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La foto qui sopra mostra una composta prof che contempla perplessa l’inaspettato karaoke comparso ad allietare, senza che lei ne sapesse nulla, i giovedì degustativi della Berlocca.

Poco più tardi, della composta prof non c’era più traccia e, al suo posto, si poteva osservare una zompettante invasata senza altro desiderio nella vita che quello di cantare a squarciagola tutto il suo ampio repertorio di terrificanti canzonette che sa a memoria. Sì. L’ho fatto. Ed è che a me la sbronza triste non viene mai, porca miseria. Tutte allegrissime, mi capitano. Gli ululati che si sentivano ieri sera in centro storico erano quindi i miei, già. Roba che mi potevi fermare solo abbattendomi, e purtroppo Marzia non se l’è sentita.

La serata si è poi conclusa con un safari fotografico dedicato all’unico gatto randagio di tutto il centro storico, immortalato qua sotto dopo un centinaio di scatti a vuoto che ritraggono la pavimentazione dei vicoli da ogni prospettiva possibile. Trattasi di un gatto randagio preziosissimo nonché eroico, visto che deve vedersela da solo contro milioni di topi. Ed è che io non li capisco, ‘sti genovesi: ma ripopolare i vicoli di gatti randagi, perché no? Dove sono finiti? Dove li hanno messi? Al Cairo avevamo le donnole per strada, e di topi non se ne vedeva manco l’ombra. Qui a Zena, i sani gattoni europei devono essere stati tutti sterilizzati e il risultato è Ratatouille. Pensavo di iniziare una campagna pro-gatti nei vicoli, quindi, e quando avrò meno mal di testa lo farò.

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(Io poi mi lamentavo della Resaca in Egitto, ma anche queste di Zena non sono niente male. Diciamocelo. E mo’ voglio vedere come le brucio, le calorie di ieri sera. Il giro di Genova in ginocchio, mi toccherà fare.)