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(Io mi sono un po’ svaporata, in questi giorni, e ho trascurato il blog. In compenso c’è Pupina che aveva due parole da dire a proposito di un commento riguardante la questione basca. Riceviamo e volentieri pubblichiamo, quindi. Come si suol dire.)

Al mio post della settimana scorsa una persona ha risposto: “Sicuramente in Spagna la politica è migliore che in Italia, però per lo meno in Italia non esiste una legge tanto antidemocratica come la Ley de Partidos…P.S. scrivo ciò perchè ho vissuto in Euskadi”, e si firmava Askatua.

Ecco: ci sono varie considerazioni che vorrei fare, peró prima di tutto vorrei spiegare, per chi non lo sapesse, che la firma di questa persona proviene dalla parola basca “Askatu”, Liberare. Gli indipendentisti baschi come frase di battaglia sono soliti dire: “Gora Euskal Herria askatuta”, Viva Euskadi libera.
Sono anni che osservo stupita come molti italiani di sinistra e italiani in generale credano che il problema basco sia una specie di copia di quello palestinese o di quello irlandese. Ricordo che all’inizio di un concerto i 99Posse dedicarono una canzone “ai loro compagni baschi oppressi dal dominio spagnolo”,… e davvero rimango stupita. Perché, che io sappia, i 99Posse non sono leghisti. Che io sappia la sinistra non é leghista. E allora perché questa gente si situa a favore dell’indipendentismo basco? Ma hanno dato uno sguardo alla storia della penisola iberica prima di offendere in questo modo i familiari degli 816 morti per mano di ETA, per non parlare delle migliaia di mutilati e feriti? No perché, davvero, prima di decidere da che parte stare, dare uno sguardo alla storia non é chiedere troppo. Non é chiedere troppo se la persona in questione vuole essere presa sul serio.
L’Italia é uno stato unito da 200 anni scarsi, eppure io non metto in dubbio la legittimitá della sua unità. Politicamente ci sono partiti che lo fanno, é vero, ma né con le pistole né con le bombe. Lo fanno a parole e rispettando le regole del gioco político.
La Spagna é uno stato unito da piú di 500 anni (anche se nel 1000 Vizcaya giá faceva parte del Regno di Castilla). I baschi indipendentisti basano le loro richieste di un’ Euskadi libera su un passato che ha piú di 2000 anni di antichitá e sul quale gli storici non riescono neppure a mettersi d’accordo e su un sentimento indipendentista presente durante secoli. É innegabile che in Spagna esistano da sempre realtá culturali e linguistiche diverse, ma é altrettanto vero che sono molto piú numerose le esperienze e le realtá che uniscono le varie regioni spagnole – la storia in comune, insomma – che quelle che le separano. Da 2000 anni Vizcaya (cosí come Catalogna o Galizia), fa parte della storia di Spagna, e questa é una realtá molto piú innegabile delle aspirazioni indipendentiste di una parte minoritaria del popolo vasco. Perché, non é per dire, ma é significativo che nel 2001 un 49,6% della popolazione basca era monolingue castigliana, un 32,2% era bilingue e un 18,2% era bilingue passivo (capiva euskera anche se faceva fática a parlarlo) , cosí come é altrettanto significativo che l’attuale presidente della Comunitá Autonomica basca abbia scartato la proposta di un referendum indipendentista in Euskadi, non tanto perché il Congresso spagnolo non l’abbia approvato, quanto per i risultati contrari dei sondaggi nella regione.
Ad ogni modo il problema é un altro: mi piace, mi piace moltissimo che in Spagna si abbia avuto la sensibilitá e il rispetto sufficienti per conservare e tutelare le varie lingue autonomiche, (uno dei miei cantante preferiti é Serrat, catalano e cantautore bilingue), e, anzi, ci mancherebbe (sottolineando che non tutti gli stati del mondo lo hanno fatto, dando denominazione di “Lingua ufficiale” e protezione costituzionale alle lingue regionali). Il problema é ETA. Il problema é non capire che il dibattito ci sta, il confronto político e il dialogo possono esistere, devono esistere anzi, perché tutte le idee e tutte le posizioni devono essere rappresentate políticamente (anche le indipendentiste, con il PNV ad esempio), ma non puó esistere il consenso né esplicito né tacito (Batasuna) al terrorismo etarra. La Ley de Partidos é la risposta democratica a una posizione política che in uno stato democratico non puó darsi: la non condanna da parte di un partito político di azioni violente o attentati terroristi.
Tutto qui. Non credo che la Spagna sia un paese che non rispetta le diversitá politiche: se questo fosse vero, in Euskadi la política autonomica sarebbe completamente diversa. Credo che sia un paese che ha bisogno di definire una strategia per sconfiggere una volta per tutte il terrorismo etarra. Non si tratta di una guerra tra Euskadi e lo Stato spagnolo, ma di semplici attentati contro vittime molto spesso neppure politiche.