deciso di pubblicare questo tuo messaggio sul
forum di Sabina Guzzanti e ti segnalo il link, se
vuoi puoi venirci a trovare
Grazie
http://www.sabinaguzzanti.it/forum/phpBB2/viewtopic.php?t=3634&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=
Lia, non ho alcun dubbio che gli arabi-israeliani saranno i bersagli del prossimo giro di vite: alla fine di tutto lo scopo di Israele (ovvero: dei partiti al potere, senza grossa distinzione tra Likud e Laburisti) ? quello di una nazione etnicamente e religiosamente pura. Continuo a credere che Israele sia rimasto uno dei pochi stati religioso-razzisti al mondo (con l’Arabia Saudita e qualcun’altro, per dire) e che questa minoranza sia vista come un problema e non come una opportunit? di essere multiculturali.
Mi piacerebbe leggere qualcosa su stranieri occidentali che vivono in Israele per lavoro o cultura, mi sa che al di fuori delle grandi citt? la loro vita non sia granch? facile.
@ Alessio: sarebbe interessante approfondirlo, questo discorso degli stranieri che vivono l?.
Intanto, le varie chiese cristiane se la passano maluccio, al di l? degli sputi di cui ho parlato tempo fa.
Leggevo sul giornale della comunit? ebraica di NY che ? abbastanza imbarazzante, ci? che succede ai cristiani, e che molti di loro non escono nemmeno di casa durante certe feste:
http://www.forward.com/main/article.php?ref=greenberg200410201103
Volevo farci un post, ma poi mi ? passata la voglia.
@ Barbara: grazie. :)
Io sto male quando leggo queste cose, eppure mi faccio violenza e le leggo; adesso poi non riuscirei neanche a evitarlo, il senso di colpa mi travolgerebbe.
Ma serve a qualcosa?. Dimmelo, con onest
Cara Lia,
avrai notato che parlo sempre meno di Israele. Un po’ perch? i miei “fornitori di notizie” battono la fiacca, un po’ perch? non ho pi? il tempo di scovare notizie in rete, e MOLTO perch? anch’io mi faccio troppo male a mettere le mani dentro a queste cose.
L’anno scorso mi chiedevi come facessi a maneggiare tutti i giorni questa materia, che fa cos? male. Io per? avevo ancora speranze ed un po’ di sano entusiasmo. Ora… sono a secco.
Tu dici: “In realt?, sono fermamente convinta che scrivere queste cose non serva a nulla: chi le sa non ha bisogno di leggerle da me, e chi non vuole saperle continuer? tranquillamente a ignorarle”.
Purtroppo ? quello che penso anch’io, chiedendomi anche se abbia senso che io mi metta a copiare e incollare cose: cui prodest?
Cio?: serve veramente a qualcosa quello che faccio? O ? un gioco intellettuale, uno sfogo, un esercizio narcisistico?
Il tuo blog ? diverso, ha un altro respiro.
Il mio, specialmente Refuseniks, voleva essere un blog “di servizio”, e per un po’ ha funzionato, ma ora ho meno energie a disposizione.
Chiss?, forse mi riprende il sacro fervore, ma sono molto dubbiosa.
Per?… sicura che non farai Primo Levi? Sar? che io lo considero veramente una pietra, qualcosa che deve stare l? senza mai essere rimosso. E’ troppo importante quello che ha scritto e come lo ha scritto.
Io ho preparato una presentazione in Power Point con suoi testi, immagini e musiche di sottofondo, che proietter? a scuola facendo poi lavorare i ragazzi con i materiali artistici, elaborare le loro reazioni e riflessioni artisticamente (sai che sono arteterapeuta).
Potresti accostare Levi ad altre cose contemporanee. Immagini (io parlo di immagini, ma puoi trovare il modo) di Auschwitz e di… Guant?namo, Beslan, Abu Ghraib, stadio di Santiago del Chile…
Senza banalizzare, chiaro, ma facendo vedere che – fatte le dovute proporzioni – nessuno ha inventato niente e tutto si pu? ripetere.
Baci un po’ sconsolati…
Gianna!
Cara Lia, hai fatto benissimo a scrivere quelle notizie, per quanto duro sia leggerle e per quanto inconsistenti appaiano i risultati di questo tipo di onesta e doverosa informazione.
Il mondo intero si ? commosso per Beslan ma in pochi si sono resi conto che Beslan era “solo” un’immagine sincronica di quello che avviene costantemente per il mondo e che non ? riducibile ad un’unica immagine se non nel nostro pensiero.
Credo che in questo momento sia importante ripensare anche alla formazione della legislazione razziale in Italia … Correva l’anno 1938. Sembr? e sembra una normativa antiebraica (e lo era) ma risult? anche un utile sistema per distruggere il popolo rom (che non pu? sostenere la propria memoria con documenti scritti). Culturalmente quella legislazione fu resa accettabile da anni e anni di razzismo propinato in forme subdole (ci sono dei testi straordinari di stampa popolare collegata alle “imprese” coloniali). Non dimentichiamo che fu applicata dal personale italiano delle istituzioni italiane (scuole, prefetture, uffici di polizia…). Senza dimenticare Primo Levi (soprattutto quello de “i sommersi e i salvati”) credo sarebbe bene rivisiatare la storia del “nostro” razzismo, una cultura che mi sembra in piena rifioritura. augusta
Oh. Vedo che il sito del giornale richiede la registrazione, adesso.
Fa niente: ho l’articolo da parte e lo metto qui.
Church Flap In Jerusalem: Bad Blood ? And Saliva
By Eric J. Greenberg
October 22, 2004
It has been Jerusalem’s dirty little secret for decades: Orthodox yeshiva
students and other Jewish residents vandalizing churches and spitting on
Christian clergyman as they walk along the narrow, ancient stone streets of
the Old City.
Now, however, following a highly publicized fracas last week between a
yeshiva student and the archbishop of Jerusalem’s Armenian Church, the
issue is generating unprecedented media attention in Israel. The fight
started after a yeshiva student at the respected Har Hamor yeshiva spat on
Archbishop Nourhan Manougian during a Christian holy procession in the Old
City.
In the wake of the incident, a top Armenian Church official told the
Forward that his church is calling on the Israeli government and on rabbis
around the world to help put a stop to the offensive, decades-long abuse.
“These ultra-Orthodox Jews are the ones causing this scandal, those that
live here in our neighborhood and the ones that come visit the Western
Wall,” said the church official, Aris Shirvanian, in a phone interview
Monday. He spoke from the patriarchate’s world headquarters in the Armenian
Quarter, one of the famed four quarters of the Old City of Jerusalem.
“We would like to see the authorities… become more strict with the
offenders,” said Shirvanian, director of ecumenical and foreign relations
of the Armenian Patriarchate. “We would also ask rabbis to get involved in
educating this one sector of the Jewish society.”
Har Hamor is one of the leading institutions of religious Zionism, Israel’s
equivalent of Modern Orthodoxy. Most sources interviewed for this article
suggested that the abusive practices were more common in the ultra-Orthodox
or Haredi community, which is characterized by greater insularity.
The controversy comes as the Israeli government and Diaspora Jewish
organizations have been viewed for this article suggested that the abusive
practices were more common in the ultra-Orthodox or Haredi community, which
is characterized by greater insularity. But sources told the Forward that
the pratice has recently been picked up by other segments of the Orthodox
world, including visiting American yeshiva students.
The controversy comes as the Israeli government and Diaspora Jewish
organizations have been attempting to focus international attention on what
they describe as a surge in antisemitism across the globe. Beyond
potentially undermining these efforts, the reports of anti-Christian
harassment could weaken Israel’s claim to be an effective guardian of
Christian and Muslim rights in Jerusalem.
“Protection of everything sacred to other religions is one of the
justifications for Israel’s sovereignty in Jerusalem, whose legitimacy will
be undermined if this spitting becomes prevalent,” said a former Israeli
chief rabbi, Israel Meir Lau. Lau condemned the harassment, and warned that
such incidents could fuel antisemitism outside of Israel.
Besides the Armenian rite, clergy of other Christian churches have been
targeted, Shirvanian said. “This is not happening only to Armenian clergy,
but also to the Catholics, Syrians, Romanians and Greek Orthodox.”
Following the incident involving Manougian, numerous Israeli government
officials and Jewish religious and organizational leaders have stepped
forward to condemn the acts.
Interior Minister Avraham Poraz called the yeshiva students’ behavior
“intolerable,” and asked Internal Security Minister Gideon Ezra to “take
all the necessary steps to prevent these incidents in the future.”
The chairman of the Knesset’s Interior and Environment Committee, Yuri
Stern, said the incidents resulted from ignorance and stupidity. He called
for changes in how Christianity is taught in Israeli schools.
Jerusalem mayor Uri Lupoliansky, the city’s first ultra-Orthodox chief
executive, announced that he would appoint an adviser to deal with the
problem of Jewish harassment of religious minorities in Jerusalem and to
provide recommendations to improve interfaith relations in the city.
According to Shirvanian, church officials are frequently subjected to
spitting, from yeshiva students as well as from ultra-Orthodox women and
young children. He said ultra-Orthodox Jews also throw garbage on church
doorsteps and break windows at churches and at Christian homes.
Daniel Rossing, a former adviser on Christian affairs at Israel’s Religious
Affairs Ministry, said there has been an increase in the number of such
incidents recently, “as part of a general atmosphere of lack of tolerance
in the country.”
“I know Christians who lock themselves indoors during the entire Purim
holiday” for fear of being attacked by Jews, said Rossing, now the director
of a Jerusalem center for Christian-Jewish dialogue.
A spate of recent incidents has been reported in the press:
? A few weeks ago, an elderly man wearing a yarmulke spat on a senior Greek
Orthodox cleric who was entering a government office in Jerusalem’s Givat
Shaul section.
? Stars of David were spray-painted on the entrance to the Monastery of the
Cross, not far from the Knesset. The Holy Trinity Russian Orthodox
Cathedral, near Jerusalem police headquarters in the so-called Russian
Compound in downtown Jerusalem, suffered similar vandalism.
? Officials at a church located near several yeshivas complained that the
students were watching them through binoculars and making offensive
gestures when they passed by. Churches located in several Orthodox
neighborhoods in Jerusalem complained that neighbors had thrown garbage
into their yards.
The Armenian call for action comes several days after Manougian was spat
upon while leading a procession marking the Exaltation of the Holy Cross
near the Church of the Holy Sepulcher in the Old City.
In response, Manougian slapped the yeshiva student, Natan Zvi Rosenthal,
21, a resident of Beersheva. During the ensuing brawl Manougian’s cross
medallion, worn by Armenian archbishops since the 17th century, was damaged.
Police questioned both men. The Jerusalem District Court barred Rosenthal
from entering the Old City for 75 days.
Israel’s failure to impose a harsher penalty drew sharp criticism from
Manougian. “When there is an attack against Jews anywhere in the world, the
Israeli government is incensed,” the patriarch was quoted as saying. “So
why, when our religion and pride are hurt, don’t they take harsher measures?”
Rosenthal later apologized to Manougian during a special meeting at
Jerusalem police headquarters late last week. In apologizing, he said he
had been raised to view Christianity as idol worship, which is forbidden by
the Torah.
Shirvanian later said the church had accepted Rosenthal’s apology, as
required by its religious tenets. “We had to forgive him in the Christian
spirit,” Shirvanian said, adding that the church now favors canceling
Rosenthal’s punishment.
On Sunday, Israel’s Knesset held an emergency meeting and launched an
investigation into the apparently rising level of assaults against
Christian clergy and churches.
But by then, the incident was reverberating throughout the world, with more
stories in the Israeli press of harassment and vandalism directed by
Orthodox Jews against several denominations.
Even as the Knesset’s Interior and Environment Committee was interviewing
Christian leaders and Jerusalem officials, a 6-year-old Haredi boy spat on
a young Armenian priest, Shirvanian told the Forward.
In keeping with a long-standing approach, the church did not report the
second spitting incident to the police. “When a little boy and little girl
do this, they are being taught by their parents,” Shirvanian said. “Shall
we punish them? It’s more a matter of educating them and educating the adults.”
The spitting on priests has been occurring “since the unification of
Jerusalem in 1967,” Shirvanian said.
Scholars contacted by the Forward cited several ancient rabbinic sources as
potential sources of anti-Christian attitudes.
At least one talmudic passage advises Jews to say pejorative things when
passing the homes or graves of idolators, and while most rabbinic
authorities have denied Christianity was intended, some medieval
commentators seem to suggest that some Jews viewed it that way, presumably
reflecting Jewish resentment of Christian persecution.
Shirvanian said the Armenian church has generally “tried to ignore” the
spitting incidents. He said most Christians do not report the incidents to
the police because the authorities ignore them. “They just take the reports
and of course, they release the offenders.”
A Jerusalem police spokesman, Gil Kleiman, said that before the recent
altercation involving the Armenian patriarch, it had been two years since
the police handled a spitting incident.
Kleiman confirmed that Christian clergy complain the harassment is
frequent. But it took the attack on the Armenian leader to transform the
matter into a public issue and national embarrassment.
Shmuel Evyatar, a former adviser on Christian affairs to the mayor of
Jerusalem, called the situation “a huge disgrace,” adding that most of the
instigators are yeshiva students studying in the Old City who view the
Christian religion with disdain. “I’m sure the phenomenon would end as soon
as rabbis and well-known educator denounce it. In practice, rabbis of
yeshivas ignore or even encourage it,” he said.
Rabbis from the Har Hamor yeshiva said that Rosenthal was the first student
at their institution to be charged with such an offense. They said that
they educate their students to be courteous to others and expressed regret
over the spitting incident.
Rabbi Avi Shafran, a spokesman for Agudath Israel of America, the leading
advocacy organization of ultra-Orthodox Judaism here, said he was
unfamiliar with assaults on Christians and his organization has no role to
play in stopping the harassment.
“Were something of the sort to occur in the United States, our rabbinic
leadership would likely address the issue,” Shafran said. “Since, though,
the incident and the accusation of more widespread abuse have taken place
in Israel, our rabbis would leave any response to the incident and to the
demands of Armenian clergymen to the rabbinic leaders in the Holy Land.”
Another American organization, the Anti-Defamation League, is speaking out
on the issue. The ADL sent a letter to Israel’s two chief rabbis, urging
them to take quick and forceful action.
Rabbi David Rosen, the Jerusalem-based international director of
interreligious affairs for the American Jewish Committee, said his
Christian counterparts are “extremely upset” over the recent incidents. At
the same time, he added that “they are also content, in a way, that the
matter is now being taken seriously by the Israeli authorities.”
With reporting from Ha’aretz in Israel.
… al Comune di Roma sono tutti presi con le “erezioni” dei Rapp.Sindacali… Questo Blog domani lo attacco sui loro insulsi manifesti!
A proposito dell’articolo sugli sputi, informo -se a qualcuno pu? interessare leggere qualche cosa in italiano -che nel mio blog (betlemme.splinder.com) il 16 ottobre ho pubblicato la traduzione di un articolo di Haaretz e il 24 ottobre un comunicato di fonte vaticana che mi ? sembrato piuttosto carente, per non dire ambiguo.
Che dici, mandiamo il tutto alla redazione di “chi l’ha visto?”, ed a qualche giornale?
Posso? ciao
Il contenuto di questo blog ? pubblico e utilizzabile, Giulio.
Io comunque vorrei davvero capire se qualcuno sa che fine abbiano fatto. Magari sono state rilasciate, chennes?. Anche se non credo, perch? le foto continuano a stare nella pagina dove le ho viste la prima volta.
I giornali ci si soffiano il naso, con queste cose qui.
… Lo so che ci soffiano sopra…
Per?, se alla redazione gli dovessero arrivare, diciamo 200 e-mail?
Apre interessanti interrogativi sul rapporto tra il tenere un blog e fare attivamente politica, la tua domanda. :)
Secondo me, se arrivassero 200 email ai giornali (e non ci vuole molto, a fargliele arrivare) si scontrerebbero con il fatto che non esiste un giornalismo disposto a farsi venire curiosit? ‘vere’, in Italia (e tantomeno su cose che avvengono in Israele, per diverse ragioni), n? la volont? di approfondire tutto ci? che ho scritto sulla tortura qui sopra, e che viene periodicamente denunciato da organizzazioni ben pi? importanti di un blog senza che accada assolutamente nulla.
Nella migliore delle ipotesi (ma proprio nella migliore) chiederebbero lumi a qualche addetto stampa israeliano che gli risponderebbe in qualche modo da lui ritenuto opportuno, e la cosa finirebbe l?.
La prima reazione ? l?orrore, poi vengono anche le idee ? per quel che valgono
Dopo la strage di Beslan molte donne parlamentari si sono riunite a Roma, in un incontro di livello internazionale, dichiarando di voler dimostrare il loro interesse per le questioni concernenti i minori. Perch? non chiamarle in causa?
Proviamo a vedere se, mettendoci in tante/i, riusciamo a far s? che ci facciano sapere dove sono finite quelle due bambine? O almeno ci dimostrino che tentano di saperlo, a meno che non si siano incontrate per commuoversi un po’ in ampia compagnia. Dicono che i pianti collettivi abbiano un effetto catartico, io per? non mi sento interessata da questo eventuale aspetto dell’iniziativa.
E, se ben ricordo, in quella circostanza, anche il Presidente Ciampi aveva parlato dell’amore che bisogna dimostrare ai bambini. Gli chiediamo di amare un po’ le due ragazzine palestinesi?
Bisognerebbe identificare alcuni indirizzi e-mail (al Quirinale, a quanto ne so, si possono scrivere petizioni senza affrancare la busta se sono indirizzate al presidente della Repubblica). Se Lia condivide si potrebbero identificare alcuni indirizzi e un testo unico e poi iniziare l?operazione postale.
C’? un complotto per rianimare il cadavere della mia fiducia nel fare. :)
Le mie informazioni non sono aggiornate, ripeto: ho scritto il post proprio per questo.
Io direi di cercare di aggiornarle, prima di tutto.
E poi, nel caso, vediamo.
Il rischio nel personalizzare troppo queste cose consiste nel fatto che, magari, viene fuori che un singolo caso ? risolto e cos? si perdono di vista tutti gli altri (349?) singoli casi.
Stavo pensando, Augusta: le due ragazzine sono di Nablus. Tu che hai degli interlocutori, da quelle parti, potresti provare a chiedere a loro?
Perch? l’idea di “adottare a distanza” dei bambini particolarmente rappresentativi dello scempio potrebbe anche avere un senso, dopo tutto.
Questa cosa che dici delle parlamentari dopo la strage di Belsan ? giusta, in effetti.
Per? ‘ste cose vanno fatte bene, altrimenti sono un boomerang.
Occorre collaborazione, sotto forma di informazioni, in loco.
Ho l’email di Neta Golan (quella che ha fondato l’ISM) lo mando a te Lia e ad Augusta via email.
Vista presentazione di Levi?
:))
Update:
Qui
http://www.dci-pal.org/english/doc/reports/2004/sep28.pdf ? possibile scaricare, in file PDF, l’ultimo Status of Palestinian Children’s Rights presentato a Settembre dal Defence for Children International .
Approfondimenti sulla pratica della tortura e della modalit? di arresto (cappucci etc.) nella parte dedicata ai ragazzini detenuti.
Qui invece: http://www.dci-pal.org/english/doclist.cfm?categoryid=10 si trovano diversi approfondimenti sulle condizioni dei piccoli prigionieri politici periodicamente pubblicati dalla stessa organizzazione. Interessante questa pagina:
http://www.dci-pal.org/english/Display.cfm?DocId=250&CategoryId=10 con la lista delle cose per cui i bambini possono essere puniti. Guardare le guardie negli occhi ? una di queste.
P.S. Inutile anche mandargli soldi, a ‘sti bambini: in teoria esisterebbe un fondo per i piccoli carcerati dove organizzazioni umanitarie e singoli possono fare donazioni e i piccoli potrebbero attingere.
In pratica, il rapporto dice che ‘sti bambini vengono anche multati per ogni piccola mancanza, e le multe vengono pagate con questo fondo.
Praticamente, uno versa soldi per aiutarli e i soldi se li prende lo Stato israeliano perch?, magari, i bambini hanno cantato.
Cara Lia, informazioni in loco … significherebbe avere conoscenze (che io non ho) a Nablus, dove le ragazzine sono state rapite (termine che, nella fattispecie mi sembra un termine pi? appropriato di arrestate). Le citt? palestinesi in area A sono totalmente isolate una dall’altra e poi, nel richiedere informazioni ad una popolazione sotto occupazione, bisogna stare attenti a non fare del male. Per questo ho segnalato l’iniziativa delle parlamentari, che potrebbero attivare canali ufficiali. In Italia la Convenzione ONU sui diritti del bambino (New York 1991) ? diventata legge. Credo che le parlamentari dovrebbero assumersene le responsabilit? che ne conseguono. Di seguito copier? un passo tratto dal sito ufficiale del parlamento italiano. Chiss? che qualcuno non vi identifichi un nome utilmente – e autorevolmente- contattabile.
Un’altra strada potrebbe essere quella di un giornalista serio, determinato che se ne occupasse con professionalit?.
Il 20 ottobre nel mio blog ho pubblicato -tradotto- un articolo di Haaretz (Domenica 17 ottobre 2004 Cheshvan 2, 5765). L’autore (Gideon Levy) mi ? sembrato persona seria e competente e molto attenta alla vicenda dei bambini. Possibile che nessun suo collega italiano possa contattarlo (? solo un esempio, ma non ? fantasia)?
http://www.parlamento.it – camera dei deputati – conferenza mondiale delle donne parlamentari
Domenica 17 e luned? 18 ottobre si ? tenuta nell?Aula di Montecitorio la Conferenza mondiale delle donne parlamentari per la tutela dell?infanzia e dell?adolescenza. L?iniziativa, organizzata congiuntamente dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, ha riunito a Roma oltre 200 donne parlamentari provenienti da ogni parte del mondo insieme con le deputate, le senatrici e le rappresentanti italiane al Parlamento europeo, per dare seguito ai lavori della sessione speciale che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dedicato ai bambini nel maggio 2002 a New York.
Si ? fatto il punto sullo stato di attuazione degli impegni assunti in sede ONU, mettendo a confronto le esperienze nazionali sin qui maturate e sviluppando ulteriormente l’impegno legislativo in materia.
La Conferenza si ? aperta domenica 17 ottobre, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con gli indirizzi di saluto del Presidente della Camera dei deputati, On. Pier Ferdinando Casini e del Vice Presidente del Senato, Sen. Francesco Moro, del rappresentante del Governo, il Ministro per le Pari opportunit? Stefania Prestigiacomo e del Sindaco di Roma Walter Veltroni.
La cerimonia inaugurale ? stata caratterizzata dalla partecipazione di una rappresentanza multietnica della Scuola ?Daniele Manin? di Roma; tutti gli allievi hanno ricevuto un attestato scritto dell?impegno preso dalle donne parlamentari di tutto il mondo per il miglioramento delle condizioni di vita dei loro coetanei.
Hanno poi preso la parola alcune donne che a livello internazionale sono particolarmente attive nella tutela dei minori: il Commissario europeo Ingrida Udre, Presidente del Parlamento lettone; la celebre cantante Amii Stewart, ambasciatrice dell?Unicef; il Ministro per l?azione sociale e la solidariet? nazionale del Burkina Faso, Mariam Lamizana; la Procuratrice per i diritti umani del Salvador, Beatrice Alamanni de Carillo; Somaly Mam, giovane donna cambogiana che presiede l?Afesip ? Agir pour les femmes en situation pr?caire ? associazione impegnata nella lotta contro lo sfruttamento sessuale delle minorenni, ed infine la responsabile per l?Europa centrale e orientale dell?Unicef, Maria Calivis.
I lavori della Conferenza si sono articolati in due sessioni, la prima intitolata ai diritti dei bambini (salute e benessere; famiglia, istruzione e sport), la seconda alla tutela dei bambini (trafficking, protezione da abuso e sfruttamento, bambini nei conflitti armati; lavoro minorile). Ciascun tema ? stato introdotto da una relazione affidata ad una donna parlamentare straniera. Sono intervenute pertanto Marthe Amon Ago, Primo Vice Presidente del Parlamento della Costa d?Avorio; Cecilia Tait, componente della Commissione Giovent? e sport del Parlamento del Per?; Patricia Saboya Gomes, Presidente della Commissione d?inchiesta sugli abusi nei confronti dei minori presso il Senato del Brasile; Rowaida Al-Maaitah, Vice Presidente e Segretario generale del Consiglio nazionale per gli affari della famiglia del Regno di Giordania. Nel corso delle sessioni tematiche hanno rivolto un indirizzo di saluto anche l?ex Presidente del Parlamento europeo Nicole Fontaine e il sottosegretario agli Affari esteri Margherita Boniver.
Tra le parlamentari italiane che hanno partecipato alla Conferenza sono intervenute l?On. Maria Burani Procaccini, Presidente della Commissione bicamerale per l?infanzia; la Sen. Rossana Boldi, l?On. Marida Bolognesi, l?On. Carla Castellani, l?On. Francesca Martini, la Sen. Albertina Soliani, l?On. Tiziana Valpiana.
La Conferenza si concluder? luned? 18 con l?adozione di un documento finale volto ad istituire una rete parlamentare tra le donne parlamentari impegnate nella tutela dell?infanzia e dell?adolescenza. A conclusione dei lavori, tutte le partecipanti saranno ricevute in udienza dal Santo Padre Giovanni Paolo II.
? Scheda della Commissione parlamentare per l’infanzia
? Vai al programma
Mi metto a disposizione per l’iniziativa. Per la ricerca di informazioni il mio inglese fa pena, ma mi ci posso provare lo stesso e lo mismo vale per scrivere lettere o e.mail a trasmissioni o istituzioni.
La meglio sarebbe che qualcuno coordinasse l’iniziativa e affidasse compiti, credo. Comunque meglio muoversi alla rinfusa che rimanere fermi a pensare.
Nel mio piccolo mi metto in moto. Finalmente.
Allora: ho mandato qualche email, innanzitutto a Aljazeera.info.
Mi ? sembrato opportuno che ci si rivolgesse innanzitutto a chi sta seguendo la cosa o la ha seguita.
Aspetto risposte. Direi di aspettare due o tre giorni per vedere se arrivano.
Se non arrivano, si chiede a qualcun altro, stavolta nella direzione suggerita da Augusta.
Vediamo.
Quando vieni su, fatti viva via email (ti mando il cell pure) e vediamo se riusciamo a combinare. Di dentisti te ne posso consigliare solo a Torino :)
sai, non ? vero che chi le sa le sa e chi non le sa ? perch? non le vuole sapere. Io fino a questo punto (scusa, ti parr? ingenua) non lo sapevo.. e fa star male anche me… con tutto il sentimento di impotenza del caso…
Per Melusina.
Se ti ricordi della Palestina, dell’Iraq, di … quando vai a votare non sei impotente.
L’importante ? non cadere nei tranelli: pensa a chi ha mandato i militari in Iraq, alleati agli USA per distruggere un paese sulla base di false prove. Pensa alla nostra televisione che cerca di ridurre l’informazione a una bilancia della morte e della distruzione senza mai farci partecipare al dolore, alla fame, all’umiliazione di interi popoli che ? comodo confondere in blocco con i terroristi.
E’ vero di quei popoli fanno parte i terroristi, ad altri popoli appartengono invece militari che eseguono ordini “senza esserne responsabili”.
Vai al sito titanio.iobloggo.com e guarda le notizie sui refuseniks di Israele. Sono un antidoto al conformismo con cui si cerca di toglierci voce e pensiero.
Scusami per il tono didattico, ma nasce dal dolore per ci? che ho visto e dalla rabbia per ci? che vedo.
Lia, so che gli israeliani sono molto duri con i palestinesi e fanno cose assolutamente non condivisibili, ma ? la prima volta che sento parlare di torture a bambini. Ho conoscenti sia fra israeliani sia fra gli arabi, ma di questo non ne avevo mai sentito parlare. Sei sicura? Quali sono le fonti? Scusa se te lo chiedo ma credo che se si potessero dimostrare queste cose sarebbero centinaia di migliaia in tutto il mondo gli ebrei che chiederebbero al governo israeliano di interrompere immediatamente questi orrori. Ne sono sicuro, specialmente qui in Italia, ma anche negli USA. Non sto criticando, ma voglio capire. Nelle guerre si fa cos? tanta propaganda l’uno contro l’altro che si finisce per non capire pi? dove finiscono le menzogne e dove inizia la verit?. Spero tu comprenda i miei dubbi.
Ma le ho messe, le fonti, nel mio post. Basta seguire i link!
E a volerle cercare ce ne sono molte di pi?!
Ho citato The International Rehabilitation Council for Torture Victims, che ? danese.
Il Defence for Children International, che ? svizzera ed ha un’intera sezione (linkata nel post) dedicata ai piccoli prigionieri nelle carceri israeliane.
Il Miftah, organizzazione serissima (va’ a vedere chi ne fa parte) e che cita, a sua volta, B’Tselem, The Guardian, The Public Committee against Torture in Israel, The World Organization against Torture etc.
Che altre fonti vuoi che elenchi?
Che poi so benissimo che, dietro l’appoggio a Israele, c’? un mucchio di non-conoscenza dei fatti, figurati se non lo so.
Pero esiste anche una responsabilit?, nell’avere delle posizioni politiche, e passa per l’informarsi.
Io sono abbastanza scocciata, con tutto questo “non sapere.”