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Traduco e riporto un passaggio di un commento scritto un paio di giorni fa da un giornalista spagnolo:
[…] In questi giorni si ripete molto la nota frase di Voltaire (“non condivido le tue idee ma darei la vita affinché tu possa esprimerle”). Apparentemente, pochi principi della democrazia sono più generosi. Ma è anche vero che è uno dei principi meno applicati nella realtà.
[…]
L’Europa ha dedicato gli ultimi decenni a porre freno alle idee razziste che mettevano in dubbio l’Olocausto, cosa che ancora non viene fatta in Medio Oriente. Ha perseguito coloro che difendevano idee antisemite, nonostante nessun governo le sottoscrivesse. Lo ha fatto perché abbiamo il convincimento di essere responsabili dei crimini commessi in passato in nome di queste idee. O di potere almeno fare qualcosa per evitare che questo si ripeta.
Nonostante tutte le volte in cui abbiamo invocato le parole “mai più!”, ci troviamo adesso in una situazione simile a quella degli anni ’30. In Occidente e nel mondo islamico certe idee e pregiudizi si fanno strada grazie al razzismo.
In Europa e negli USA è ricaduta sui musulmani l’accusa di essere tutti in qualche modo responsabili degli attentati di Al Qaeda.
In Medio Oriente sono sempre di più coloro che accusano i cristiani di volere cancellare l’Islam.
Gli intransigenti credono sempre che i problemi si risolvano mettendo la gente in carcere. Il governo danese non deve unirsi a nessuna massa vociante. Sarebbe, invece, molto opportuno che mostrasse a tutto il mondo la sua denuncia della mentalità razzista presente dietro alcune di queste caricature, che è probabile che simbolizzino le idee di una parte della popolazione danese.
Forse è arrivato il momento di mettere in pratica, su questa questione, le idee tante volte ascoltate di tolleranza zero contro il razzismo. E di vedere queste caricature, e molte delle reazioni contro di esse, come un esempio di ciò che bisogna evitare.
Io, sinceramente, non sono disposto a dare la vita affinché qualcuno sostenga il proprio razzismo.


Verrebbe da chiedersi come mai i paladini della libertà di espressione non insorgano per difendere David Irving attualmente detenuto dal governo Austriaco *esclusivamente* per aver professato le proprie idee.
http://en.wikipedia.org/wiki/David_Irving
Certo, disgraziatamente per lui non ha espresso delle opinioni “controverse” su Maometto e sui mussulmani, su cui oggi è aperta la stagione di caccia libera (it’s rabbit season and not anymore duck season), ma invece a “duck season” chiusa da più di mezzo secolo ha sparato alle anatre e nel fare questo ha colpito le corde della sensibilità e della cattiva coscienza europea e dei tabù che questa ha edificato quando era aperta la caccia all’anatra e per ciò sta pagando molto saportitamente il conto (non credo che Salman Rushdie per il suo noiosissimo libro stia molto peggio di lui).
Ma lasciamo stare questa vicenda così controversa e guardiamo ad un’altra storia che dovrebbe essere molto più semplice da affrontare.
Mi chiedo, ma perché gli illustri opinionisti della rete, inclusi i signori blogger “di sinistra”, non si scagliano con uguale forza ed indignazione verso il governo italiano che non intende concedere il visto ad Haj Ali, il fantasma di Abu Ghraib, per venire a raccontarci di persona la sua storia? Un minimo di coerenza vorrebbe che non si facessero due pesi e due misure eppure, correggetemi se sbaglio, ho visto pochi tra coloro che si sono precipitati a criticare con fermezza interventi come quelli di Lia esporre il seguente banner sui propri siti:
http://www.kelebek.splinder.com/tag/hajali
Posso chiedere perché?
Cips
Imbrattacarte
Leggete Haramlik. E se non vi chiamate Orazio, Zavattini o Flaiano, lavatevi la bocca, prima di auto-conferirvi la patente di autori satirici….
Lia, hai tutta la mia stima per quello che scrivi.
E penso che, prima di autoproclamarsi “satiro” uno deve chiedersi se ne è all’altezza.
Perché non basta un pernacchio, una parolaccia o un rutto, né un’offesa gratuita per “fare satira”. La satira è una cosa serissima.
C’è un bell’articolo, oggi, di Blondet, che spiega ciò che i media tacciono, ossia i retroscena della campagna delle vignette caricaturali su Maometto.
Sapientemente orchestrata, grazie al preciso orientamento e alle frequentazioni neocon e filosioniste del direttore del giornale danese, Flemming Rose, amico di Daniel Pipes, uno dei neocon più influenti e membro del PNAC (Project for a New American Century). Un’operazione antislamica mirata soprattutto alle opinioni pubbliche occidentali, nell’intento di mostrare la “pazzia” del mondo islamico, privo di humour (però, non è che si vedano poi molte vignette su Bush assassino sganciatore di bombe… bisogna dire che sarebbe più elegante mostrare un po’ di autoironia, ogni tanto…:) )
Il resto dell’articolo qui: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=936¶metro=%20economia
e dai ritael, vai su google immagini e metti bush nazi, saltano 790 immagini di bush assassino-nazista (pure se metti sharon nazi, se è per questo). poi, fossi musulmano, se c’è uno della cui difesa farei a meno è blondel
infatti, credo che il punto sia se quelle vignette sono o meno razzismo. Se fossero solo grette e scadenti o odiose o contrarie al buon gusto o a certe consolidate opinioni, la discussione non avrebbe senso: io posso dire che sono grette, ma il principio per cui lo posso dire è lo stesso per cui il disegnatore può disegnarle (altrimenti ricado nel vizio che voglio correggere, cioè ammetto solo le opinioni che piacciono a me). Senza quel principio, non ci sono vignette né il mio rifiutarle. Il limite a quel principio ha da essere oggettivo, non legato a “buon senso e sensibilità ” e per il buon motivo che deve essere traducibile in norme riconosciute.
Di solito, almeno in italia, il razzismo è considerato un buon criterio per vietare qualcosa (ma altrove si applicano criteri più liberali e il reato d’opinione non viene applicato nemmeno in questo caso). Ora, è da vedere se in questo caso si tratta di razzismo o di vilipendio alla religione. Nel primo caso imo la proibizione sarebbe progressiva, nel secondo caso regressiva, dato che si possono offendere categorie di persone, non enti astratti – i quali non replicano – e se persone si offendono per via di enti astratti presuntamente offesi, non si ricade nel caso del diritto di opinione? Come stabilisco se il limite oltre cui l’altro si offende arriva prima del mio diritto di dire qualcosa? La questione è almeno delicata, si ammetterà .
La discussione se sia o meno satira in base alle dichiarazione di tizio o caio è interessante: si tratta di vignette, e molto chiaramente non di tipo tecnico-scientifico. Quindi sarebbe un’espressione (tra molte virgolette, lo dico per intenderci) artistica; certo, anche politica, ma non è una scoperta che le due cose spesso vadano assieme. Il fatto che “lo abbiano detto loro” è irrilevante: se è o meno un’opera lo decidono i lettori, mica l’autore, da che mondo è mondo. Qui abbiamo un caso di lettori ben divisi in due: per gli uni è satira, quindi incensurabile, per gli altri è opinione, quindi a certi criteri, censurabile. Credo che la differenza culturale (irrapresentabilità ecc) spieghi fino a un certo punto, dato che chi non la ritiene satira esiste anche a ocidente (ma dovrebbe dire perché, oggettivamente, senza basarsi su criteri estrinseci e fragilissimi tipo “l’hanno detto loro” o “la satira difende i deboli”).
La discussione è quindi: quando un’espressione di questo tipo è censurabile? Quando offende qualcuno? Ovviamente questo è un criterio troppo generico e pericoloso e non sto a spiegare perché, lo capisce chiunque: la satira offende per principio, è il suo criterio narrativo. Ed è un po’ comodo accettarla quando offende chi odiamo. Quando offende una razza? Questo è un criterio valido, buono, almeno riguardo alla legislazione italiana. Quando offende una religione? Già è più difficile, per il buon motivo che il buon dio non si arrabbia in prima persona, quindi il criterio è lasciato in mano ai soggetti, che lo applicano un po’ come gli piace a loro e con il cattolicesimo ne sappiamo qualcosa. Si tratta di stabilire come decidere se un’espressione di quel tipo (che forse tra molte virgolette è artistica) sia o meno razzista.
a proposito di ” pupi e pupari ”
o meglio ” siamo uomini o caporali ” ???:
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IRVING DAL CARCERE: HITLER COME GARIBALDI (CORSERA, LA STAMPA)
“Non nego più l’Olocausto, ma non mi faccio dire cosa pensare”
Roma, 7 feb. (Apcom) – “Non sarebbe sbagliato considerare Hitler il padre dell’Europa moderna, un po’ come il Garibaldi d’Europa”.
http://www.apbiscom.it/popup.php?cnt=../../../news/home/20060207_090513_1FC7D47F.php
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«Vogliamo sfatare l’idea che si possa pubblicare materiale offensivo»
Iran, in arrivo vignette sull’Olocausto
Un quotidiano di Teheran lancia un concorso tra i lettori in risposta ai disegni satirici su Maometto pubblicati dai giornali occidentali
TEHERAN (Iran) – I giornali occidentali pubblicano vignette che risultano offensive per l’Islam? Dopo le proteste e le violenze degli ultimi giorni c’è anche chi ha deciso che il torto subito va ripagato con la stessa moneta. E’ il quotidiano Hamshahri, il più venduto in Iran, che ha annunciato un concorso a premi per la realizzazione delle migliori vignette sull’Olocausto, in risposta alle vignette su Maometto pubblicate da alcuni giornali europei.
La notizia è stata data dall’emittente satelitare Al Jazira. «Si terrá un concorso internazionale di disegno sul tema dell’Olocausto», ha spiegato Farid Mortazavi, responsabile grafico del quotidiano Hamshahri, edito dal comune di Teheran.
Secondo Mortazavi questa iniziativa è una risposta ai giornali europei, i quali affermano che le caricature di Maometto sono state pubblicate in nome della libertà di espressione. «I giornali occidentali hanno pubblicato questi disegni sacrileghi con il pretesto della libertà di espressione. Vediamo se mettono in pratica ciò che dicono e pubblicano anche le vignette sull’Olocausto», ha aggiunto Mortazavi.
Il giornale iraniano premierà con monete d’oro i 12 disegnatori prescelti, tanti quanti sono stati quelli che hanno vinto il concorso indetto dal quotidiano danese Jyllands-Posten. Nel dicembre scorso il presidente iraniano ultraconservatore, Mahmoud Ahmadinejad, aveva definito «un mito» il massacro degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
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06 febbraio 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/02_Febbraio/06/olocausto.shtml
Mi sembra che si stia perdendo il punto di vista. Nessuno difende le vignette in quanto tali e tutti siamo d´accordo nel dire che sono grette e volgari.
Ma se qualcuno diventa violento, brucia ambasciate e minaccia di morte passa dalla parte del torto. A prescindere da quello che c´era in quelle vignette.
Se uno mi molla uno schiaffo e io gli sparo, lo schiaffo non puó essere una scusante.
E soprattutto non ha senso rivolgersi al governo danese. Il giornale che ha pubblicato le vignette si é giá scusato. Punto e basta. Il governo danese non c´entra. Anche se volesse non puó impedire che si pubblichino vignette di quel tipo.
Puó essere che in Libano e Siria, dove ogni cosa prima di essere pubblicata deve venir approvata dal governo, gli estremisti pensano che il governo danese possa avere qualche influenza sulla sua stampa.
Non ce l´ha.
La cosa che a me fa incazzare alla fine é questa. Il fatto che si vorrebbe che lo stato danese facesse una cosa che non puó fare. In Danimarca ognuno é responsabile per quello che fa e lo stato non é una specie di padre padrone che arriva per prendersi le colpe e le responsabilitá degli individui.
Io sono contro la “Tolleranza Zero” sul razzismo.
Non perché adori quest’ultimo, ma perchè il cosiddetto razzismo alla rovescia, grazie al vittimismo di chi noi ben sappiamo, finirebbe per passarla liscia.
E da “non nero” “non Arabo” “non Muslim” non lo posso accettare.
Se qualcuno vuole chiederlo a me io sono per la libertà d’espressione anche di quel cazzaro di Irving.
E per i vignettisti certo…
Io ho una formazione laica: per me il razzismo, il pregiudizio contro determinati gruppi umani resta estremamente più grave del dileggio della religione, di qualsiasi religione. Sì: i nostri tabù sono fatti così: possiamo fare vignette come questa (disclaimer: molto blasfema nei confronti dei cattolici) http://www.rgb-brigades.net/papa/papa08.htm mentre al sentir descrivere i neri come violenti e stupratori per loro natura ci riempie il cuore di vergogna e indignazione.
La vignetta di Maometto con la testa a forma di bomba contiene – è vero – un pregiudizio, e per questo non mi piace. Certamente non è molto diversa dalla vignetta (non mi ricordo di chi) che raffigurava la menorah con un missile per ogni braccio. Vignette un po’ al limite, indubbiamente. Tuttavia Lia, tu hai vissuto in Egitto e avrai visto – o sentito parlare – di “cavaliere senza cavallo”, il serial televisivo egiziano basato sul libello razzista che ebbe un ruolo non indifferente nelle persecuzioni antiebraiche. Io sono un’ebrea sefardita, porto un cognome arabo (comune anche tra gli arabi, e non distinguibile) e sono stata in Egitto l’anno scorso. A chi mi chiedeva come mai portassi un nome arabo ho dovuto mentire, perchè i veleni di una propaganda così violenta, così spietata non lasciano mai le persone indenni.
Un serial sulla cospirazione mondiale ebraica avvelena assai più della “testa di bomba” o della “menorah con i missili”, siamo su livelli assai più agghiaccianti, perchè l’umorismo – anche il più sgradevole – ha sempre un distacco, che avverte il lettore della distanza tra la realtà e la rappresentazione della stessa.
Io ho dovuto mentire, per apprezzare a pieno quella dolcezza, quella gentilezza d’animo di cui tu *giustamente* ci racconti.
Non noti qualcosa di storto, in tutto questo? Dov’è il *bon ton* di cui tu parli con tanta passione, in quella terribile, spaventevole serie? Non ci sarà – mi chiedo – nella tua attuale stanchezza – un poco di contraddizione dolorosa? Mi chiedo – e in fondo te lo auguro, e senza nessuna cattiveria – se non alberghi forse un po’ di dubbio inespresso, in te, sulla bontà di questa reazione alle vignette.
Scusate, ma la reazione alle vignette non finisce per provare che il vignettista aveva ragione?
Se io ti dico che sei un terrorista e tu mi rispondi lanciandomi una bomba a mano..forse ho ragione, no?
In secondo luogo: tutta questa incazzatura (che sa un po’ di fasullo) per ipotetiche offese..il problema non sta forse nel fatto che certe visioni del mondo, assolutistiche e tutte fondate su verità intoccabili, hanno una visione di se stesse (e della propria intoccabilità ) assolutamente priva di senso..in realtà la religione è un’opinione come un’altra che merita il rispetto dovuto a qualunque altra opinione (nulla più e nulla meno).
Un po’ come quando i cattolici si “offendevano” perchè le edicole erano piene di giornaletti con le donne nude; o ancora si offendono perchè a Roma, città del papa, sfila il gay pride..
ormai e’ finita, continuare a cercare nella ragione risposte non ha piu’ senso. auguri a tutti per il prossimo futuro
a me sembra che si stia facendo un po’ di confusione fra satira/libertà di espressione (legittima) e razzismo/istigazione all’odio (illegittimo)
siamo sicuri che raffigurare maometto con il turbante a forma di bomba sia razzista senza se e senza ma? invece dell’equazione musulmani = terroristi, non potrebbe essere una presa in giro di chi uccide in nome di dio (infangando fra l’altro centinaia di milioni di brave persone)
io penso che non sia razzismo, e il giudice danese che ha esaminato la cosa dice di no pure lui.
pensiamo al bell’esempio di lina :la menorah con un missile per ogni braccio (era vauro?) è razzismo? ancora io dico di no, non mi sembra un caso molto diverso dal primo.
quando al manar (quatro giorni dopo aver ricevuto la concessione, novembre 2004) prendeva sul serio “l’esperto” che accusava gli ebrei di voler avvelenare gli arabi diffondendo l’aids, era razzismo? mi pare proprio di si
quando il nano nazionale insulta mezzo mondo con la storia della civiltà inferiore è razzismo? yessir (oltre che idiozia politica, mais passons)
Per roberto: qui non si parla di google o materiali su internet, ma di quotidiani: il che è molto diverso. Non per niente, il caos è stato creato basandosi non su un sito Internet, ma sui quotidiani e sul rilancio operato dai grossi canali televisivi.
Quando vedrò una vignetta, ad. es., su Bush torturatore, assassino e psicopatico, ladro di petrolio iracheno, sul quotidiano danese o su un qualunque altro quotidiano “libero”, mi riterrò soddisfatta: allora sì, che ci sarà la vera “libertà di stampa”, ora assente.
Quanto a Blondet, trovo che i suoi articoli di politica estera siano migliori di quelli di tutta la stampa esistente.
Lui sì che sa cos’è la libertà d’espressione. Tanto da essersi rifugiato su Internet.
E per citare anche la sponda un tempo opposta, “di sinistra”, ti faccio anche il nome di Giulietto Chiesa, che dice testualmente che tutto quello che si legge sui giornali o vediamo alla tv è falso e/o manipolato.
Le vignette fanno schifo..sono pessime già a prescindere da quello che rappresentano, sono state pubblicate da un giornaletto danese di destra.
Ovviamente ai primi screzi diplomatici tutti i giornali europei hanno ben pensato di ripubblicarle per far vedere perchè quei “retrogradi islamici” se la sono presa così tanto. Le fazioni estremiste dell’islam ovviamente ci hanno sguazzato per trovare pretesti per fare un po’ di casino.
Ma non sarebbe il caso di insabbiare un po’ la cosa? Che informazione passa? Che “noi” europa siamo tutti contro “loro” islamici? Non è un grosso errore?
Non sarebbe il caso di tornare alle dimensioni reali della vicenda? Ovvero che un giornaletto danese che non rappresenta (quasi) un bel niente ha pubblicato (ingenuamente, per pubblicità , per ignoranza o per chissà cos’altro) delle stupide vignette che non piacciono a nessuno…
ma che voltère e voltère! noi tirerème dritte.
ah, non era una battuta del primo Lino Banfi?
vallo a sapé.
ti seguo da tanto, anche se non commento quasi mai e mi piaceva sapere la tua opinione perché tu vivevi in Egitto. un po’ mi delude il fatto che tu abbia bloccato il mio commento di ieri. io trovo di cattivo gusto le vignette, ma anche tutto il polverone, o peggio il ferro e fuoco, che hanno fatto i musulmani. siamo proprio tutti dei burattini, allora, se non abbiamo la forza di dire, in modo civile, che la verità sta nel mezzo. la portinaia
alcuni di noi sono contrari alla legge che consente di sparare a qualcuno che (dentro casa tua) ti aggredisce, sicché alcuni di noi pensano che chiedere scuse a un governo, convocare ambasciatori, proporre boicottaggi (non al giornale ma al paese), bruciare ambasciate, ecc. sia (un tantino) sproporzionato.
esempio: vauro sul manifesto ha fatto in passato vignette che erano (a parer mio) antisemite più che antiisraeliane. potevo protestare direttamente con lui, col giornale che lo ospita e (se volevo) perfino denunciarlo. e poi additarlo al pubblico ludibrio, organizzare una campagna di stampa contro il manifesto e poi basta. non è che vado a chiedere le scuse di berlusconi o di di ciampi o mi metto a minacciare di morte lui e tutti i suoi parenti, i comunisti e chi altro…
tutti sappiamo bene che ‘sta cagnara è stata premeditata, qualcuno ha visto nelle vignette l’occasione per scatenare qualcosa che facesse rumore come una bomba su un treno senza provocare orrore tra i musulmani, anzi: qualcosa che finalmente li unisse nell’offesa ricevuta
ora resta una cosa: quando si concretizzeranno i boicottaggi verso il nuovo governo palestinese ricordatevi che per “voi” il boicottaggio è legittimo e, soprattutto, che mettersi a sparare razzi su presunti assassini (come fa il governo israeliano) forse non è così grave (o almeno per chi giustifica l’assalto delle ambasciate)
insomma il succo del mio commento è: ricordiamoci tutti quel che stiamo dicendo oggi, magari fra un paio di mesi ne riparliamo
lia, capisci lo spagnolo, vero? su el pais è appena comparsa questa notizia: http://www.elpais.es/articulo/elpportec/20060208elpepuint_9/Tes/
Qualcuno qui ha detto una sola parola per le vignette contro gli ebrei apparsi nei libri per bambini in Palestina? O forse quelli vanno bene?
Qualcuno ha mai protestato per le vignette pubblicate dai quotidiani iraniani?
Le vignette pubblicate dal periodico danese sono una becera provocazione, non vi è dubbio. Non mi piacciono e conoscendo vagamente la religione islamica, sono molto offensive per i fedeli. E’ evidente che siano state pubblicate allo scopo di suscitare reazioni violente. Ed è proprio ciò che è successo, purtroppo. Bisogna ricordare che sono in atto gli ultimi preparativi per l’aggressione nucleare all’Iran, che temo si verifichera entro i prossimi due mesi. Siamo alla vigilia di una guerra spaventosa, necessaria al capitalismo mondiale per la sua sopravvivenza. Alimentare tensione contro i paesi islamici è funzionale al disegno criminale degli Stati Uniti ed Israele, non dimenticando che l’Europa, la Russia e la Cina staranno a guardare nella speranza che gli americani ci rimettano le corna. Gli islamici hanno reagito alquanto goffamente a questa ennesima provocazione mediatica che stava rischiando di passare inosservata, ma non mi sento di giudicarli perchè la loro esasperazione deve essere giunta oltre ogni livello umanamente sopportabile. Tutte queste fregnacce sulla libertà di espressione nascondono a fatica il disegno genocida nei confronti delle popolazioni aggredite dai paesi “democratici”. Non sono i principi illuministici (dei quali possiamo anche pulirci il culo) ad essere messi in discussione, bensì la sopravvivenza degli Stati Uniti che controllano il capitale finanziario mondiale, è bene ricordarcelo per non essere fagocitati da polemiche strumentali che hanno il solo scopo di fiaccare la nostra capacità di comprensione degli eventi e di creare il solito falso nemico. Ma forse è troppo tardi ed io mi sento sempre peggio!
Lina: ti chiedo scusa per il ritardo con cui ti rispondo.
Dici di avere dovuto mentire sul tuo nome, in Egitto, per potere apprezzare quella gentilezza araba che io cito tanto spesso.
E’ una questione che conosco: mia figlia è stata lì pochi mesi fa assieme al suo fidanzato che si chiama Israel ed io, ti dirò, ero preoccupata.
Preoccupazione inutile: Israel ha raccolto diverse alzate di sopracciglio, nel dire il suo nome, ma tutte le volte ha fatto abbassare il sopracciglio alzato puntualizzando: “Sì, mi chiamo Israel ma non sono affatto d’accordo con quello che viene fatto ai palestinesi.”
Mi dicono che è stato uno degli aspetti più curiosamente simpatici del viaggio, vedere le facce che si rasserenavano davanti alla formuletta magica di Is.
Voglio dire: sappiamo entrambe che la questione del cosiddetto “antisemitismo arabo” ruota intorno alla questione di Israele. Soprattutto, lo sanno bene gli arabi stessi. Per loro, gli ebrei non hanno ucciso nessun Gesù e ci sono secoli di convivenza a testimoniare che il loro rapporto con gli ebrei è sempre stato di gran lunga (ma proprio di gran lunga…) più amichevole di quello in voga in Europa fino all’altro giorno.
Poi è successo quello che è successo e l’equilibrio si è rotto. Perché ripeterci? Se ne è parlato tante volte che credo che entrambe siamo stufe di tornarci su.
Nel nostro immaginario, ormai, l’Italia fascista e razzista si è trasformata in un’oasi di tolleranza che ha combattuto Hitler al fianco degli USA, e gli arabi che videro nei tedeschi un modo di liberarsi dal controllo coloniale inglese appaiono come i deportatori di ebrei verso i lager.
La storia fa bizzarri capitomboli.
In Egitto continua ad esserci una piccola comunità ebraica: parecchi commercianti del Khan al Khalili sono ebrei e immagino tu abbia visitato la sinagoga della Cairo copta, curata dalla loro associazione. Sono pochi, certo. Se non ci si fosse messa di mezzo la politica, chiamiamola così, sarebbero infinitamente di più.
Noi leggiamo l’ “antisemitismo” arabo da europei, immaginando che la loro ostilità sia dovuta al fatto che vedendo un israeliano essi vedano un ebreo. Fose perché in Europa usa così. E’ vero esattamente il contrario, invece: quello a cui loro guardano male, vedendo un ebreo, è l’israeliano che egli evoca.
Non sono musulmano, ma mi hanno sconcertato le vignette incriminate, come d’altronde vignette dello stesso tenore, tipo quella citata da Lina, riferita al Papa (e specifico che non sono neppure cattolico, ma la trovo comunque sconcia). Certo, anche in politica circolano delle vignette satiriche molto pesanti, alcune divertenti, ma, anche in questo caso, non ci sarebbe da meravigliarsi se, quando oltrepassano il limite del buon gusto, scattano le querele; certo, le barzellette, con tema politico o religioso, di solito circolano sotto banco e spesso non vengono divulgate in presenza degli oggetti del ludibrio.
Tornando alle vignette, credo non ci siano dubbi sul fatto che sia stata una provocazione, raccolta anche da altri e che i governi abbiano in un primo momento preso le difese di una pretesa libertà di espressione. E’ significativo che lo stesso Gran Rabbino di Francia abbia condannato simili abusi, dichiarando a sua volta che “Libertà di espressione non significa libertà di offendere”, biasimando, oltre alla satira blasfema contro qualsiasi religione anche quella contro il capo dello stato. Quanto all’invocaziona “Aiuto, Voltaire: sono diventati tutti matti!”, mi sa tanto che lo stesso patriarca di Ferney si rivolterebbe nella tomba nell’essere chiamato in causa per una simile mancanza di rispetto per le idee altrui. Quello che sconcerta, inoltre, è la disinformazione, allorchè molti giornalisti hanno attribuito l’indignazione islamica “All’inosservanza del precetto islamico di non fare ritratti del Profeta”; com’è già stato detto da altri più sopra, il fare ritratti in sè non è una cosa talmente grave e, d’altra parte, dei ritratti ideali del Profeta se ne trovano parecchi in vari codici miniati islamici. Ho letto in diversi contesti che non si può, nel fare satira, rispettare i precetti di tutte le raligioni. Quello che non hanno detto è stato precisamente in quale modo sia sconfinata la satira. Ovvero, il rappresentare il Profeta in vesti da prostituta o in forma di maiale, cosa che fa comprendere la reazione indignata. E qui non si tratta di osservare i precetti di un’altra religione ma di vilipendio vero e proprio e basterebbe solo un po’ di buon senso per capire che avrebbero destato indignazione, come il caso di non ricordo chi, avendo offerto un pasto a dei musulmani, servì loro della carne di maiale: più provocazione di così! Che poi qualcuno abbia soffiato sulla brace già incandescente infervorando le reazioni incontrollabili delle masse, questo è un altro discorso. Certo, a fatti compiuti, molti hanno tentato un dietro front, finanche il direttore del giornale danese, anche se, a leggere il contenuto, in modo alquanto vacillante e poco convincente, ma almeno ha pensato di farlo. Una cosa è certa, che vignette satiriche, oscene come quella citata de Lina oppure come quelle in causa sarebbero pesantemente offensive anche in contesti diversi da quello religioso. Lascio immaginare come reagirebbero gli attivisti di qualsiasi partito nel vedere satireggiati in tal modo gli eccelsi ideologi fondatori del partito rispettivo, quale che sia (nessuno escluso). Il fatto che le masse protestatarie inferocite se la siano prese con gli stati in cui ha avuto luogo la pubblicazione e diffusione di simili espressioni satiriche, penso possa trovare una motivazione nella presupposizione che i capi di stato e i governi di un paese democratico agiscano in nome e rappresentanza del popolo; che poi sia veramente così oppure meno, è tutto da vedere. Per fortuna esistono anche canali come questo, dove potere manifestare la propria presa di distanze da certi atteggiamenti.
Ad ogni buon conto, sarà il caso di ricordare il proverbio italiano:
“Scherza coi fanti
e lascia stare i santi”
Ritengo sia valido per qualsiasi religione, e dovrebbero tenerne conto sia i redattori che i governanti. Se poi qualche personalità più o meno potente fa un pessimo uso della religione (ma la cosa potrebbe anche applicarsi ad un’ideologia politica) per fini tutt’altro che commendevoli, lo si può sempre biasimare o satireggiare a piacimento, direttamente, nei limiti del buon gusto; tanto per fare un esempio, proprio il buon vecchio Voltaire, che, in più di un’occasione (nel “Candide” per esempio) bersaglia i gesuiti con sottile ironia, ma senza scadere nella trivialità .
A proposito del famigerato libro di Rushdie, effettivamente osceno e blasfemo, scritto in modo pessimo, dando per scontato che il lettore conoscesse molti riferimenti, il valore letterario è assolutamente nullo e, senza la “fatwa”, probabilmente nessuno si sarebbe sognato di comprarlo, per cercare di capire il motivo della condanna. Oltre tutto la faccenda si è tradotta in un gigantesco business per gli editori, che hanno venduto quantità ingenti di copie del libro, sorattutto quelle bruciate sulla pubblica piazza (non me ne vogliano gli stimatissimi censori, a cui va tutta la mia stima, ma forse un uso come sostituto di legna da ardere sarebbe stato più pratico, unendo la censura alla termovalorizzazione; e non intendo assolutamente ironizzare), mentre l’autore si crogiuolava nel ruolo della vittima, mietendo immeritati allori da un galà letterario all’altro. Per fortuna le autorità iraniane hanno commutato la condanna in forma morale, evidentemente accorgendosi che, piuttosto che debellare l’autore, lo avevano portato sul podio della celebrità . Non a caso le opere dello stesso autore sono passate nell’ombra: qualcuno si ricorda più cos’altro ha scritto? Meno male! Sarebbe stato meglio ignorarlo in partenza (o magari condannarlo, con gentilezza, a ripiantare un po’ d’alberi, giusto per compensare l’enorme spreco di carta, il tutto meditando sul rispetto delle opinioni altrui, religiose o meno che siano).
Un’ultima considerazione, riguardo al razzismo, quand’anche in un contesto di discriminazione religiosa o etnica possa pure parlarsene, il termine è un troppo abusato al giorno d’oggi, estendendone l’applicazione a contesti in cui la razza non c’entra proprio nulla, nemmeno per estensione. Non sarebbe meglio ricorrere al ricchissimo lessico della nostra lingua italiana (visto che siamo in Italia, ma potrebbe essere qualunque altra), per usare delle definizioni più appropriate, secondo i casi?
Comunque sia, premesso che dovrebbe sparire dalla faccia della terra ogni sorta di discriminazione – razziale, culturale, etnica, campanilistica, religiosa (sarà forse utopistico, ma perchè non provare ad impegnarci?) – a chi da vuole a tutti i costi prepararci allo scontro tra civiltà , sicuramente è meglio adoperarci ad un dialogo costruttivo tra civiltà .