09CB34AC64C54265A14289DB43DDA399.jpg

Mo’ vi dico quello che so io della bomba di ieri, ché vedo che i giornali italiani online non danno ancora notizie fresche. (Al Jazeera sì, invece.)

Dunque: avete presente la bomba al Khan al Kalili di 3 settimane fa? Il bombarolo era uno studente di ingegneria della Cairo University, alla fine.
La polizia è stata pesante con la famiglia, ecco, e uno dei cugini è poi morto sotto le torture.
Mentre lo torturavano, però, aveva fatto il nome di un altro cugino ancora, ovvero il bombarolo di ieri.

Insomma: abbiamo ‘sto tizio che sa di essere ricercato e che sa anche che, nel momento in cui lo prenderanno, è destinato ad essere torturato e così via, magari pure a morte. Come suo cugino, appunto.
E allora, visto che morire si deve, si è buttato in mezzo alla gente dal ponte, con una bomba in mano.
Poi la vita è strana e il tizio, a modo suo, è stato pure fortunato; è riuscito a finire in testa giusto a due turisti israeliani, e guardate che non è facile: non è che siano poi tanti, i turisti israeliani al Cairo.
Mah.

Le due donne, idem: in qualità di parenti strette del ricercato, erano in fuga pure loro. Ammazzare qualche turista deve avere avuto il sapore dell’ultimo desiderio del condannato a morte, insomma.

Ci dovremo abituare, comunque. Temo che questo sia solo l’inizio.
Ieri mi dicevano che le organizzazioni terroristiche “storiche” hanno perso il controllo della situazione: la nuova generazione di bombaroli è fatta di microgruppi, disperati singoli e così via.
Non ce n’è manco molto da stupirsene.

La stradina che portava al cinema era chiusa da transenne, ieri sera, e non lasciavano passare le macchine.
Il mio taxi è passato, invece, perché il taxista ha detto alla polizia che portava una straniera e i poliziotti si sono precipitati ad aprire. Meglio farmi passare in macchina che a piedi, avranno pensato.
Poi il taxista, ridendo, mi ha ringraziato: “Siamo passati grazie a lei, madame!”

E c’era di tutto, schierato nella zona. Pure i carroarmati.
Ci cammini davanti e i soldati ti guardano. Tutti là, ficcati sotto i loro elmetti, con i loro mitra in mano, a proteggere la passeggiata di ‘sti stranieri. Ci si sente un po’ in imbarazzo.

Unabomber in salsa islamica, dunque. (Una, poi. Anche dieci. Anche mille.)
Ce ne faremo una ragione.