Io, per esempio, volevo dire alla mia comesichiama, alla mia matrigna, o chiamala come vuoi:

Ciao, ti ricordi del bracciale di corallo che mi portasti dalla Sardegna quando avevo 17 anni? Con i coralli rossi e il fermaglio d’oro, molto bello. Che mi stava grande e me lo misi come cavigliera, quello. Quello che poi ritrovasti rotto nel mio armadio, nascosto sotto le magliette. Che ci rimanesti malissimo, e mio padre poi mi disse che non te lo meritavi, che io spezzassi in due il tuo regalo e lo buttassi lì sotto, che era stato un comportamento odioso. Anche mio padre ci restò male, ricordo lo sguardo duro che aveva mentre me lo diceva.

Ecco, volevo dirti che non andò così. E’ che si spezzò il filo, mentre lo usavo come cavigliera. E siccome mi dispiaceva dirtelo, lo nascosi lì sotto per farlo poi aggiustare di nascosto, a tua insaputa. Quando avessi avuto i soldi per farlo.

E poi rimasi senza parole, nel sapere come lo avevate interpretato. Certe volte ammutolisco, io. Mi è sempre successo.

Volevo dirtelo quest’estate, 31 anni dopo. E invece niente, ma forse è che non lo vuoi sapere. Anzi: forse, 31 anni fa, non lo dissi perché lo capii, che era più generoso tacere.